Iran‑Usa, Araghchi sfida Trump: “Minacce economiche destinate a fallire”. L’Oman spinge per nuovi colloqui

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha nuovamente respinto la strategia statunitense verso Teheran, definendo le nuove misure economiche annunciate dagli Usa “destinate a fallire”. In un post su X ha richiamato le precedenti campagne di pressione — dalle sanzioni più rigide dell’era Obama alla politica di “massima pressione” di otto anni fa fino all’ultimatum per una “resa incondizionata” cinque anni fa — affermando che tutte si sono concluse senza i risultati sperati.

Le parole di Araghchi sono una risposta alle minacce di Donald Trump, che ha promesso una “operazione economica devastante” contro l’Iran, rivolta non solo alle sanzioni tradizionali ma anche alle reti clandestine di commercio, ai circuiti bancari utilizzati per eludere le restrizioni e ai partner commerciali della Repubblica islamica. Trump ha inoltre sostenuto che l’Iran “sarebbe molto interessato a raggiungere un accordo”, pur non essendo ancora pronto ad accettare “quello giusto”.

Secondo il Dipartimento del Tesoro statunitense il nuovo inasprimento colpirà in particolare le reti che operano tramite Emirati Arabi Uniti, Hong Kong e Singapore. Da Abu Dhabi è arrivata la prima reazione: un ordine di sospensione immediata “di tutti gli scambi economici e commerciali, alle transazioni finanziarie con l’Iran”, emesso poche ore dopo la telefonata tra Trump e il presidente emiratino Mohammed bin Zayed Al Nahyan.

Oman e Iran rilanciano il dialogo sulla crisi regionale

Si è svolto un colloquio telefonico tra i ministri degli Esteri di Iran e Oman, Abbas Araghchi e Badr Albusaidi, in un momento di elevata tensione nel Golfo. L’agenzia ufficiale omanita ONA riferisce che la conversazione si è concentrata sugli sviluppi recenti nella regione con l’obiettivo dichiarato di “creare le condizioni favorevoli alla ripresa del dialogo e dei negoziati” tra le parti coinvolte nei principali dossier mediorientali.

Tra i temi affrontati, secondo la nota, figurano anche gli “sviluppi che interessano la navigazione nello Stretto di Hormuz”, area strategica dove si incrociano questioni di sicurezza marittima, pressioni militari e trattative diplomatiche. Muscat, storicamente attore di mediazione, punta a mantenere aperti i canali con Teheran e a favorire un percorso negoziale per ridurre il rischio di escalation.

La telefonata arriva mentre continuano i tentativi di ricomporre le fratture regionali e di concordare protocolli condivisi per il transito nello Stretto, cruciale per il traffico energetico globale.

Stretto di Hormuz, gli Usa scortano 660 milioni di barili

Secondo il Comando centrale delle forze armate statunitensi (Centcom), riportato dalla Cnbc, l’esercito americano ha assistito il transito di oltre 660 milioni di barili di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz dall’inizio di maggio. Nel medesimo periodo gli Usa hanno scortato circa 1.300 navi commerciali. Il portavoce del Centcom, il capitano della Marina Tim Hawkins, ha dichiarato che “diverse rotte rimangono libere e aperte al traffico commerciale”, nonostante minacce e attacchi che sono stati attribuiti all’Iran nelle ultime settimane.

Le stime della Cnbc indicano che almeno 160 milioni di barili — oltre 7 milioni al giorno — sarebbero transitati nello Stretto nelle ultime tre settimane; il 29 luglio il Centcom aveva invece parlato di circa 500 milioni di barili scortati dall’inizio di maggio. I volumi restano comunque molto inferiori ai livelli precedenti al conflitto, quando attraverso Hormuz transitavano circa 20 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti petroliferi. L’Organizzazione marittima internazionale (IMO) segnala almeno 17 attacchi a navi commerciali nello Stretto o nelle sue vicinanze tra luglio e agosto.

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