A mali estremi, estremi rimedi.
Bertin (Confcommercio Padova): “A chi apre un negozio, per 3/5 anni niente tasse e contributi e a chi è in attività si eviti la severità dei pignoramenti e dei blocchi dei conti correnti”
Ieri, la fotografia scattata da Confcommercio a livello nazionale: tra il 2018 e il 2025 il numero delle unità locali del commercio al dettaglio è sceso da 666.479 a 570.313, con una riduzione del 14,4%. La contrazione ha colpito soprattutto il commercio ambulante (-27,3%) e i piccoli negozi alimentari (-17,9%). Ma sono tante le serrande che si sono abbassate e che non si rialzeranno più: solo in provincia di Padova, dal 2021 al 1° trimestre del 2026, sono stati persi 3.099 esercizi al dettaglio e all’ingrosso (erano 27.724, sono 24.625) e in Veneto il numero è passato da 128.774 a 115.089 con una perdita secca di 13.685 esercizi.
Per contro, il fatturato dei canali alternativi al negozio tradizionale (essenzialmente l’e-commerce) è cresciuto del 41,9%.
Oggi, la proposta del presidente di Confcommercio Padova, Patrizio Bertin.
“Non che i numeri di Confcommercio ci abbiano colti di sorpresa – analizza il presidente – però vederli messi in fila fa sempre un certo effetto. Poi è chiaro che basta girare per la città, per i quartieri e per i paesi per rendersi conto che la situazione è grave”.
E allora, a mali estremi devono corrispondere estremi rimedi.
“Diminuiscono i negozi – continua il presidente – però aumenta la dimensione media delle imprese. In diversi comparti gli addetti crescono nonostante la riduzione dei punti vendita, segnale di una progressiva concentrazione verso operatori certamente più grandi, più efficienti ma altrettanto certamente più “aridi”. È il caso dei supermercati e delle grandi superfici dedicate ai prodotti tecnologici (+8,3% di addetti), così come dei negozi di abbigliamento, calzature e gioielleria (+3,4%). Però le città, le nostre stesse comunità, hanno bisogno di altro. Hanno bisogno di vetrine accese, di piccoli negozi di prossimità. Ma chiedo: chi al giorno d’oggi se la sente di aprire un negozio, di subentrare o di proseguire l’attività di famiglia o, magari, da dipendente, di rilevare l’attività dove ha lavorato?”
Sono tanti i fattori che tengono i giovani alla larga dal commercio: burocrazia, tassazione, affitti carissimi, concorrenza dell’e-commerce, difficoltà di accesso.
Da qui la proposta articolata di Bertin che chiede alle amministrazioni locali di non assistere passivamente allo svuotamento dei centri storici e dei quartieri, all’Università di offrire un contributo di ricerca, anche all’estero, su come e cosa si potrebbe fare, ma è soprattutto allo Stato che il presidente di Confcommercio Padova si rivolge.
“Le proposte sono due – precisa – una rivolta ad evitare che i negozi che restano ancora attivi finiscano per dover chiudere, l’altra tesa a favorire la rinascita del commercio di vicinato. E su entrambe, spererei che se ne facessero carico i parlamentari di casa nostra”.
Cominciamo dalla seconda.
“A chi apre un negozio – scandisce Bertin – diamo tempo di consolidare la propria attività. Per cui: niente tasse sul reddito e niente contributi per 3/5 anni. Già chi sceglie di fare commercio ha dovuto investire per cui gli va riconosciuto il merito di contribuire di tasca propria alla vivibilità del luogo. Lo Stato ci rimette? Niente affatto: non avrà le entrate sul reddito di quei negozi per un periodo (ma avrà quelle sui consumi), ma dai negozi chiusi, che è l’alternativa, cosa ci ricava?”
La seconda proposta, che peraltro ha il grado dell’urgenza, è a salvaguardia di chi, invece, con difficoltà, continua a resistere.
“Scadenze fiscali e caro-carburanti stanno mettendo in ginocchio le imprese. Stiamo assistendo ad una severità senza motivo da parte dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione. In tempi di crisi andrebbero dati più margini di respiro a chi ha intrapreso un’azione di rientro dal debito, invece assistiamo a pignoramento di beni, blocchi dei conti correnti e azioni che paralizzano l’attività. Dalla paralisi alla morte il passo è breve. E anche in questo caso chiedo: lo Stato cosa ci ricava?”
A mali estremi, si diceva, estremi rimedi.
“Il nostro – conclude il presidente di Confcommercio Padova – non è un settore parassita: tra il 2018 e il 2025 il fatturato complessivo del commercio al dettaglio, nonostante tutto, è cresciuto da 326,8 a 410,7 miliardi di euro (+25,7%) e il fatturato medio per addetto è salito da 172 mila a 220 mila euro (+27,9%), segnalando un deciso recupero di produttività a dimostrazione che i nostri collaboratori non si sono tirati indietro. Adesso però rischiamo che tutto questo impegno (degli imprenditori e dei collaboratori) venga vanificato. Già c’è il calo dei consumi, diretta conseguenza dell’incertezza che governa le nostre giornate e che fa sì che le famiglie, nel dubbio, rinuncino a spendere e mettano da parte. Per cui: se c’è qualcuno che combatte la desertificazione commerciale, vediamo di dargli una mano ed evitiamo di vessarlo!”
PADOVA 23 LUGLIO 2026
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