Benifei definisce «paradossale» che l’Unione europea venga colpita da nuovi dazi statunitensi motivati da presunte inadempienze nella lotta al lavoro forzato, dal momento che l’Ue è tra le giurisdizioni più avanzate al mondo nel contrasto di tali pratiche. Lo afferma Brando Benifei, eurodeputato del Partito Democratico, coordinatore del gruppo S&D in Commissione Commercio internazionale e presidente della delegazione per i rapporti con gli Usa del Parlamento europeo. Benifei ricorda inoltre che è ancora in corso un’altra indagine sull’eccesso di capacità produttiva, una procedura che a suo avviso presenta basi discutibili.
Secondo l’eurodeputato, quanto accaduto conferma che Commissione europea e Parlamento non devono abbassare la guardia né accettare un’erosione progressiva delle regole fondamentali del commercio internazionale e del rispetto reciproco fra partner e alleati. Benifei si discosta così dalla linea dell’esecutivo europeo, che ha definito i nuovi dazi un «segnale positivo». A suo avviso la Commissione deve essere proattiva sui dossier ancora aperti, in particolare su acciaio e prodotti derivati, farmaci, e sul conseguimento di risultati concreti riguardo alla lista di prodotti da esentare dai dazi, tra cui il comparto vitivinicolo e la meccanica. Quando si registreranno progressi reali su questi capitoli, decisivi per Paesi come l’Italia, potrà dirsi che l’intesa transatlantica sta producendo effetti positivi.
Benifei osserva inoltre che l’annuncio della nuova ondata di dazi era sostanzialmente prevedibile e non introduce nuove imposte rispetto a quanto concordato nell’intesa tra Ue e Usa dell’estate 2025. La novità principale è un cambio della base giuridica, finalizzato a dare maggiore stabilità legale al regime tariffario voluto dall’amministrazione Trump. Tuttavia, sottolinea, ciò non modifica la sostanza del problema: il contesto resta caratterizzato da forte incertezza e da una discrezionalità eccessiva da parte dell’amministrazione americana.