Sul litorale del Peloponneso, nel sito della storica battaglia navale di Navarino, si e svolto dal 15 al 17 maggio l’Europe-Gulf Forum: il primo vertice che ha riunito capi di Stato e di governo europei insieme ai leader del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC). La scelta della location aveva una forte valenza simbolica: l’Europa rivolge nuovamente l’attenzione verso Sud e Est, ma questa volta attraverso accordi commerciali, corridoi energetici e trattative su migrazione e sicurezza marittima, piuttosto che con operazioni militari.
I lavori sono stati inaugurati dalla premier italiana Giorgia Meloni insieme al primo ministro del Qatar, Abdulrahman bin Jassim Al Thani; la prevista tappa a Cipro e stata invece annullata dopo eventi che hanno richiesto il rientro di Meloni in Italia. Tra i partecipanti figuravano il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis, il presidente finlandese Alexander Stubb, la direttrice del Fondo Monetario Internazionale Kristalina Georgieva, la presidente della BCE Christine Lagarde e rappresentanti di Kuwait e altri Paesi del Golfo. Presenze di alto profilo che hanno trasformato un incontro inizialmente semi-privato in un appuntamento di rilievo diplomatico per l’Europa.
Chi organizza il Forum
L’evento e stato co-organizzato dall’Atlantic Council, influente think tank con base a Washington, e dal gruppo mediatico greco Antenna Group. I co-presidenti del forum sono Fred Kempe, presidente e CEO dell’Atlantic Council, e Theodore “Theo” Kyriakou, imprenditore a capo di Antenna Group. Tra i consulenti coinvolti e indicato anche l’ex primo ministro britannico Tony Blair, che ha partecipato alla gestione logistica dell’evento.
Palazzo Chigi ha chiarito che alla manifestazione erano invitate esclusivamente figure politiche e istituzionali, smentendo notizie su una possibile partecipazione di rappresentanti di societa finanziarie come BlackRock o JP Morgan.
Kyriakou e la partita italiana
Theo Kyriakou e recentemente entrato anche nel panorama mediatico italiano: il 23 marzo 2026 la holding di famiglia K Group ha completato l’acquisizione del 100% di Gedi da Exor, gruppo della famiglia Elkann-Agnelli, in un’operazione valutata intorno ai 110 milioni di euro che ha incluso testate e concessionarie come la Repubblica, Radio Deejay, Radio Capital, m2o, HuffPost Italia, National Geographic Italia, Limes e Manzoni.
La famiglia Kyriakou e tra le principali dinastie imprenditoriali della Grecia contemporanea, con attivita in settori come il trasporto marittimo, l’editoria, la finanza e l’energia. Minos Kyriakou ha fondato Antenna Group alla fine degli anni Ottanta; alla sua scomparsa nel 2017 la guida del gruppo e passata al figlio Theo, nato ad Atene nel 1974 e laureato alla Georgetown University. Oggi Antenna e presente in una dozzina di Paesi con decine di canali televisivi, piattaforme streaming, radio e attivita nel settore degli eventi; un investimento significativo e arrivato dal fondo sovrano saudita PIF, che ha finanziato il gruppo con 225 milioni di euro. Il ruolo di padrone di casa di Kyriakou a Navarino suggerisce un progetto che punta a costruire anche una rete politica e diplomatica oltre che mediatica.
Grecia, Golfo e il corridoio Imec
Il vertice riflette la direzione di politica estera ed economica che la Grecia sta seguendo con sempre maggiore determinazione. Secondo Elena Lazarou, direttrice generale dell’Hellenic Foundation for European and Foreign Policy (Eliamep), il coinvolgimento di Atene con i Paesi del Golfo e ormai strutturale e riguarda non solo la diplomazia, ma anche la sicurezza economica, il commercio, la crescita e l’energia.
Al centro delle discussioni c’e il corridoio Imec (India-Middle East-Europe Economic Corridor), annunciato al G20 del settembre 2023 con la partecipazione di India, UE, Germania, Italia, Francia, Stati Uniti, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. La Grecia e uno dei terminali europei previsti dal progetto, che collega l’India all’Europa passando per il Golfo Persico, l’Arabia Saudita, Israele e il Peloponneso. Per Lazarou, Imec rappresenta molto piu di una semplice via commerciale: e un’iniziativa chiave anche per aumentare la resilienza delle catene globali.
Il Mediterraneo orientale come teatro strategico
Il tratto marittimo che collega il Mediterraneo orientale allo Stretto di Hormuz e ormai considerato uno snodo centrale della sicurezza geoeconomica europea: la regione si estende fino all’Oceano Indiano ed e strategica per energia, rotte marittime, infrastrutture e connettivita.
Le tensioni e i conflitti in corso nella regione, in particolare quelli che coinvolgono Israele, Stati Uniti e Iran, hanno accelerato l’urgenza di rafforzare le relazioni con Paesi allineati. Lazarou sottolinea che oltre alla componente diplomatica, e fondamentale tutelare la sicurezza economica legata al controllo dei flussi commerciali ed energetici attraverso lo Stretto di Hormuz. Per la Grecia, in particolare, la protezione delle rotte marittime e la prevenzione delle minacce alla navigazione sono priorita di primo piano.
Atene-Bruxelles
Un elemento importante del forum e stato il coordinamento tra la politica estera greca e l’agenda europea. Lazarou osserva che l’impegno di Atene nella regione procede di pari passo con quello di Bruxelles: la presidenza cipriota del Consiglio dell’UE, guidata dal presidente Nikos Christodoulides, ha posto tra le priorita i negoziati per accordi di libero scambio con l’India e con il Consiglio di Cooperazione del Golfo. Lo scambio commerciale tra UE e GCC ha raggiunto circa 225 miliardi di euro, con una riduzione nel 2024 che i leader sperano di invertire.
Il forum si e concluso con impegni su diversificazione delle catene di approvvigionamento, transizione energetica, intelligenza artificiale e sicurezza marittima. L’indirizzo emerso a Navarino e quello di un’Europa che cerca di diminuire la propria vulnerabilita alle tensioni geopolitiche prendendo maggiore controllo delle infrastrutture che la collegano al resto del mondo. Come riassume Lazarou, i rapporti con i Paesi del Golfo e con l’India sono entrati in una nuova fase, sia per la Grecia sia per l’Unione Europea. (di Giorgio Rutelli)
