Il sodalizio criminale trafficava sostanza stupefacente del tipo cocaina destinata prevalentemente al mercato padovano. Degli arrestati quattro sono stati sottoposti alla misura della custodia cautelare in carcere, mentre nei confronti del quinto, un 31enne albanese, il più giovane del gruppo, il Tribunale di Sorveglianza ha ripristinato la misura della detenzione in carcere per la violazione della misura alternativa alla detenzione a cui era sottoposto e che lo stesso durante le indagini ha violato reiteratamente.
Nell’ambito di un’articolata attività investigativa svolta dagli agenti della Squadra Mobile della Questura di Padova e coordinata dalla Procura della Repubblica, è stato disarticolato un sodalizio criminale composto da cinque cittadini albanesi, quattro dei quali già condannati per reati in materia di stupefacenti.
L’indagine ha confermato l’iniziale ipotesi investigativa e l’attività condotta dagli agenti dell’Unità Specializzata Antidroga della Squadra Mobile, con l’ausilio di attività tecnica autorizzata dalla locale Autorità Giudiziaria, ha consentito di arrestare, in un periodo compreso tra i mesi di febbraio e maggio 2026, cinque soggetti albanesi (un 31enne, un 32enne, 34enne, un 50enne e un 52enne, quest’ultimo unico incensurato del gruppo), che, in concorso tra loro, sono risultati coinvolti in un traffico di sostanze stupefacenti.
Al termine delle indagini svolte sono stati sequestrati complessivamente due chilogrammi e mezzo di cocaina destinati al mercato padovano, un’arma da sparo oggetto di un furto a Padova nel 2019 completa di caricatore e proiettili, nonché tre autovetture di grossa cilindrata.
Uno dei cittadini albanesi arrestati, il 31enne, era sottoposto alla misura alternativa al carcere per reati in materia di stupefacenti e la violazione delle prescrizioni imposte ha fatto sì che il Tribunale di Sorveglianza competente territorialmente ripristinasse nei suoi confronti la misura detentiva in carcere.
Gravi indizi di colpevolezza sono stati raccolti nei confronti degli indagati, quattro dei quali arrestati in flagranza di reato e sottoposti alla più grave misura della custodia cautelare in carcere.
Durante le fasi degli arresti in flagranza le misure adottate dagli albanesi volte ad eludere un intervento repressivo all’atto dello scambio della cocaina non sono state sufficienti per far fallire il blitz degli investigatori della Sezione Antidroga.
Il gruppo di albanesi, uno dei quali proveniente dall’hinterland milanese, adottavano infatti il sistema “del codice” da loro creato appositamente a tutela sia del consegnatario della droga sia del ricevente. Tale sistema si basa sul fatto che colui che è incaricato di consegnare la droga, abilmente occultata in un veicolo all’interno di un vano artefatto, giunge presso il luogo stabilito dove chi la persona che deve ricevere lo sta attendendo. Prima della consegna chi trasporta la droga riceve, tramite chat criptata, le coordinate sulla destinazione scelta per l’appuntamento e un codice. Chi deve ricevere lo stupefacente viene a sua volta informato, sempre tramite chat criptata, di un codice di risposta che dovrà comunicare per il ritiro al corriere.
Nel caso di mancata o errata comunicazione del codice, la sostanza stupefacente non viene consegnata anche perché, come l’esperienza investigativa insegna, chi organizza l’operazione illecita assegna un codice diverso per ogni ricevente. Questo tipo di stratagemma è stato utilizzato anche in questa vicenda, ma gli investigatori, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, attraverso le indagini svolte hanno anticipatamente compreso questo sistema, riuscendo ad intervenire ed arrestare in flagranza i protagonisti dell’illecita attività legata agli stupefacenti.
La cocaina sequestrata, con principio attivo elevato pari a circa 80%, sarebbe stata immessa nel mercato padovano ad un prezzo oscillante tra i 60 e gli 80 Euro al grammo, quindi ad un valore di quattro volte superiore rispetto a quello del primo acquisto, per un totale di 200 mila Euro, a dimostrazione ancora una volta degli enormi interessi economici che ruotano attorno al mercato degli stupefacenti.
Gli arresti effettuati durante i cinque mesi d’indagine hanno permesso di raccogliere inequivocabili elementi di reità nei confronti dei cinque cittadini albanesi, tutti regolari e ben radicati sul territorio nazionale, soltanto uno dei quali incensurato, il 52enne, mentre gli altri con precedenti di polizia specifici (per fatti commessi tra gli anni 2021 e 2025); in un caso, quello del 31enne, è stata accertata la violazione delle prescrizioni imposte dal Tribunale di Sorveglianza competente territorialmente. Infatti, il soggetto in argomento, a cui era stata concessa la possibilità di reinserimento nella società in alternativa alla detenzione in carcere, non solo non si trovava al lavoro negli orari impostigli, ma continuava consapevolmente a frequentare i connazionali pregiudicati dediti al traffico di droga, dando spesso supporto operativo. Per tale ragione la Procura della Repubblica di Padova ha richiesto ed ottenuto l’aggravamento della misura alternativa in atto con quella della detenzione in carcere dove l’albanese dovrà rimanere sino alla definitiva espiazione della pena già sentenziata in via definitiva.
Sempre nell’ambito della presente attività d’indagine gli investigatori della squadra Mobile, d’intesa con la locale Autorità Giudiziaria, hanno segnalato alla Polizia Amministrativa della Questura di Padova un noto locale padovano spesso frequentato da uno degli arrestati, al quale lo scorso mese di febbraio oltre alla cocaina era stata sequestrata un’arma provento di furto.
In base agli univoci elementi forniti, corroborati da altri riscontri acquisiti a seguito di ulteriori controlli, il Questore della provincia di Padova, Marco Odorisio, lo scorso 14 maggio ha emesso il provvedimento di chiusura, ai sensi dell’art.100 del TULPS, del locale in argomento per un periodo di 30 giorni.