US-Iran standoff in Strait of Hormuz, Trump says Tehran wants a deal

Un blocco navale con la prospettiva di nuovi negoziati e il rischio di attacchi mirati concentra lo scontro tra Donald Trump e l’Iran nello Stretto di Hormuz, via vitale per circa il 20% del commercio mondiale. Da settimane Teheran limita il traffico marittimo, consentendo il transito solo a poche petroliere selezionate, con ripercussioni sulle quotazioni del petrolio e il possibile aumento dei prezzi dei carburanti in diversi paesi, Italia compresa.

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Il blocco navale degli Stati Uniti

Dal 13 aprile gli Stati Uniti hanno imposto un blocco marittimo: i porti iraniani sono interdetti alle normali esportazioni di petrolio e gas. La misura e stata adottata dopo l’interruzione dei colloqui tenutisi sabato in Pakistan; la tregua di 14 giorni scade formalmente il 21 aprile.

Trump ha descritto l’azione come una risposta forte, definendo la marina iraniana sostanzialmente neutralizzata e minacciando interventi immediati contro qualunque imbarcazione che si avvicini al blocco. Il tono del presidente e volto a sottolineare la determinazione statunitense nell’applicare la misura.

Lo schieramento navale nel Golfo

Secondo il Wall Street Journal, la flotta americana presente include almeno 15 navi, tra cui una portaerei, cacciatorpediniere lanciamissili, una nave d’assalto anfibio e altre unita capaci di far decollare elicotteri per operazioni di abbordaggio e di scortare navi commerciali verso percorsi prestabiliti.

La Casa Bianca sostiene che la strategia stia funzionando e che siano in corso contatti per un accordo, ma dall’Iran non sono arrivate conferme ufficiali su nuovi negoziati. Trump ha ribadito che il blocco e pensato per impedire affari con la Repubblica islamica e che verra mantenuto finche sara necessario.

La risposta iraniana e le minacce

Teheran ha condannato il blocco definendolo illegale e accusandolo di pirateria. Le autorita iraniane annunciano l’introduzione di un meccanismo permanente per il controllo dello Stretto di Hormuz in risposta alle <> percepite.

I Pasdaran avvertono che nessun porto nel Golfo Persico e nel Mare dell’Oman sara al sicuro, sottolineando che la sicurezza della regione e un problema collettivo. I vertici iraniani avvertono inoltre che il blocco avra effetti sui prezzi del carburante: il presidente del parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha detto che i prezzi attuali potrebbero presto essere ritenuti favorevoli rispetto a quelli futuri, implicando aumenti anche per altri Paesi, Italia inclusa.

Il dialogo dietro le quinte e la proposta americana

Nonostante le dichiarazioni pubbliche, negoziati informali proseguono con la mediazione di Pakistan, Egitto e Turchia. Fonti citate da Axios parlano di contatti in corso e di trattative ancora aperte. Washington mantiene come obiettivo principale la rinuncia iraniana al programma nucleare, mentre Teheran dispone di circa 440 kg di uranio arricchito al 60%, avvicinandosi progressivamente a livelli che potrebbero rendere il materiale utilizzabile militarmente.

Negli incontri di Islamabad gli Stati Uniti avrebbero proposto una moratoria di 20 anni sull’arricchimento dell’uranio; l’Iran avrebbe offerto una contropartita molto piu breve, indicata come <> di anni, cioe inferiore a 10. Restano differenze significative: Washington chiede la rimozione di tutto l’uranio altamente arricchito, mentre Teheran propone un processo monitorato di diluizione. I mediatori sperano di portare le parti a un nuovo round negoziale prima della scadenza del 21 aprile.

Possibilita di ulteriori attacchi; la posizione di Israele

Gli Stati Uniti non escludono la possibilita di attacchi limitati per rafforzare la pressione su Teheran e ottenere concessioni nei negoziati; fonti indicano che raid circoscritti potrebbero essere preferiti a una grande offensiva, che rischierebbe di estendere il conflitto e provocare conseguenze gravi per la regione.

Israele segue con attenzione gli sviluppi. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha avvertito che la tregua potrebbe terminare rapidamente e ha sottolineato come l’obiettivo statunitense – rimuovere tutto il materiale nucleare arricchito e impedire l’arricchimento per anni – sia anche centrale per la sicurezza israeliana.

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