Zelensky racconta l’inizio della guerra: “I russi pensavano di conquistare Kiev in tre giorni. Avevano già le uniformi per la parata”

«Nessuno si aspettava che passassero attraverso la Bielorussia e avanzassero verso Kiev». Volodymyr Zelensky, nell’intervista al conduttore Steven Bartlett per il podcast The Diary of a CEO, ripercorre i primi giorni dell’invasione russa e spiega perché l’avanzata verso la capitale sorprese anche osservatori internazionali che avevano ricevuto segnali premonitori.

Prima del 24 febbraio 2022 la Russia aveva svolto esercitazioni in Bielorussia, ma molti interpretarono quei movimenti come atti di intimidazione piuttosto che come preparazione di una vera offensiva. Alcuni leader europei, ricorda il presidente ucraino, contattarono Vladimir Putin ottenendo rassicurazioni che non ci sarebbe stata un’invasione.

Zelensky sottolinea un particolare significativo: nelle forze russe colpite dalle truppe ucraine furono trovate uniformi da parata. Questo dettaglio, secondo lui, testimonia l’aspettativa russa di una rapida vittoria e l’idea di poter celebrare il successo in modo simbolico.

Secondo il racconto del presidente, il piano russo prevedeva di conquistare Kiev in tempi molto brevi per poi organizzare una celebrazione nel centro della città. «Volevano conquistare Kiev in tre giorni e mettere in scena una pseudo-vittoria su Khreshchatyk e sulla piazza dell’Indipendenza (Maidan Nezalezhnosti)».

Per Zelensky questa strategia rifletteva un errore di fondo di Putin: aver sottovalutato l’identità nazionale ucraina e la determinazione della popolazione a resistere all’invasione.

Il presidente mette in dubbio anche la versione che attribuisce il fallimento dell’offensiva a un errore di rotta della lunga colonna diretta a Kiev. «Sono arrivati: hanno occupato alcune città lungo la strada, altre hanno combattuto e le hanno aggirate», spiega, indicando che il problema non fu semplicemente il percorso.

La difficoltà principale, prosegue Zelensky, era conquistare la capitale e al tempo stesso mantenere il controllo dei territori occupati: ogni città presa richiedeva truppe per essere presidiata, sottraendo risorse all’avanzata. Secondo la sua stima servivano tra 300.000 e 400.000 uomini per prendere Kiev; ne sarebbero serviti molti di più.

Zelensky osserva inoltre che l’esperienza della Crimea nel 2014 contribuì a creare nel Cremlino una valutazione errata delle proprie capacità: la facilità con cui fu presa la Crimea fece credere che anche Kiev potesse essere conquistata rapidamente.

Nell’intervista ricorda anche la telefonata ricevuta da Joe Biden nei primi giorni dell’offensiva, quando il presidente americano gli offrì aiuto per lasciare il Paese con la famiglia. La risposta di Zelensky, divenuta significativa, fu: «Ho bisogno di munizioni, non di un passaggio».

Zelensky racconta di aver compreso appieno la portata della tragedia solo dopo circa venti giorni: all’inizio era troppo impegnato a prendere decisioni, garantire rifornimenti, mantenere le strade percorribili e organizzare la risposta militare. «L’ho capito solo venti giorni dopo l’inizio della guerra: allora ho realizzato che era successo qualcosa di terribile. All’inizio lavoravo e basta».