Iran-Usa, Hormuz al centro dei colloqui in Qatar. Intesa sui fondi congelati di Teheran

I colloqui indiretti a Doha tra Stati Uniti e Iran sono stati valutati come “positivi” e avrebbero aperto la strada a una fase di negoziati tecnici, secondo quanto riferisce Axios citando due fonti regionali. Non è invece chiaro se gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner abbiano avuto contatti diretti con rappresentanti iraniani.

Le stesse fonti indicano che l’incontro ha contribuito a creare un clima più favorevole al dialogo. Tra i principali punti discussi figurano la situazione nello Stretto di Hormuz, lo sblocco parziale degli asset iraniani congelati all’estero e un possibile cessate il fuoco in Libano.

Accordo per ridurre le tensioni nello Stretto di Hormuz

Un funzionario statunitense ha riferito ad Axios che negoziatori di Washington e Teheran hanno concordato di “mantenere la calma per la prossima settimana” nello Stretto di Hormuz, per consentire di lavorare ai progressi del memorandum d’intesa in un ambiente più produttivo e senza attacchi missilistici. Secondo la fonte, i colloqui a Doha si sono concentrati in particolare su questa questione.

Il funzionario ha aggiunto che l’amministrazione ha dato segnali chiari su come reagirebbe a eventuali nuovi attacchi, affermando che gli Stati Uniti risponderebbero con forza e mirando a obiettivi che possano indebolire la capacità di attaccare nello Stretto.

Sempre secondo Axios, Witkoff e Kushner avrebbero cercato di persuadere l’Iran che l’idea di imporre pedaggi per il transito nello Stretto rischierebbe di compromettere un accordo complessivo con Washington, più vantaggioso per Teheran. Al messaggio trasmesso agli interlocutori iraniani sarebbe stato sintetizzato con l’esortazione “Think bigger” — pensare in termini più ampi — con l’obiettivo di evitare soluzioni limitate al solo tema del transito.

Ok allo sblocco parziale degli asset iraniani congelati

Il vice ministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha annunciato, citato dall’agenzia ufficiale Irna, che una parte dei sei miliardi di dollari di asset iraniani congelati sarà utilizzata per l’acquisto di “beni necessari” per l’Iran, al termine dei colloqui a Doha.

Gharibabadi ha spiegato che, nel corso degli incontri con funzionari del Qatar, inclusi rappresentanti della Banca Centrale, sono state esaminate questioni legate alla gestione degli asset bloccati. È stato deciso che alcuni beni essenziali saranno acquistati e messi a disposizione dell’Iran in base alle esigenze indicate dalle autorità iraniane. Il negoziatore ha inoltre ribadito che non ci sono stati incontri diretti tra le delegazioni iraniana e statunitense a Doha.

Secondo Irna, le parti avrebbero anche concordato di istituire entro oggi un canale di comunicazione per segnalare e registrare eventuali violazioni del memorandum d’intesa.

La questione del Libano

L’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani, ha ricevuto i negoziatori statunitensi per fare il punto sui negoziati tra Stati Uniti e Iran. L’ufficio dell’emiro ha spiegato che si è discusso anche della situazione in Libano e dell’importanza di consolidare il cessate il fuoco dopo l’accordo quadro raggiunto con Israele a Washington.

Trump: affermazioni sulla situazione con l’Iran e incontri positivi

Intervenendo all’inaugurazione della Theodore Roosevelt Presidential Library nel North Dakota, Donald Trump ha dichiarato di condurre “una guerra che sto vincendo molto facilmente”, riferendosi al confronto con l’Iran.

Prima della partenza, parlando con i giornalisti, il presidente ha aggiunto che la “de-nuclearizzazione” dell’Iran sta andando avanti e che ci sono stati incontri molto positivi. Ha inoltre ricordato le recenti azioni militari degli Stati Uniti, affermando che ora i rapporti sarebbero migliorati.

Nyt: frizioni tra Washington e il principe ereditario saudita

Il New York Times sostiene che la guerra con l’Iran abbia creato tensioni nei rapporti tra il presidente statunitense e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, evidenziando divergenze sulla gestione del conflitto e sulla sicurezza del Golfo.

All’inizio della crisi l’Arabia Saudita avrebbe sostenuto una linea più dura, spingendo per azioni americane più decise contro l’Iran. Con l’escalation del conflitto e la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte iraniana, che ha avuto impatti sui mercati energetici e sul traffico marittimo, Riad avrebbe poi preferito orientarsi verso una de-escalation e un cessate il fuoco per tutelare i suoi interessi regionali.

Secondo il quotidiano, le tensioni si sono riflesse anche in ambito militare: durante operazioni per proteggere le rotte nello Stretto di Hormuz, funzionari sauditi avrebbero inizialmente negato l’uso del proprio spazio aereo alle forze statunitensi, sorprendendo il Pentagono e richiedendo contatti urgenti tra Washington e Riad, inclusi canali diretti con il principe ereditario.

Nei giorni della crisi si sarebbero svolte telefonate tra Trump e Mohammed bin Salman, oltre a colloqui separati coinvolgenti il vicepresidente, l’inviato speciale Steve Witkoff, Jared Kushner e membri del team per la sicurezza nazionale.

Politicamente, l’episodio rifletterebbe una tendenza verso una maggiore autonomia dell’Arabia Saudita nelle scelte strategiche e un ampliamento dei suoi contatti internazionali, con rapporti rafforzati negli ultimi anni con Paesi come Cina e Pakistan. Allo stesso tempo Riad avrebbe avviato un dialogo più diretto con Teheran su temi sensibili come il controllo dello Stretto, il programma missilistico iraniano e il sostegno di Teheran a gruppi armati nella regione.

Nonostante le divergenze, i pilastri della relazione tra Stati Uniti e Arabia Saudita — cooperazione energetica, forniture militari e progetti strategici, incluso lo sviluppo di un settore nucleare civile saudita — rimarrebbero intatti. Tuttavia, secondo il Nyt, la crisi ha evidenziato una nuova fragilità politica e la percezione di un’alleanza sempre meno automatica e più condizionata dagli eventi.

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