Il Veneto chiede più controllo sul gioco: interrogazione presentata da Pellicani

Il deputato Pellicani (PD) ha chiesto di fare chiarezza sul tema della malavita organizzata nel territorio veneto e lo ha fatto presentando un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro della Giustizia Bonafede. Recenti indagini, svolte dalla direzione distrettuale antimafia del capoluogo veneto, scoperto una rete criminale ben organizzata, che conta anche sulla presenza di esponenti della criminalità campana e calabrese, affiliati ai clan dei Casalesi. Le inchieste hanno portato all’arresto di oltre 50 persone coinvolte in decine di reati quali rapina, spaccio di droga, estorsione, usura, riciclaggio di denaro, sfruttamento della prostituzione, appalti e scommesse illegali.

La situazione ha chiaramente acceso la preoccupazione dei rappresentanti politici locali, anche perché ci si trova di fronte ad una forma di crimine moderno che, lontano dagli stereotipi con cui in passato sono stati descritti i reati mafiosi, oggi si avvale della collaborazione o connivenza di professionisti, avvocati e commercialisti per poter penetrare nel tessuto sociale, economico e imprenditoriale del territorio.

Nonostante siano molti i settori toccati dall’illegalità, il comparto del gioco d’azzardo è uno di quelli che ha attirato maggiormente l’attenzione. Purtroppo, infatti, accanto a storici siti di gioco autorizzati e ai casino online nuovi in Italia, che offrono intrattenimento sicuro e legale, si stanno diffondendo anche bische clandestine e sale giochi illegali, non in possesso delle richieste autorizzazioni. Queste agenzie non si limitato alla raccolta di scommesse attraverso i canali tradizionali, ma spesso sono collegati a siti di gioco a distanza non autorizzati dall’AAMS, che sfuggono quindi ai controlli delle autorità preposte.

Proprio perché venga garantito un maggior controllo del territorio, il deputato Pellicani ha espressamente chiesto che la Corte d’Appello di Venezia fosse messa nelle condizioni di poter lavorare al meglio.

All’interrogazione ha risposto il sottosegretario Michele dell’Orco che ha dichiarato come vi sia già l’impegno di rivedere le piante organiche dei magistrati in veri uffici giudiziari, incluso chiaramente quello di Venezia. Dell’Orco, nel suo intervento in aula, ha anche ricordato che nella Corte d’Appello di Venezia si sono già registrate nuove assunzioni, sia grazie alle procedure di mobilità obbligatoria che volontaria. L’organico delle cancellerie e delle segreterie giudiziarie è stato, negli ultimi anni, incrementato di 110 unità, raggiungendo quota 452. Inoltre la legge di bilancio 2019 prevede l’introduzione di 600 unità nell’organico del personale della magistratura ordinaria.

Nonostante queste rassicurazioni, Pellicani ha replicato che, in particolare durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario è emerso chiaramente un problema di carenza di personale, confermata anche da incontri faccia a faccia tenuti da diversi parlamentari con magistrati e personale amministrativo.

È chiaro che gli ultimi arresti e l’emersione di una rete di gioco illegale ha reso la situazione ancora più tesa ed urgente.

Al di là della specifica interrogazione parlamentare, la lotta al gioco illegale e la tutela dell’offerta autorizzata è importante, non solo per la protezione dei cittadini ma anche per difesa di un sistema imprenditoriale che dà occupazione a migliaia di persone nella regione e che si è sempre mosso entro i limiti stabiliti dalla legge.

Il settore dell’intrattenimento è infatti spesso trattato solo dalla prospettiva dei rischi che esso può comportare per una certa porzione della popolazione, ma raramente viene considerato come un settore economico legale e regolato che produce ricchezza e lavoro. Ad esempio, se può chiaramente essere condivisibile l’idea che sia vietato usare il reddito di cittadinanza per giocare online, visto che si tratta di una forma di intrattenimento e non di un bisogno primario, è più complesso prendere posizione sul tema del divieto di pubblicità al gioco legale. Non consentendo agli operatori autorizzati di promuovere i propri prodotti/servizi, diventa più difficile per l’utente poter distinguere tra offerta legale ed illegale e questo nel medio periodo potrebbe avvantaggiare la criminalità organizzata che poi la magistratura è chiamata a contrastare.

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