25 settembre 2026 | 11.39
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Il biografo della Casa Reale Robert Hardman contesta le affermazioni contenute nel nuovo libro di Earl Spencer, Swan Song: Diana, My Sister (in italiano Canto del cigno. Diana, mia sorella), pubblicato in contemporanea mondiale. Spencer sostiene che, alla notizia della morte di Diana, l’allora Principe di Galles fosse apparso «euforico», paragonabile a un «vincitore della lotteria», e avrebbe detto durante una telefonata: «State tranquilli, la dimenticheremo abbastanza presto». Hardman respinge queste ricostruzioni, definendole incompatibili con quanto conosce del futuro re.
Autore anche di Charles III: The Inside Story, Hardman afferma di aver seguito, intervistato e studiato Carlo per decenni e di non riconoscere nel racconto di Spencer il profilo del monarca. Secondo il biografo, Re Carlo è più vicino a un sentimentalista che non a un cinico, distinto dalla figura pragmatica della regina Elisabetta II. Hardman ricorda inoltre la sua presenza al funerale di Diana nel 1997, nella tribuna stampa di Westminster Abbey, dove vide un Principe Carlo «devastato dall’emozione e visibilmente provato».
Sulla possibile motivazione alla base delle dure accuse di Spencer, Hardman osserva che gli ultimi lavori dell’autore hanno assunto una dimensione più introspettiva e terapeutica rispetto a un’analisi storica oggettiva, suggerendo che il libro possa derivare più da esigenze personali che da una volontà deliberata di danneggiare la Corona. Dal punto di vista istituzionale, Hardman ritiene che la vicenda farà forse discutere per qualche giorno ma avrà conseguenze limitate nel lungo periodo, come già avvenuto per altre controversie mediatiche o per prodotti culturali che hanno sollevato polemiche attorno alla famiglia reale. I sondaggi di gradimento, osserva, tendono a restare stabili e l’immagine pubblica di Carlo è consolidata, quindi è improbabile che il racconto di Spencer modifichi in modo significativo la percezione generale del sovrano. (di Alessandro Allocca)