Ricostruire per la vita: dal bisturi rinascimentale di Gaspare Tagliacozzi alla seta che rigenera i nervi

L'uomo vesaliano del MusMe

Se la sostituzione d’organo e la medicina salvavita rispondono alla domanda «come continuare a vivere», la chirurgia ricostruttiva e rigenerativa risponde a un quesito altrettanto fondamentale: «come tornare, dopo un evento avverso, a vivere pienamente, recuperando forma, funzione e identità?»

È questo il cuore della mostra “Ricostruire per la vita. Storia e futuro della chirurgia plastica ricostruttiva e rigenerativa”, che sarà visitabile al MUSME – Museo di Storia della Medicina di Padova dal 31 ottobre 2026 al 31 marzo 2027.

L’esposizione ha la direzione scientifica del professor Franco Bassetto, direttore della Chirurgia Plastica dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova, ed è stata ideata, progettata e curata da Palazzo della Salute.

Attraverso un allestimento immersivo e un itinerario articolato in quattro sezioni (Storia, Forma, Funzione, Identità), l’esposizione ribalta la narrazione comune che vede la chirurgia plastica come “estetica”, restituendo alla disciplina il suo valore originario: un’arte medica capace di ricucire il corpo e curare la persona nella sua interezza. 

L’origine del progetto: l’eco di Crans-Montana
L’idea e l’urgenza di questo progetto espositivo nascono dalle riflessioni sollevate all’indomani della tragedia di Crans-Montana. Quell’evento ha riportato all’attenzione pubblica il tema dei grandi ustionati e dei traumi complessi, evidenziando il ruolo cruciale della chirurgia ricostruttiva nel ridare un futuro a chi ha subito una devastante alterazione del proprio corpo e del volto.
«La chirurgia plastica – ricorda il professor Bassetto, che ha partecipato al coordinamento dell’assistenza italiana ai pazienti di Crans-Montana – ha tre anime complementari: è ricostruttiva, è rigenerativa ed è estetica. Nell’ondata mediatica di eventi drammatici come la tragedia di Crans-Montana, abbiamo toccato con mano la necessità di spiegare cosa siano davvero le ustioni e i traumi complessi. Questa mostra nasce per fare chiarezza: non parliamo di vanità o di ‘ritocchi’, ma di un’arte medica capace di far rigenerare i tessuti, come con la pelle coltivata in laboratorio o la microchirurgia, per restituire dignità, forma e speranza alla persona»
Un percorso in quattro tappe tra reperti storici e innovazione scientifica

LA STORIA – Dalla ferita alla rigenerazione
La mostra è costruita come excursus storico che parte dalle intuizioni rinascimentali di Gaspare Tagliacozzi, autore del primo trattato sistematico di chirurgia ricostruttiva, fino alle tragiche emergenze della Prima Guerra Mondiale e alle intuizioni di Sir Harold Gillies. In sala sono esposti volumi d’epoca, la riproduzione del bisturi originale di Tagliacozzi e un modello 3D del volto.
«Nel ‘500 – sottolinea Bassetto – Tagliacozzi ricostruiva il naso con un lembo del braccio e il paziente doveva restare con l’arto legato alla testa per quattro settimane. Oggi, con la microchirurgia contemporanea, la stessa ricostruzione avviene in un solo intervento di quattro ore. Il trattato storico di Tagliacozzi fu stampato proprio a Venezia, la città della Serenissima che non temeva di sfidare i dogmi del tempo.»

LA FORMA – Seno e chirurgia oncologica
Nella sezione dedicata all’importanza della ricostruzione della forma, il tumore della mammella viene raccontato a livello biologico e anatomico. Attraverso microscopi con vetrini, teche con protesi e testimonianze video di donne, la sezione illustra come la ricostruzione mammaria risponda al bisogno primario di ricomporre la propria immagine corporea e con essa il proprio sé.
«Nella Breast Unit – afferma Bassetto – il chirurgo plastico porta un messaggio positivo: non una semplice perdita, ma una possibilità di rinascita. La nuova forma del seno serve alla psiche: vedendosi ricomposta, la donna può finalmente superare il dramma della diagnosi».

LA FUNZIONE – Arto e microchirurgia
La mostra dedica anche un focus ai traumi che compromettono la manualità e l’autonomia, accendendo i riflettori sulla microchirurgia e sulle nuove frontiere della medicina rigenerativa, in particolare l’ingegneria dei tessuti con la fibroina di seta, una tecnologia riassorbibile e biocompatibile che guida la rigenerazione dei nervi periferici interrotti, offrendo un “ponte biologico” che permette alle fibre nervose di ricrescere e ricostruire le connessioni lesionate o interrotte. In mostra c’è anche la protesi bionica padovana, sviluppata in collaborazione con l’Università svizzera di Sion, che permette ai pazienti amputati di percepire sensazioni tattili. Tra i reperti storici figurano protesi d’epoca e l’esoscheletro attribuito a Girolamo Fabrizio d’Acquapendente.

L’IDENTITÀ – Pelle, ustioni e volto
La pelle rappresenta la prima superficie di relazione tra il corpo e il mondo esterno, è il confine visibile della nostra identità. Allo stesso modo, il volto è lo specchio dell’espressività umana e della nostra comunicazione con gli altri. Quando ustioni, traumi o malattie alterano questa superficie, l’impatto non è solo biologico, ma profondamente psicologico e sociale.
L’allestimento conclusivo, “Fino a che punto?”, propone una riflessione critica e senza facili risposte: dove finisce la cura medica e dove inizia la trasformazione personale? Quali sono i confini etici e psicologici tra il “riparare” e il “rinascere”? La sezione invita il visitatore a interrogarsi su questi confini nella società contemporanea, dove la percezione del corpo e dell’immagine personale si intrecciano con medicina, etica e diritti umani.
«Ricostruire un corpo – riflette Bassetto – non significa soltanto riparare un danno biologico, ma interrogarsi su cosa definisca l’identità umana e il nostro confine con la società.»

IL FUTURO DELLA MEDICINA RIGENERATIVA
Un capitolo centrale della mostra è dedicato alla medicina rigenerativa di domani. Padova è il centro italiano di arruolamento di pazienti ustionati per la ricerca sulla pelle umana personalizzata coltivata in laboratorio, sviluppata dalla startup svizzera Cutiss in collaborazione con l’Università di Zurigo. Questo studio sperimentale – in questo momento di ricerca in fase 3, clinica – consente di produrre 400 cm² di pelle autologa a partire da un piccolo prelievo di 4 cm². Il professor Bassetto, attualmente referente italiano della ricerca, ha già arruolato 4 pazienti, in questa ricerca che apre scenari rivoluzionari per la cura dei grandi ustionati e che ha consentito di trattare (per uso compassionevole, al di fuori della sperimentazione) anche due delle vittime di Crans-Montana ricoverate all’ospedale milanese Niguarda. La pelle bioingegnerizzata, grazie al fatto che viene prodotta interamente con le cellule staminali e tessutali dello stesso paziente, non genera risposte immunitarie avverse, rimane morbida ed è in grado di crescere assieme alla persona.
«Questa mostra – afferma il presidente del MUSME Franco Nicastro – prosegue e rafforza la valorizzazione del patrimonio del MUSME confermandolo come centro di eccellenza nella divulgazione medico-scientifica e nella ricerca di significato etico attorno alle grandi sfide della medicina contemporanea.»
«Con questa esposizione tematica che nasce dallo sgomento e dal dolore dopo una tragedia come quella di Capodanno a Crans-Montana – aggiunge Vincenzo Milanesi, vicepresidente della Fondazione MUSME e professore emerito dell’Università di Padova – il MUSME sviluppa un percorso che si dipana affrontando una serie di interrogativi che portano il visitatore ad approfondire temi complessi che lo conducono al di là di quell’evento luttuoso, creando un’occasione per sviluppare una riflessione capace di favorire un autentico arricchimento individuale che rimane nel tempo. In questo senso, il MUSME si conferma istituzione capace di favorire una maturazione e una crescita sul piano personale non solo per giovani e ragazzi, riaffermando la sua vocazione formativa e pedagogica in senso pieno, oltre che il suo ruolo di “luogo” privilegiato per una efficace disseminazione culturale in ambito medico e scientifico.»
«Con Ricostruire per la vita – spiega Maria Stefania Minervini di Palazzo della Salute – abbiamo voluto raccontare non soltanto ciò che la chirurgia riesce a ricostruire, ma soprattutto ciò che permette alle persone di ritrovare. La sfida è stata trasformare contenuti scientifici complessi in un percorso accessibile e coinvolgente, dove storia della medicina, innovazione ed esperienze interattive si intrecciano. Attraverso Forma, Funzione e Identità, invitiamo i visitatori non soltanto a conoscere, ma anche a sperimentare e riflettere sul rapporto con il proprio corpo.»

Il MUSME – Museo di Storia della Medicina
Nato nel 2015 nel complesso dell’antico Ospedale di San Francesco Grande (struttura quattrocentesca dove nacque la moderna didattica clinica al letto del malato), il MUSME è un museo di nuova generazione che unisce la ricchezza della tradizione medica padovana alle tecnologie interattive più avanzate. Nella sua esposizione permanente ripercorre il viaggio della medicina da disciplina empirica a scienza moderna, celebrando i primati dell’Ateneo padovano (da Andrea Vesalio a Giovan Battista Morgagni) attraverso un approccio esperienziale, postazioni touch, modelli 3D e il celebre “Uomo Vesaliano” di 8 metri. Con una media di oltre 50.000 visitatori all’anno e una fortissima vocazione didattica rivolta agli istituti scolastici di tutta Italia, il MUSME rappresenta uno dei poli di divulgazione medico-scientifica più dinamici d’Europa.

INFORMAZIONI UTILI E VISITE
Mostra: “Ricostruire per la vita. Storia e futuro della chirurgia plastica ricostruttiva e rigenerativa”
Sede: MUSME – Museo di Storia della Medicina in Padova, Via S. Francesco 94, Padova
Periodo di apertura: dal 31 ottobre 2026 al 31 marzo 2027
Orari di apertura: dal martedì al venerdì dalle 14.30 alle 19. Sabato, domenica e festivi: dalle 9.30 alle 19. Lunedì chiuso.
Sito web per prenotazioni: www.musme.it
Direzione Scientifica: Prof. Franco Bassetto

In allegato, il comunicato stampa del MusMe

(Provincia di Padova)