Manovra, ddl ai blocchi di partenza: la mossa di Salvini con Gusmeroli e la battaglia sulle pensioni a 64 anni

(Adnkronos) – La legge di bilancio è ai blocchi di partenza: c’è il calendario delle audizioni, c’è il termine per gli emendamenti e quello per i segnalati dei gruppi. Soprattutto, ci sono i nomi dei relatori di maggioranza. Accanto ai quelli dei deputati della commissione Bilancio di Montecitorio – Angelo Rossi per FdI, Mauro D’Attis per gli azzurri di Forza Italia e Francesco Saverio Romano per Nm – La Lega schiera Alberto Gusmeroli, responsabile economico del Carroccio e salviniano di ferro. Presidente della commissione Attività produttive, Gusmeroli viene quindi “prestato” alla Quinta per questo specifico provvedimento (in gergo: ad rem). Una mossa che scatena l’ira delle opposizioni: “E’ grave, un’operazione inguardabile. Ci troviamo con un relatore che non fa parte della commissione Bilancio ed è un’anomalia”, dice la deputata del Pd Cecilia Guerra; “Trovo indegno che il presidente di un altra commissione arrivi e commissari le deputate per un redde rationem nella Lega”, incalza Elena Bonetti di Azione, con cui concorda anche Daniela Torto del M5S: “Salvini commissaria Giorgetti”. 

La possibilità è prevista dal regolamento della Camera, ma può offrire una cartina tornasole dei nodi che potrebbero occupare l’arco del dibattito parlamentare, primo tra tutti quello delle pensioni. Già nei giorni scorsi Matteo Salvini aveva richiamato all’ordine gli alleati chiedendo “rispetto” per i desiderata del partito e finendo per battibeccare – sui take di agenzia – con il responsabile economico di FdI, Marco Osnato, a cui a sua volta aveva risposto il sottosegretario leghista al Lavoro, Claudio Durigon. L’oggetto della contesa è il Fondo da 850 milioni l’anno: nel testo bollinato della finanziaria non ci sono riferimenti diretti all’uscita a 64 anni di età dal mercato del lavoro. Ma il superamento della legge Fornero è un tema caro, da anni, al partito e oggi e il leader del Carroccio torna alla carica: “Abbiamo previsto un fondo di partenza da 850 milioni di euro per chi sceglie di andare in pensione a 64 anni, senza penalizzazioni sull’assegno. Il nostro impegno è stabilizzare questa misura”, dice, rivendicando che la Lega “non ha ecceduto nelle sue richieste”. La questione “è centrale, anche per i giovani, siamo uno dei Paesi più virtuosi d’Europa, siamo in equilibrio e abbiamo governato con prudenza per quattro anni. Il diritto alla pensione, al lavoro e alla casa non sono spese, sono diritti. Penso quindi che un investimento di questo genere sia affrontabile dallo Stato”. 

Ma la coperta – si sa – è corta, e gli alleati di Fratelli d’Italia e Forza Italia, nel mentre, ragionano anche su un’altra misura per i pensionati, che ha messo in allarme i sindacati: i tagli alle rivalutazioni degli assegni. Nei giorni scorsi la Uilp ha diffuso un’analisi sui ‘costi’ della stretta sugli assegni, calcolando tra i 145 e i 1300 euro in meno l’anno. E anche dalla Cisl si levano voci di contrarietà: la segretaria di Via Po, Daniela Fumarola, lo ha spiegato personalmente a Tajani nel confronto con Fi dell’altro giorno (“qualche risultato si può ottenere”, aveva detto il vicepremier azzurro) e lo ribadisce oggi al tavolo con FdI: “Siamo molto preoccupati per l’intervento che riguarda l’indicizzazione delle pensioni, i pensionati non possono essere il bancomat ogni volta che c’è una difficoltà di natura economica”. Sul punto, portato al confronto insieme ai tagli al personale scolastico e alla necessità di più risorse per la sanità, “c’è stata data una rassicurazione, ovvero l’impegno a verificare nel dettaglio le nostre proposte, a verificare quali possibilità ci sono per migliorare queste misure, sapendo che c’è una disponibilità di risorse abbastanza esigua”.  

Sulla scuola la maggioranza ha già fatto marcia indietro, mettendosi al lavoro per eliminare le riduzioni nel ddl: “Puntiamo a tagli zero”, assicura Salvini. Sulla rivalutazione, invece, la partita è tutta da giocare. Per non gravare sugli assegni pensionistici senza uscire dai binari dei conti – mantra dell’esecutivo e anche di Bruxelles, dove si tende a escludere l’uso di una flessibilità ulteriore rispetto alla Nec – bisognerebbe però rinunciare a qualcosa. E ogni partito, all’ultima manovra prima del prossimo appuntamento elettorale, vuole tenersi stretti i propri cavalli di battaglia. Senza dimenticare le richieste che arrivano anche dal mondo industriale: il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, vede la premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi per un confronto, definito dallo stesso Orsini “franco e costruttivo”, in cui si parla, tra i vari temi, della proroga fino al 2029 dell’iperammortamento (attualmente in scadenza al 2028).  

Intanto, la Commissione Bilancio si prepara ad aprire le porte dei lavori parlamentari: l’ufficio di presidenza ha fissato il termine per la presentazione degli emendamenti al 17 novembre, al 25 quello per i “segnalati”, per scremare il fascicolo con i punti attenzionati dai gruppi. E ha iniziato, anche, a rimodellare il testo, chiedendo lo stralcio di tre misure, ritenute di carattere ordinamentale: la misura sui libri digitali (invisa a editori e librai) che prevedeva la disponibilità a prezzo ridotto di versioni stampabili dei libri digitali scolastici e universitari, lo ‘scontrino’ del Ssn che diponeva il rilasio di un documento riepilogativo delle prestazioni sanitarie erogate dalle strutture pubbliche e private accreditate e una norma sull’assegnazione di personale alle strutture dei commissari straordinari per la ricostruzione post calamità.  

In questa road map rientra anche la ‘maratona’ di audizioni al via da lunedì. La lista è lunga: si contano 67 invitati, tra enti istituzionali, parti sociali e soggetti richiesti dai gruppi. Da Bankitalia alla Corte dei Conti, Upb e il Cnel, passando poi ai sindacati, a viale dell’Astronomia, alle associazioni di impresa come Confcommercio e Confesercenti, dai costruttori di Ance e Confedilizia alle banche rappresentate da Abi e alle assicurazioni dall’Ania; a questi si sommano poi le richiesta di parere scritto da parte di 11 soggetti. Si comincia dunque lunedì 9 alle 12, si prosegue martedì 10 in mattinata e poi l’11, per chiudere nel pomeriggio del 12 con l’intervento del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. 

—

economia

[email protected] (Web Info)