Fino al 28 giugno 2026 è allestita a palazzo Santo Stefano, sede della Provincia di Padova (piazza Antenore 3, Padova), la mostra Le stanze dell’Io – Corpi abitati e spazi interiori, personale di Fabiola Cenci curata da Marina Sonzini, esplora il concetto del corpo come metafora dell’abitare. Il percorso espositivo propone un’indagine profonda sul rapporto tra identità fisica e luoghi mentali, intesi come contenitori di memoria e frammenti di vissuto.
Percorso Espositivo e Tecniche Sperimentali
La mostra si articola attraverso una produzione eterogenea che testimonia la versatilità tecnica dell’artista:
• Pittura e Pigmenti Naturali: Grandi tele realizzate con materiali primigeni come erbe essiccate, polvere di mattoni e foglia oro.
• Grafica d’Arte: 30 incisioni monotipo che utilizzano la tecnica per sottrazione per indagare l’essenza della memoria.
• Installazioni e Libri d’Artista: Quattro grandi installazioni site-specific, borse e libri d’artista che trasformano l’oggetto quotidiano in custode di narrazioni interiori.
• Il Concetto di “Stanza”: Dalla dimensione protetta del grembo materno agli spazi dell’infanzia, della fede e della solitudine, ogni opera invita a un “passaggio attraverso” le stratificazioni dell’esistenza.
L’Indagine Filologica
L’opera della Cenci, influenzata dai suoi studi sulle fiabe, riattualizza rituali antichi attraverso gesti decisi e coscienti. La pelle e i muri diventano superfici omologhe: mappe segnate da crepe e “spifferi” dove la luce si insinua per rivelare l’alfabeto magico del vissuto. La tecnica incisoria, in particolare, assume un valore filosofico: scavare la lastra diventa l’atto di decostruire il superfluo per arrivare all’unicità della memoria.
Vincenzo Gottardo, consigliere della Provincia di Padova con delega alla Cultura: «Con questa mostra, la Provincia di Padova conferma la volontà di ospitare eventi di altissimo profilo intellettuale in uno dei suoi palazzi più prestigiosi. Fabiola Cenci ci regala un’anteprima assoluta che non è solo una rassegna estetica, ma un’autentica analisi antropologica dello spazio. Il suo lavoro sui pigmenti naturali e sulla memoria dei luoghi si sposa perfettamente con l’identità di Palazzo Santo Stefano, un contenitore che esso stesso trasuda storia e vissuto. Sostenere un’artista di tale caratura significa valorizzare il ruolo della cultura come strumento di introspezione e di comprensione delle dinamiche umane contemporanee».
Nella foto, da sinistra: Marina Sonzini, Vincenzo Gottardo, Fabiola Cenci
In allegato, il progetto artistico della mostra. Di Marina Sonzini