Kaja Kallas e tornata a Tallinn nel ruolo di Alto Rappresentante dell’Unione Europea per la politica estera, incarico che la vede mediare tra ventisette governi, affrontare crisi parallele e trattare con interlocutori che, ha osservato con franchezza, talvolta preferirebbero non confrontarsi con l’UE. Il suo dialogo con Edward Luce, editorialista e National Editor per gli Stati Uniti del Financial Times, alla Lennart Meri Conference 2026 ha toccato Iran, Ucraina, relazioni transatlantiche e la sfida cinese.
Iran: il problema non e solo il nucleare
Sulla crisi iraniana Kallas ha delineato una strategia europea in tre fasi: fermare le ostilita, riaprire lo Stretto di Hormuz e poi avviare negoziati sugli aspetti piu complessi, a partire dal nucleare. Ha pero sottolineato che il focus non puo essere unicamente l’accordo nucleare: il programma missilistico iraniano, le azioni ibride e il sostegno militare a Mosca costituiscono minacce concrete per i Paesi della regione e vanno affrontate insieme al dossier nucleare.
Dal punto di vista economico Kallas ha ricordato che lo Stretto di Hormuz e vitale anche per rifornimenti civili: circa il 54% dei fertilizzanti diretti al Sudan transita da li. Una chiusura prolungata provocherebbe ritardi nelle semine e rischi di carestia in alcune aree dell’Africa entro un anno. Quanto all’opzione militare, ha messo in guardia che colpire infrastrutture civili iraniane non risolve la questione del controllo del corridoio marittimo, che resta lo strumento principale di pressione di Teheran, e potrebbe complicare prospettive diplomatiche.
Rapporti transatlantici: unita o frammentazione
Luce ha richiamato l’attenzione sull’atteggiamento critico dell’amministrazione Trump verso l’Unione Europea. Kallas ha osservato che anche Pechino e Mosca sono ostili alle istituzioni europee perche un’Europa unita rappresenta una potenza paragonabile alla loro; per loro e piu semplice negoziare con Stati piu piccoli e divisi.
Kallas ha avvertito del rischio che alcuni Stati membri privilegino relazioni bilaterali con gli Stati Uniti piuttosto che la coesione europea. Ha citato la celebre battuta di Paul-Henri Spaak sui Paesi piccoli e su chi non lo sa ancora, applicandola al contesto attuale. Ha anche ricordato dati di opinione: nell’ottobre 2025 solo il 14% degli europei considerava gli Stati Uniti un alleato, mentre il 42% degli americani vedeva l’Europa come un alleato, segnando un cambiamento anche in Paesi storicamente pro-americani.
Ucraina: pressione, non concessioni
Sulla guerra in Ucraina Kallas ha illustrato la posizione europea: la Russia non e ancora arrivata al punto di dover negoziare seriamente e ha cercato di ottenere da Washington risultati non conseguiti sul campo, strategia che finora non ha avuto successo perche l’Ucraina ha tenuto. “Non possiamo essere noi a implorare la Russia di parlarci”, ha detto.
In sede di Consiglio Affari Esteri ha presentato un elenco di condizioni che Mosca dovrebbe accettare prima di qualsiasi accordo, tra cui l’organizzazione di elezioni libere in Russia. Pur riconoscendo la scarsa probabilita di realizzazione a breve termine, Kallas ha spiegato che l’obiettivo e ottenere impegni reciproci: se un accordo impone obblighi all’Ucraina, deve prevedere gli stessi obblighi per l’aggressore.
Riguardo alle pressioni americane su Kiev perche ceda territori non ancora persi militarmente, Kallas ha confermato che tale pressione esiste e ha osservato che il motivo profondo di tale posizione non le e chiaro.
Cina: accordo sulla diagnosi, disaccordo sulla cura
Sulla Cina Luce ha indicato la sfida come potenzialmente la piu rilevante nel lungo periodo. Kallas ha convenuto e ha ammesso che la risposta europea e ancora insufficiente.
“Abbiamo una diagnosi chiara ma non un accordo sulle contromisure”, ha spiegato, usando una metafora medica: si puo scegliere la morfina – sussidi pubblici per sostenere le imprese europee contro il dumping cinese – oppure la chemioterapia – misure di difesa commerciale piu aggressive che comportano il rischio di ritorsioni. Alcuni Paesi prediligono soluzioni meno dolorose nell’immediato, ma tali misure non risolvono i problemi strutturali a lungo termine.
Ha riportato anche l’osservazione di un ministro asiatico dopo il vertice Trump-Xi: quando gli elefanti si scontrano l’erba viene calpestata, ma e peggio se gli elefanti si trovano d’accordo, perche in un mondo a due poli il resto perde peso. Per Kallas la risposta passa dalla costruzione di capacita europee autonome in difesa e industriali: esiste gia un lavoro in corso, con dodici partenariati di sicurezza e difesa attivi, l’ultimo con l’Australia, ma i tempi per una piena autonomia restano incerti. (di Giorgio Rutelli)
