Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rivolto un discorso alla nazione dalla Casa Bianca rilanciando accuse sulle presunte vulnerabilità del sistema elettorale americano. A meno di quattro mesi dalle elezioni di metà mandato, ha chiesto al Congresso di approvare il Save America Act e ha annunciato la desecretazione di documenti di intelligence che, secondo lui, dimostrerebbero gravi carenze nella sicurezza elettorale.
Analisti politici valutano l’intervento come un possibile anticipo della strategia che Trump potrebbe adottare in vista delle prossime elezioni di medio termine, nel caso in cui i repubblicani dovessero subire una sconfitta.
«Sistema compromesso, approvare Save America Act»
Nell’aprire il discorso, Trump ha elencato i risultati serviti dalla sua amministrazione e ha affermato che il paese è oggi «più sicuro, più forte e più ricco» rispetto al passato.
Ha quindi sostenuto che per affrontare la «crisi di sicurezza elettorale» il Congresso deve approvare il Save America Act, una proposta che richiede l’esibizione di un documento d’identità valido per votare e la presentazione di una prova della cittadinanza al momento della registrazione. Ha aggiunto che, fatta eccezione per malattia, disabilità, servizio militare o viaggio, non dovrebbero essere permessi ampi ricorsi al voto per corrispondenza.
Trump ha invitato gli elettori a contattare i propri rappresentanti al Congresso per chiedere l’approvazione immediata della legge, sostenendo che le riforme sono necessarie per eliminare le vulnerabilità emerse.
Secondo il presidente, ogni cittadino merita la certezza che il proprio voto venga conteggiato accuratamente in un sistema sicuro, mentre l’attuale sistema sarebbe «catastroficamente al di sotto» di questo standard.
Nel discorso ha inoltre annunciato la «immediata desecretazione e rilascio di informazioni critiche», dichiarando che i materiali mostrerebbero «scioccanti vulnerabilità» dell’infrastruttura elettorale e rischi di sfruttamento informatico e interferenze straniere.
Le accuse alla Cina
Tra le affermazioni più rilevanti, Trump ha detto che documenti declassificati indicherebbero che, a partire dal ciclo elettorale del 2020, la Repubblica Popolare Cinese avrebbe compiuto «la più grande violazione di dati elettorali della storia», sottraendo i dati di 220 milioni di elettori statunitensi. Ha precisato che i dati rubati includerebbero nomi, indirizzi, numeri di telefono, preferenze politiche e altre informazioni usate per la registrazione al voto, definendo la vicenda «un incubo per la sicurezza elettorale».
Le sue dichiarazioni però non sono state accompagnate da prove che dimostrino manipolazioni dei risultati elettorali. Una prima analisi dei documenti declassificati, citata dalla Cnn, indica che il materiale riguarda in larga parte vulnerabilità già note e contenute in una valutazione dell’intelligence statunitense del 2021, e non emergono elementi che provino alterazioni dei voti o dei risultati delle elezioni del 2020, del 2022 o del 2024.
Anche il giornalista conservatore John Solomon, coinvolto nella diffusione dei documenti, ha riconosciuto dopo il discorso che la comunità dell’intelligence non dispone di prove che una potenza straniera abbia modificato un voto in quei cicli elettorali.
Cina respinge accuse
Il governo cinese ha respinto le accuse. Il portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian ha definito le affermazioni «invenzioni e calunnie diffamatorie» prive di fondamento, durante una conferenza stampa.
Le critiche
L’intervento ha suscitato critiche dall’opposizione democratica, che ha accusato Trump di tentare di intimidire gli elettori e di diffondere false affermazioni, ricordando che ripetute verifiche hanno confermato la sicurezza e l’affidabilità delle elezioni americane.
Dal punto di vista dei media, il discorso non è stato trasmesso in diretta da alcune emittenti principali, come ABC e NBC, che hanno mantenuto la normale programmazione. La scelta è stata criticata dal senatore repubblicano Eric Schmitt, che ha sostenuto che le reti televisive dovrebbero trasmetterlo se servissero l’interesse pubblico.