Donald Trump ha rifiutato la proposta dell’Iran che prevedeva la riapertura dello Stretto di Hormuz per porre fine al conflitto. Teheran sta preparando una nuova offerta, ma il tempo stringe mentre il prezzo del petrolio supera i 100 dollari al barile. In Italia, con la scadenza del taglio delle accise fissata al 1 maggio, il governo guidato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni valuta una proroga mirata, con particolare attenzione al gasolio.
Secondo la Casa Bianca, l’iniziativa iraniana non e stata ritenuta sufficiente per chiudere definitivamente la crisi. L’offerta di Teheran prevedeva la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, attualmente interessato a un blocco navale che limita il transito, e l’avvio di colloqui su dossier come il programma nucleare e il materiale uranio arricchito. Dopo aver valutato la proposta con i suoi collaboratori, il presidente americano ha detto no, ribadendo che per gli Stati Uniti la linea rossa resta l’indisponibilita a permettere all’Iran di acquisire armi nucleari.
Perche l’Iran ha bisogno di un accordo
I mediatori in Pakistan aspettano una nuova versione della proposta iraniana, hanno riferito fonti vicine ai negoziati. La rielaborazione del testo richiede tempo perche bisogna trovare un equilibrio tra posizioni piu concilianti e componenti piu intransigenti all’interno del regime. La fazione conservatrice radicale nota come Paydari si oppone a qualsiasi dialogo con gli Stati Uniti. Inoltre il processo decisionale e complicato da difficolta di comunicazione con la Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, che si troverebbe in una localita mantenuta segreta per ragioni di sicurezza.
Il presidente Trump ritiene che l’Iran sara costretto a negoziare a breve. Su Truth ha scritto che Teheran gli avrebbe comunicato di trovarsi in uno “stato di collasso” e di voler riaprire lo Stretto di Hormuz non appena chiarita la leadership interna. Secondo Washington, l’industria petrolifera iraniana sta subendo gravi difficolta logistiche – carenza di navi e attrezzature per il carico – che rendono complesso il trasporto del greggio. Il blocco ha inoltre ripercussioni sulle importazioni di beni di prima necessita, aggravando una situazione economica gia compromessa dalla guerra e mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro.
Perche l’intesa serve agli Usa (e anche all’Italia)
Anche per gli Stati Uniti e per l’Occidente il fattore tempo e determinante. Dal 1 maggio scatta il termine dei 60 giorni dai primi attacchi del 28 febbraio, e oltre quella data Trump potrebbe aver bisogno dell’autorizzazione del Congresso per ulteriori azioni. A Washington cresce la preoccupazione per il rischio di un conflitto “congelato”: nessuna guerra dichiarata ma neppure un accordo, con truppe statunitensi dispiegate nella regione e lo Stretto di Hormuz eventualmente chiuso per un periodo prolungato.
Le ricadute economiche sarebbero rilevanti anche per altri paesi. Con il petrolio intorno ai 100 dollari al barile, aumentano i costi dell’energia e dei carburanti, con effetti sulle famiglie e sulle imprese in molte economie, compresa l’Italia. Anche il settore aereo si prepara al rischio di razionamento del carburante e ad altre conseguenze logistiche.
La corsa del petrolio
Negli Stati Uniti il prezzo medio della benzina ha registrato un nuovo aumento dall’inizio del conflitto: nelle ultime ore si e attestato sui 4,18 dollari al gallone, con un rialzo di oltre 6 centesimi rispetto al giorno precedente. Rispetto al 28 febbraio l’incremento medio e stato di circa 1,19 dollari al gallone.
In Italia la misura che ha ridotto le accise sui carburanti scade fra pochi giorni. La premier Giorgia Meloni ha detto che si sta valutando un’ulteriore proroga, eventualmente di durata minore rispetto alle precedenti. Poiche l’aumento del gasolio e stato piu marcato rispetto alla benzina – circa +24% contro +6% in media – l’intervento potrebbe privilegiare una maggiore attenuazione del prezzo del gasolio. Meloni ha sottolineato che la situazione internazionale e in evoluzione e che le decisioni saranno ancorate all’andamento del quadro generale.
Il rischio di una nuova escalation
Alla Casa Bianca regna cautela. A circa sei mesi dalle elezioni di midterm, uno stallo prolungato sarebbe, secondo fonti interne, lo “scenario peggiore” per l’amministrazione Trump, percio non si esclude una nuova accelerazione. Il presidente avrebbe confidato a un collaboratore che, a suo avviso, i leader iraniani “capiscono” soprattutto segnali di forza, pur mantenendo – sempre secondo le stesse fonti – un approccio volto a evitare l’uso immediato della forza ma senza cedere sulle posizioni fondamentali. Nella squadra di governo alcuni consiglieri spingono per mantenere il blocco dello Stretto e inasprire le sanzioni prima di valutare altre opzioni militari, mentre esponenti interventisti come il senatore Lindsey Graham sostengono un’azione piu decisa per sbloccare l’impasse.
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