Ucraina, l’ex funzionario Usa Sullivan: “Spirito di Anchorage è crollato, ora per Trump priorità è il Medio Oriente”

A un anno dal vertice di Anchorage, in Alaska, del 15 agosto 2025 tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin, ciò che era stato definito lo “spirito di Anchorage” si è dissolto e le relazioni diplomatiche tra Washington e Mosca si sono notevolmente deteriorate. Secondo John Sullivan, ex ambasciatore Usa in Russia (2019-2022) e vicesegretario di Stato (2017-2019), i negoziati informali e gli accordi non formalizzati emersi dal summit non hanno prodotto risultati tangibili e hanno lasciato spazio a un congelamento diplomatico. Anche il contratto sul controllo degli armamenti nucleari New START è scaduto, mentre il conflitto in Ucraina è tornato a intensificarsi.

Le speranze negoziali dell’Alaska

Sullivan osserva che le aspettative nate ad Anchorage di una soluzione negoziata non si sono tradotte in un trattato vincolante. Inizialmente Mosca aveva promosso un quadro di distensione, ma già a metà 2026 lo stesso Cremlino ha ammesso che quello slancio diplomatico si è esaurito. L’attenzione di Washington è stata riassorbita da altri conflitti geopolitici, in particolare dalla guerra con l’Iran, e il Congresso statunitense ha sostenuto nuove misure sanzionatorie. Con lo scadere degli ultimi strumenti bilaterali di controllo degli armamenti, secondo Sullivan la priorità dell’amministrazione Trump si è spostata sul Medio Oriente più che sulla Russia e sull’Ucraina.

Nuove sanzioni Usa

Contrariamente all’ipotesi di un alleggerimento delle penalità economiche discusso ad Anchorage, la Russia ha affrontato nuove pressioni finanziarie. All’inizio di agosto è stato approvato il Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act, mirato all’economia di guerra russa, alle entrate energetiche e ai paesi terzi che acquistano combustibili russi. Nel frattempo il trattato New START è stato lasciato scadere, privando le due potenze nucleari di strutture formali di ispezione e controllo. Sul fronte militare, il conflitto tra Mosca e Kiev ha registrato una nuova escalation, mentre le condizioni per un accordo di pace appaiono al momento inconciliabili.

Sullivan sottolinea che la Russia continua operazioni di logoramento nel Donbass, mentre l’Ucraina respinge l’ipotesi dell’amministrazione Trump secondo cui non avrebbe margini di manovra. Mosca chiede concessioni territoriali e l’eliminazione delle sanzioni, richieste che Kiev e i suoi alleati occidentali non intendono accettare. Negli ultimi mesi si sono registrati elevati numeri di vittime civili e intensi attacchi missilistici; l’Ucraina ha condotto attacchi a lungo raggio contro infrastrutture russe e le forze russe hanno proseguito manovre offensive nella regione del Donbass.

Durante il vertice in Alaska la Russia aveva presentato una proposta in 28 punti (poi ridotta a 19 dall’altra parte) che prevedeva, tra l’altro, di limitare le rivendicazioni territoriali all’area orientale del Donbass in cambio della revoca delle sanzioni e del riconoscimento dei nuovi confini. L’intesa è però naufragata all’inizio del 2026 perché l’Ucraina ha rifiutato di cedere territori e l’Unione Europea ha respinto le proposte. Da allora i rappresentanti ucraini hanno dichiarato che gli accordi di Anchorage sono “sepolti” e Mosca ha dichiarato di aver abbandonato le aspettative sui cosiddetti “accordi segreti”, accusando l’amministrazione americana di non aver adempiuto a impegni assunti.

Washington assorbito dalla guerra con l’Iran

Secondo Sullivan, la Russia ha chiarito che intende perseguire una vittoria militare piuttosto che attendere la conformità da parte degli Stati Uniti. L’escalation del conflitto con l’Iran ha assorbito risorse diplomatiche e militari di Washington, limitando la sua capacità di mediazione in Europa orientale. In conseguenza del fallimento dell’iniziativa di pace di Anchorage, l’Artico è diventato un nuovo teatro di tensione: la superiorità russa nelle installazioni artiche ha spinto Stati Uniti e NORAD a rafforzare la base di Pituffik, in Groenlandia nord-occidentale, con radar di sorveglianza e capacità aeree avanzate. Mosca ha risposto con presenze militari permanenti nella regione, tra cui l’incrociatore a propulsione nucleare Admiral Nakhimov armato di missili ipersonici Zirkon, per pattugliare le acque verso il Polo Nord. (Di Iacopo Luzi)