Francia, Ollion: “La primaria dei socialisti dimostra la crisi dei partiti tradizionali”

Sono già circa una trentina i candidati per le elezioni presidenziali francesi previste per aprile-maggio 2027, con altri nomi potenzialmente interessati come l’ex presidente socialista François Hollande o l’ex primo ministro Dominique de Villepin. Tra i candidati dichiarati, sedici provengono dall’area di sinistra e quattro appartengono al solo Partito Socialista. Mercoledì sera si è tenuto il primo dibattito pubblico che ha visto confrontarsi i quattro esponenti socialisti partecipanti, insieme a Ségolène Royal, sconfitta nel 2007 al secondo turno da Nicolas Sarkozy. Étienne Ollion, direttore di ricerca al CNRS, ha osservato che l’ampio numero di candidature riflette la crisi dei partiti tradizionali e delle gerarchie interne sia a sinistra sia a destra. Tra un mese i cinque candidati—Olivier Faure, Jérôme Guedj, Raphaël Glucksmann, Emmanuel Maurel e Ségolène Royal—si sfideranno alle primarie per scegliere un unico candidato socialista. Il primo dibattito è stato in prevalenza cordiale, ma non sono mancate tensioni, in particolare sulla definizione di “genocidio” nella Striscia di Gaza e sull’eventualità di un’alleanza con la sinistra radicale di Jean‐Luc Mélenchon.

Ollion ritiene che due candidati abbiano concrete possibilità di vincere la primaria: l’attuale segretario del PS Olivier Faure e Raphaël Glucksmann, leader di Place Publique, il partito alleato dei socialisti; le altre tre candidature sarebbero più testimonianze senza reali chance. Secondo il sociologo, Faure non domina stabilmente i sondaggi, nemmeno quelli interni al partito, perciò la primaria potrebbe mettere in discussione la sua leadership nel PS. Glucksmann invece paga il fatto di non essere un dirigente interno al partito ma un alleato: ha accettato di partecipare perché con la sola Place Publique non avrebbe probabilmente avuto possibilità. È paradossale, osserva Ollion, che in un’epoca di crisi dei partiti tradizionali sia comunque difficile presentarsi alle presidenziali senza un partito che sostenga la campagna.

La crisi dei partiti e la lunga durata delle carriere politiche spingono poi vecchi nomi a ripresentarsi. Ollion ricorda il caso di François Hollande, soprannominato “il signor 3%” durante le primarie del 2011 ma poi vincitore sia delle primarie sia delle presidenziali, un precedente che incoraggia figure come Hollande o Ségolène Royal a tentare nuovamente la corsa nonostante appaia atipico.

Tra i possibili candidati di sinistra era circolato anche il nome dell’imprenditore Matthieu Pigasse, che recentemente non ha escluso del tutto l’idea di candidarsi. Per Ollion, Pigasse rientra nelle persone che, avendo ottenuto successo in un campo, credono di poter ripetere l’esperienza anche in politica.

Tuttavia, come Glucksmann prima di lui, anche Pigasse manca di un vero partito alle spalle: i partiti sono in crisi, ma senza una struttura che organizzi comizi, distribuisca materiale, recluti volontari e trovi finanziamenti è difficile condurre una campagna presidenziale efficace. Pigasse aveva valutato la partecipazione alle primarie, ma alla fine non vi prenderà parte: di conseguenza la sua possibile campagna si interrompe qui. (Di Veronica Gennari)