Risparmi fino a 500 euro in provincia di Padova per quasi 67 mila contribuenti con il taglio dell’Irpef
Patrizio Bertin (Confcommercio Padova): “Segnale positivo per il ceto medio ma per rilanciare i consumi servono redditi più solidi e fiducia nel futuro”
“Ogni intervento che permetta alle famiglie di avere più soldi in tasca va letto positivamente, anche se non sono 100 euro in più o in meno che fanno la differenza, ma è la fiducia nella continuità del proprio reddito e nelle prospettive economiche future che possono rivitalizzare i consumi”.
Patrizio Bertin, presidente di Confcommercio Padova, analizza la Manovra 2027 varata dal governo e conferma quanto detto a caldo la settimana scorsa: “Il taglio dell’IRPEF è un segnale positivo, ma per sostenere realmente il commercio e l’economia locale bisogna creare le condizioni affinché le famiglie possano programmare le proprie scelte, senza vivere nell’incertezza del mese successivo. La crescita dei consumi nasce dalla sicurezza economica, non soltanto dalla riduzione di un’aliquota che pure è un segnale importante”.
Ma quanti sono, in provincia di Padova, i contribuenti che potranno beneficiare della riduzione dell’IRPEF prevista dal disegno di legge di Bilancio?
Sono circa 66.700 i soggetti potenzialmente interessati dalla nuova riduzione dell’IRPEF che beneficerebbero di un intervento che modifica il secondo scaglione IRPEF, estendendo l’aliquota del 33% fino a 55mila euro di reddito imponibile, rispetto agli attuali 50mila. Per la quota di reddito compresa tra 50mila e 55mila euro l’aliquota scenderebbe quindi dal 43% al 33%, con un risparmio che può raggiungere i 500 euro annui.
Una stima elaborata da Confcommercio Padova sulla base delle statistiche del Ministero dell’Economia e delle Finanze e relative ai redditi 2024 individua in circa il 9,3% dei 718.615 contribuenti padovani i beneficiari del provvedimento che si appresta ad affrontare il lungo iter parlamentare.
Ma quanto si andrà a risparmiare? Il beneficio cresce progressivamente in funzione del reddito imponibile: 100 euro per chi dichiara 51mila euro, 200 euro a 52mila, 300 euro a 53mila e 400 euro a 54mila. Dai 55mila euro in avanti il vantaggio teorico raggiunge i 500 euro annui, equivalenti a poco meno di 42 euro mensili. Il beneficio si estende anche ai redditi più elevati, poiché il sistema progressivo dell’IRPEF applica la riduzione alla stessa fascia di imponibile, indipendentemente dal reddito complessivo del contribuente. Restano naturalmente da considerare le eventuali limitazioni previste dalla normativa.
Più nel dettaglio, le elaborazioni sulla distribuzione dei redditi indicano che circa il 3,5% dei contribuenti si colloca nella fascia tra 55mila e 75mila euro e il 4,2% supera i 75mila euro. Si tratta complessivamente di circa 55mila contribuenti ai quali vanno aggiunti altri 11 mila contribuenti collocati nella fascia tra 50mila e 55mila euro secondo una stima basata sulla distribuzione nazionale dei redditi.
“Naturalmente – spiegano in Confcommercio Padova – la platea potenziale provinciale che individuiamo in 66.700 persone è da considerarsi indicativa, poiché le statistiche locali disponibili non consentono di isolare direttamente tutte le fasce di reddito interessate e il beneficio effettivo dipenderà dall’imponibile fiscale e dalle disposizioni definitive”.
Fin qui i numeri, che comunque vanno “pesati“.
“Va detto con chiarezza – ribadisce Bertin – che la riduzione delle aliquote rappresenta un intervento positivo anche se non sufficiente, da solo, a modificare significativamente le prospettive dei consumi. Ogni euro che rimane nelle disponibilità delle famiglie è importante, soprattutto in una fase nella quale i bilanci domestici continuano a essere condizionati dal costo delle abitazioni, dalle bollette e dalle spese quotidiane. Tuttavia dobbiamo essere consapevoli delle proporzioni: 500 euro all’anno sono poco più di 40 euro al mese. Una somma utile, ma difficilmente in grado, da sola, di determinare una ripresa significativa della domanda interna”.
Una questione che riguarda direttamente anche il sistema delle imprese del commercio, del turismo e dei servizi. La capacità di spesa delle famiglie condiziona infatti l’andamento dei negozi di vicinato, dei pubblici esercizi e di molte attività economiche del territorio.
“C’è poi un altro aspetto che non possiamo trascurare – avverte il presidente di Confcommercio Padova – ed è che una parte consistente dei contribuenti padovani ha redditi inferiori alla soglia interessata da questo ulteriore intervento. Sono famiglie che spesso hanno una capacità di risparmio limitata e che destinano gran parte delle proprie entrate alle spese essenziali e che oggi sono ancora più in difficoltà a causa di un’inflazione che erode sensibilmente il potere d’acquisto. Anche a loro bisogna guardare quando si costruisce una politica economica orientata alla crescita dei consumi”.
Dunque la vera sfida consiste nel rafforzare stabilmente il reddito disponibile, attraverso interventi fiscali duraturi, crescita della produttività e sostegno al potere d’acquisto.
“Ripeto – conclude Bertin – è la fiducia che va ricostruita. Un beneficio fiscale una tantum o limitato nel tempo è una boccata d’ossigeno, ma la riduzione di un’aliquota, per quanto apprezzabile, non può modificare una situazione di incertezza. Ed è questa incertezza che, in questo momento, condiziona pesantemente i consumi”.
PADOVA 4 NOVEMBRE 2026
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