don Giovanni Dalla Rovere
Thiene (VI), 08.04.1938 – Sarmeola di Rubano (PD), 11.07.2026
Don Giovanni, figlio di Francesco e Margherita Ferretto, nasce a Thiene l’8 aprile 1938 (negli attuali confini tra le parrocchie del Duomo e della Conca). La sua era una famiglia (cinque figli) di imprenditori benestanti, operanti nel settore tessile, ma profondamente cristiani, molto legati al territorio sociale e alla comunità ecclesiale.
Nel marzo 2025 la casa di famiglia, con gli attigui spazi lavorativi, è divenuta “Casa Dalla Rovere”, una Comunità educativa-riabilitativa che accoglie adolescenti in percorsi educativi e terapeutici personalizzati, offrendo loro un ambiente protetto e stimolante, grazie alla sinergia tra pubblico e privato.
Don Gianni entra in Seminario diciottenne nel 1956, lasciando gli studi di ragioneria e le aspettative altrui di sicura promessa calcistica: inizia il triennio del liceo classico e il percorso teologico a Padova, con quanto di novità e di fatica questo fatto comportava, all’interno di un Seminario la cui impostazione era ancora pre-conciliare. A questo proposito, don Gianni non sembrò mai dubitare della scelta fatta, né esternò critica o disagio: rivelò, anzi, uno spirito forte, dedicandosi seriamente allo studio e alle modalità della vita comune, sincero sempre e amante della convivialità.
L’ordinazione presbiterale arriva il 5 luglio 1964, non al mattino con gli altri 14 amici, ma nel pomeriggio dello stesso giorno e nel Duomo di Thiene, per desiderio espresso dell’arciprete mons. Lino Pertile (che sarebbe mancato improvvisamente poco dopo). Il gruppo di ordinazione comprendeva i futuri vescovi mons. Antonio Mattiazzo e mons. Paolino Schiavon.
La sua prima destinazione fu quella di cooperatore a Pontevigodarzere. Nell’ottobre 1968 gli fu chiesto il compito di assistente nel Seminario Minore di Thiene per le medie. Due anni dopo, nel settembre 1970, fu cooperatore a Piove di Sacco con l’arciprete mons. Antonio Michieli, nei confronti del quale ebbe modo di esprimere una sincera collaborazione e una stima onesta.
Venne poi l’impegno di parroco, che accolse di volta in volta con serena disponibilità, regalandosi con tutte le forze e affrontando talora non piccole difficoltà. A cominciare dalla nomina di primo parroco di Mezzavia: la parrocchia esisteva solo sulla carta, in un territorio facente parte in precedenza di Montegrotto. Creata il 18 giugno 1975, festa di San Gregorio Barbarigo e al santo vescovo dedicata, la parrocchia fu affidata il 1° settembre a don Gianni, che iniziò la sua presenza e la sua opera dispensato dal rito di immissione, trovando nell’oratorio del monastero delle clarisse la sede provvisoria per tutte le celebrazioni della parrocchia che soltanto a Natale 1982 poté spostarsi nella nuova chiesa ancora spoglia di tutto, comprese porte e finestre, mentre per sé don Gianni prese in affitto un appartamento nei dintorni. Per Mezzavia quello fu un tempo considerato esemplare, e don Giovanni, spirito giovane, fu capace di coagulare presenze ed energie.
Fu poi la volta di Caltrano, all’inizio dell’estate 1987, dove rimase quale arciprete per dieci anni. Ricordato come personalità forse un po’ schiva, ma di gran cuore, sperimentò qualche sofferenza, sia a causa dei cambiamenti ecclesiali che stavano avvenendo, sia per la situazione locale.
Con molta discrezione raggiunse la nuova parrocchia di Mandria, nel 1997, rimanendovi fino al 2010. Alla comunità cittadina donò la migliore presenza e il miglior servizio, da persona riservata e attenta, sguardo cristallino e sensibile. Tra le altre cose di quel periodo, va ricordata la vicinanza con cui seguiva Casa Sant’Andrea, dimostrando affetto verso gli educatori e i giovani che abitavano la sede storica della comunità propedeutica del Seminario.
Nel 2010 passò come parroco a Feriole: vi arrivò un po’ stanco, ma ancora dinamico. Ritiratosi per motivi di età nel 2015, ebbe un ultimo e breve servizio pastorale presso il Duomo di Abano Terme, trovando alla fine ospitalità presso Casa del clero (2017). Vi erano ormai i segni di una fragilità che nel 2022 avrebbero richiesto lo spostamento presso l’Opera della Provvidenza di Sarmeola. Qui la morte lo ha raggiunto nel pomeriggio di sabato 11 luglio.
Don Gianni si rivelò sempre un uomo di tempra forte e, allo stesso tempo, vivace e onesto, aperto e socievole. Di buona salute, era instancabile nel suo generoso servizio (non mancava, ad esempio, di visitare le famiglie). Esigente con sé stesso anzitutto, era generoso e determinato nel suo ministero. Nemico dei discorsi inutili, sbrigativo nei suoi incontri e nel suo operare, veloce con la bicicletta, impaziente perfino quando sedeva a tavola in compagnia, non mancava però di rispetto e attenzione: amico di tutti, grandi e piccoli, metteva ciascuno a proprio agio. Uomo conciliante, prete di fede sicura e di preghiera, celebrava con devozione e senza enfasi liturgica. Il tratto che forse ne riassume l’autentica fisionomia è quello della povertà vera e del distacco da interessi personali: un distacco evidente fin dalle scelte vocazionali giovanili, visibile poi nella gestione della vita personale e della casa, segnate dalla sobrietà assoluta (sbrigava da sé le faccende, pasti compresi). Per questo motivo rimase del tutto lontano dagli affari di famiglia, alla quale però non mancò mai di riservare affetto sincero. La povertà e il distacco si erano tradotti in una carità raccomandata nella predicazione, ma anche esercitata verso tutti, in silenzio; in un ministero amato, fedele e presente (non si ricordano ferie o sue prolungate assenze); nel gesto squisito, non ostentato, di accogliere nella canonica di Mandria don Benedetto Crivellaro, compagno di Seminario, in un momento faticoso per la salute e la stabilità della persona.
Ci piace restituire a don Gianni il suo saluto abituale: «Ciao, bello!». Ed un gran sorriso.
Le esequie saranno celebrate mercoledì 15 luglio nel Duomo di Thiene, alle ore 9.30.
Martedì 14, alle ore 18, vi sarà la preghiera del Rosario.