Iran, Teheran accusa Usa: “Rinnegato accordo di giugno, ma se rispettano impegni faremo lo stesso”

Gli Stati Uniti hanno condotto attacchi contro obiettivi attribuiti al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) nella zona dello Stretto di Hormuz. In un comunicato diffuso su X, il Centcom ha spiegato che le operazioni sono in risposta a tentativi recenti dell’IRGC di colpire navi mercantili nello Stretto e a minacce rivolte a militari statunitensi presenti nella regione.

Fonti iraniane riportano esplosioni a Bandar Abbas e sull’isola di Qeshm; l’emittente Irib segnala inoltre scoppi sull’isola di Lavan. La televisione iraniana Irib riferisce che un attacco avrebbe interessato l’aeroporto civile di Jiroft, nella provincia di Kerman, mentre l’agenzia Fars cita il governatore di Asluyeh, dove sono state registrate esplosioni: Asluyeh è un importante snodo del gas e un centro strategico per il settore energetico iraniano.

Secondo la televisione Irib, un raid aereo statunitense avrebbe colpito una zona residenziale della città di Sirik, nel sud dell’Iran, durante una cerimonia di matrimonio. I soccorritori della Mezzaluna Rossa iraniana hanno reso noto un bilancio provvisorio di almeno quattro morti e circa 50 feriti.

La notizia degli attacchi statunitensi era stata anticipata da un alto funzionario Usa al giornalista Barak Ravid di Axios. In precedenza i media iraniani avevano parlato di «massicce esplosioni» nel sud del Paese, in particolare a Qeshm, Bandar Abbas, Chabahar e nel porto di Konarak.

Un vice responsabile per gli affari politici, di sicurezza e sociali del governatorato di Hormozgan ha dichiarato all’emittente Irib che, al momento della sua dichiarazione, non erano stati segnalati feriti né vittime a seguito degli attacchi statunitensi.

Le ambasciate statunitensi in Israele, Giordania, Bahrein e Qatar hanno emesso avvisi di sicurezza in seguito agli attacchi, parlando di una «escalation imprevista» in Medio Oriente. Nei comunicati si avverte che sedi diplomatiche e altri interessi legati agli Stati Uniti potrebbero essere presi di mira anche fuori dalla regione.

L’ambasciata Usa ad Amman ha invitato i cittadini americani a evitare le basi militari in Giordania e ha segnalato che, secondo le sue informazioni, l’Iran avrebbe preso di mira infrastrutture civili e strutture critiche in diverse aree del Medio Oriente, incluse strutture ricettive e aeroporti.

Rappresaglia di Teheran: attacco contro base Usa in Giordania

In risposta ai raid aerei statunitensi nel sud dell’Iran, i media iraniani riportano che Teheran ha lanciato attacchi di rappresaglia contro «basi e interessi statunitensi» nella regione, impiegando missili e droni. Agenzie come Tasnim riferiscono di un attacco definito «decisivo» contro presunte postazioni nemiche.

Secondo le agenzie iraniane Mehr e Tasnim, un missile balistico avrebbe colpito la base aerea Muwaffaq al-Salti in Giordania, che ospita forze statunitensi; la struttura si trova ad al-Azraq, circa 100 km a est di Amman.

L’emittente al-Jazeera riferisce che tre missili sono stati intercettati sopra la campagna orientale di Daraa, nel sud della Siria, e che l’attacco era diretto verso la Giordania. Le sirene sono state segnalate in Giordania dopo l’attacco contro la base che ospita truppe statunitensi.

I Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno diffuso un comunicato sostenendo di aver risposto agli aggressori dopo bombardamenti statunitensi che, secondo loro, avevano colpito anche aree civili. Nel testo i Pasdaran criticano gli attacchi americani e annunciano ritorsioni.

Nel comunicato si afferma che le operazioni statunitensi hanno aggravato la situazione nello Stretto di Hormuz e rafforzato la determinazione delle forze iraniane a contrastare interferenze straniere; viene inoltre rivendicata l’abbattimento — secondo l’IRGC — di un drone MQ-9 statunitense, indicato come il 50esimo di questo tipo.

I Pasdaran dichiarano di voler rafforzare il controllo iraniano sullo Stretto di Hormuz e definiscono la loro operazione una risposta punitiva contro le azioni statunitensi.

Lo Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane e il Quartier Generale Khatam al-Anbiya hanno avvertito che l’Iran «imporrà un costo elevato» agli Stati Uniti e che le forze armate colpiranno duramente chi definiscono l’aggressore, affermando che la durata e l’intensità delle azioni ostili determineranno l’entità delle perdite subite dagli Stati Uniti.

Il comunicato ribadisce la determinazione iraniana a non cedere sui diritti nazionali e a infliggere grandi costi a chi attacca il Paese.

Prima della rappresaglia, il portavoce dei Guardiani della Rivoluzione Hossein Mohebi ha scritto su X che «una severa punizione attende gli aggressori» e che gli Stati Uniti si sarebbero pentiti dei loro attacchi.

Un alto ufficiale militare vicino all’IRGC ha dichiarato all’agenzia Tasnim che la risposta iraniana sarebbe stata «molto maggiore» rispetto ai raid statunitensi e che interessi e basi statunitensi nella regione sarebbero stati presto presi di mira. Lo stesso ufficiale ha usato un linguaggio forte, sostenendo che gli Usa sarebbero stati messi in difficoltà dalle loro stesse azioni.

Mojtaba Khamenei: «Daremo agli Usa una lezione indimenticabile»

Mojtaba Khamenei, considerato vicino alla Guida Suprema, ha dichiarato nel suo primo messaggio dopo la nuova escalation con Washington che «il popolo iraniano e il Fronte di Resistenza daranno lezioni indimenticabili agli Stati Uniti», esprimendo sostegno alle azioni di ritorsione di Teheran.

Trump: «Attacchi potenti, se reagirete non esisterete più»

L’ex presidente Donald Trump ha pubblicato messaggi nei quali afferma che gli Stati Uniti stanno colpendo obiettivi iraniani vicino allo Stretto di Hormuz con attacchi «ampia portata e potenti». Ha detto che le operazioni costituiscono una rappresaglia per un presunto tentativo iraniano di posizionare mine navali — che, secondo lui, sarebbero state rimosse o fatte brillare — e per il lancio di otto missili diretti a una base Usa in Giordania, tutti abbattuti secondo la sua ricostruzione.

Trump ha minacciato ritorsioni più dure se l’Iran reagisse e ha affermato che una risposta iraniana sarebbe seguita da attacchi ancora più forti, arrivando a esprimere la previsione che la Repubblica Islamica potrebbe subire danni estremi. In interviste e post ha inoltre sostenuto che alleati nella regione erano stati avvertiti prima dei raid e ha fatto riferimento alla portaerei USS George Washington come una risorsa militare significativa dispiegata nella zona.

Nel corso dei suoi interventi pubblici Trump ha contestato la possibilità di un accordo duraturo con l’Iran e ha criticato aspramente la leadership iraniana, usando espressioni molto dure contro il regime.

Teheran accusa Usa: «Rinnegato accordo di giugno»

Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha accusato gli Stati Uniti di aver rinnegato l’accordo raggiunto a giugno con Teheran, ma ha detto che l’Iran sarebbe pronto a rispettare gli impegni presi se Washington vi tornasse. Le dichiarazioni sono state rese durante il vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) a Bishkek.

Pezeshkian ha affermato che, se l’America tornerà a onorare i propri obblighi previsti nel memorandum d’intesa di Islamabad, la Repubblica Islamica dell’Iran adempierà immediatamente alle sue parti dell’accordo, secondo quanto riferito dall’agenzia Irna.

Il presidente ha ricordato che tre mesi di negoziati mediati da Pakistan e Qatar avevano portato a un accordo provvisorio noto come accordo di Islamabad, ma ha sostenuto che gli Stati Uniti avrebbero abbandonato i loro impegni poco dopo la firma, iniziando a porre richieste aggiuntive e a non rispettare gli obblighi concordati.

Pezeshkian ha detto che l’Iran ha reagito in modo proporzionato a quelle che considera violazioni statunitensi del memorandum e che, al momento, i negoziati diplomatici per porre fine al conflitto e raggiungere un’intesa definitiva sono in stallo.

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha affermato che gli Stati Uniti sono «intrappolati» nella guerra contro l’Iran e non sanno come uscirne, riconoscendo al contempo gli effetti delle sanzioni su vari aspetti della vita nel Paese. Baghaei ha criticato l’atteggiamento degli Usa, definendolo caratterizzato da richieste eccessive e da calcoli sbagliati, e ha avvertito che imporre ordini all’Iran non produrrà risultati positivi.

Il termine di 60 giorni previsto dall’accordo preliminare di giugno per arrivare a un’intesa definitiva è scaduto il mese scorso. La scorsa settimana mediatori regionali — Pakistan, Qatar e Oman — hanno avviato una nuova iniziativa diplomatica recandosi a Teheran per rilanciare i colloqui, ma restano questioni chiave aperte, tra cui la sicurezza della rotta marittima attraverso lo Stretto di Hormuz.

Pezeshkian ha avvertito che l’assenza di garanzie efficaci e il ritorno a politiche di pressione e minacce potrebbero compromettere il percorso diplomatico, denunciando ripetute violazioni statunitensi degli impegni previsti dal memorandum di Islamabad.

Petroliere colpite da proiettili nello Stretto di Hormuz

Secondo l’agenzia marittima greca Marisks, sarebbero due le petroliere colpite da proiettili di origine sconosciuta mentre uscivano dallo Stretto di Hormuz. In precedenza l’agenzia britannica Ukmto aveva segnalato su X che una petroliera era stata colpita da tre «proiettili sconosciuti» senza riportare vittime o danni ambientali immediati. La società di sicurezza Vanguard Tech ha identificato una delle navi come la Senegal Prosperity, battente bandiera liberiana.

Marisks ha poi detto all’Afp che, in totale, due portacisterne che trasportavano greggio sono state prese di mira a pochi minuti di distanza l’una dall’altra mentre lasciavano lo Stretto: oltre alla Senegal Prosperity, anche la petroliera Sidr, di bandiera saudita, sarebbe stata colpita. Vanguard Tech ha precisato che razzi avrebbero colpito la Senegal Prosperity sul fianco sinistro, danneggiando la sala macchine e una stiva zavorra, con conseguente perdita delle comunicazioni.

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