Oltre 2 milioni di militari tra morti e feriti risultano coinvolti nella guerra tra Russia e Ucraina, secondo un nuovo bilancio del Center for Strategic and International Studies (CSIS) di Washington. Lo studio, che analizza il conflitto in corso da quasi quattro anni e mezzo, stima che le forze russe abbiano subito complessivamente circa 1,4 milioni di perdite tra morti e feriti dall’invasione iniziata a febbraio 2022, con circa 450.000 morti: una cifra che, per dare un ordine di grandezza, è circa quattro volte superiore ai caduti statunitensi nella Seconda Guerra Mondiale. Le perdite ucraine sono stimate tra 525.000 e 625.000 tra morti e feriti, con decessi compresi tra 125.000 e 150.000.
Gli analisti del CSIS sottolineano alcune limitazioni nei dati: la Russia tende a minimizzare le proprie perdite, mentre l’Ucraina non pubblica regolarmente cifre ufficiali. Per questo motivo lo studio si basa anche su stime e su informazioni provenienti da governi come quelli di Stati Uniti e Regno Unito. Sul piano numerico le forze russe risultano comunque superiori: il rapporto tra gli eserciti è quasi di 3 a 1. Di conseguenza, pur avendo un numero assoluto inferiore di caduti, l’Ucraina sta perdendo una quota più elevata del proprio personale militare.
Secondo valutazioni militari citate dal CSIS, oltre 400.000 soldati russi sarebbero concentrati in prima linea contro circa 250.000 ucraini. I dati mettono in evidenza l’alto costo umano sostenuto dalla Russia per progressi spesso molto limitati sul terreno: in alcune aree l’avanzata russa non supera i 50 metri in una giornata. A febbraio, per la prima volta dal 2023, l’Ucraina ha riconquistato più territorio di quanto ne abbia perso, segnala il quotidiano New York Times citato nello studio.
Lo studio osserva che il controllo territoriale russo in Ucraina si è ridotto nella primavera del 2026: a aprile e maggio le forze di Mosca hanno perso più territorio di quanto ne abbiano conquistato, con una perdita netta di circa 400 chilometri quadrati, le prime perdite nette mensili dai mesi di agosto 2024. Questo fenomeno viene interpretato come un ulteriore segnale delle difficoltà militari russe. Nel frattempo il conflitto sembra essere entrato in una nuova fase, con attacchi ucraini in profondità sul territorio russo che utilizzano ondate di droni e missili Flamingo, colpendo regolarmente impianti petroliferi e raffinerie.
Per mantenere il numero delle truppe la Russia ha introdotto la prima leva obbligatoria su vasta scala dal secondo dopoguerra e ricorre anche al reclutamento di detenuti o persone in difficoltà economica. Lo studio stima che nel 2026 il tasso di perdite mensili russe sia compreso tra circa 30.000 e 34.000 unità, probabilmente superiore al tasso di reclutamento stimato in circa 27.000 nuove reclute al mese.