Mancano 48 ore al ritorno dell’ora solare che scatterà nella notte fra sabato 24 e domenica 25 ottobre. Nell’attesa dello switch, “l’attenzione generale si concentra quasi sempre su quel quadrante d’orologio spostato indietro di 60 minuti, sull’ora di sonno apparentemente guadagnata la domenica mattina e sulle giornate che si accorciano di colpo. Eppure, sotto la superficie del semplice cambio d’orario si muove una fitta trama biologica che spesso ignoriamo: il nostro corpo non misura il tempo con le lancette convenzionali, ma attraverso precisi orologi biologici interni profondamente legati ai cambi di luce, alla temperatura e ai ritmi del sistema nervoso”. E “in questo passaggio stagionale, un organo che registra con prontezza e vulnerabilità il cambio di passo è la prostata“. Lo spiega all’Adnkronos Salute l’immunologo Mauro Minelli, professore di Nutrizione clinica all’università Lum ‘Giuseppe Degennaro’. “Se l’inizio della primavera, con l’ora legale, è il momento dell’iperreattività e della congestione – favorito dall’aumento repentino della luce e dal risveglio ormonale – il ritorno all’ora solare segna una fase del tutto opposta. L’autunno non ‘accende’ la ghiandola per eccesso di stimoli: la irrigidisce, esasperando le tensioni muscolari, il ristagno circolatorio e i classici disturbi urinari”. L’effetto che non ti aspetti, un risvolto a sorpresa oltre al solito ‘mini-jet lag’ su cui due volte all’anno si accendono puntualmente i riflettori delle cronache.
“La combinazione tra il buio che anticipa il suo arrivo e i primi cali di temperatura – descrive Minelli – mette subito in allarme il sistema nervoso autonomo. La sua componente di reazione rapida (il sistema simpatico), sollecitata dal clima più rigido, rilascia noradrenalina, una sostanza che invia un comando preciso ai recettori distribuiti nella muscolatura della prostata e nel collo della vescica: contrarsi. La conseguenza è immediata: la muscolatura si stringe, il canale urinario incontra più resistenza e il flusso perde la sua consueta fluidità. È proprio in queste giornate di fine ottobre”, dunque, che alla toilette “molti uomini avvertono la comparsa, o il brusco peggioramento, di esitazione alla ‘partenza’, getto debole e una fastidiosa sensazione di non aver svuotato del tutto la vescica. Spesso si teme un improvviso ingrossamento della ghiandola, mentre nella maggior parte dei casi si tratta di una reazione muscolare involontaria guidata dal sistema nervoso e dal freddo”.
Insomma, “spostare le lancette non è un passaggio neutro per la centrale operativa del nostro cervello – avverte lo specialista – La variazione improvvisa tra luce e buio disturba temporaneamente la produzione di ormoni chiave, a cominciare dall’ormone antidiuretico (la vasopressina), che ha il compito fisiologico di concentrare le urine durante la notte per permetterci un riposo continuo. Quando questo meccanismo perde sincronia e il ritmo del sonno si frammenta per via del cambio d’ora, la produzione di urina notturna cresce. Se a questo si aggiunge una vescica resa più suscettibile e nervosa dall’aria più fresca della camera da letto, il bisogno impellente di alzarsi una o più volte per andare in bagno può diventare un disturbo tutt’altro che infrequente”.
Il cambio d’ora, inoltre, “porta con sé anche abitudini diverse: il freddo e il buio pomeridiano spingono alla pigrizia, si esce meno per camminare e si tende a bere meno acqua”. Accade quindi, illustra Minelli, che “meno movimento e più tempo trascorso seduti riducono il drenaggio del plesso venoso che circonda la prostata, favorendo un ristagno di liquidi a livello del bacino che fa fatica a riassorbirsi. Nello stesso tempo, la sedentarietà e i pasti più pesanti possono rallentare l’intestino e alterare l’equilibrio del microbiota, rendendo la barriera intestinale più permeabile. In queste condizioni, sostanze infiammatorie e frammenti batterici possono raggiungere più facilmente per contiguità i tessuti urogenitali: la prostata, già tesa e contratta per il freddo, diventa così il bersaglio debole in cui un’infiammazione silente si riaccende sotto forma di bruciore, senso di peso e fastidio pelvico”.
“La medicina dei ritmi biologici – conclude l’immunologo – ci insegna che questi disturbi non esplodono a caso a fine ottobre. Proteggersi dai primi sbalzi termici, bere con regolarità nelle ore diurne evitando di caricarsi di liquidi a ridosso del sonno, camminare ogni giorno per riattivare la circolazione pelvica e mantenere regolare l’intestino sono scelte semplici, capaci di disinnescare la morsa dell’autunno prima che l’orologio interno finisca fuori tempo”.
(Adnkronos – Salute)
Be the first to comment on "Ora solare, l’effetto che non ti aspetti: “Quando l’orologio torna indietro la prostata si accende”"