14 settembre 2026 | 19.41
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Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha definito “scioccante” e “intollerabile” il documentario ‘Naza’, vincitore del Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia. In un breve video diffuso sui social ha detto di averne sentito parlare e ha sottolineato che, mentre si combatte contro l’incitamento antisemita a livello internazionale, è inaccettabile che simili accuse provengano dall’interno della società israeliana.
I registi Yuval Abraham e Rachel Szor hanno raccolto le testimonianze di 24 componenti dell’Unità 8200, il reparto di intelligence delle Forze di Difesa israeliane, riguardo alle operazioni svolte durante la guerra nella Striscia di Gaza. Alcuni intervistati affermano di aver preso parte a quello che definiscono “crimini di guerra e genocidio” e raccontano episodi legati a danni collaterali, bombardamenti e uccisioni mirate.
Il capo di stato maggiore delle Idf, il tenente generale Eyal Zamir, ha disposto l’apertura di un’indagine sull’eventuale divulgazione non autorizzata di materiale classificato impiegato nella realizzazione del film.
Secondo quanto riferito, la decisione è stata presa dopo consultazioni con il vice capo di stato maggiore, il generale Tamir Yadai, il capo della Direzione delle operazioni, il generale Itzik Cohen, il procuratore militare generale Itai Ofir, il comandante dell’aeronautica Omer Tishler, il comandante dell’Unità 8200, il generale di brigata A., la portavoce dell’esercito, la generale di brigata Effie Defrin, e altri ufficiali. Zamir ha inoltre incaricato la formazione di una squadra interforze e multidisciplinare per definire contromisure contro quelle che le Idf identificano come “false accuse” e ha chiesto al Procuratore Generale Militare di valutare possibili azioni legali contro il film e i suoi autori.
Zamir ha affermato che non si permetterà che i soldati delle Idf vengano presi di mira con informazioni false o accuse gravissime e che tali tentativi devono essere contrastati con decisione, usando strumenti legali, di comando e di diplomazia pubblica. Ha inoltre dichiarato che l’esercito opera nel rispetto del diritto internazionale, dei propri codici etici e dei valori istituzionali, e che lavora per ridurre al minimo i danni ai civili non coinvolti.