I negoziati tra Iran e Stati Uniti sono al centro di dichiarazioni contraddittorie. Il presidente americano Donald Trump ha annullato la missione a Islamabad di Steve Witkoff e Jared Kushner. Intanto in Libano il cessate il fuoco resta fragile: il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ordinato alle Forze di Difesa di colpire obiettivi di Hezbollah e i media statali libanesi hanno riportato nuovi attacchi israeliani in almeno quattro localita del sud del Paese.
Missione annullata
“Ho appena annullato il viaggio dei miei rappresentanti a Islamabad, in Pakistan, per incontrare gli iraniani”, ha scritto Trump su Truth, spiegando che i viaggi richiedono troppo tempo e che nella leadership iraniana ci sarebbero profonde lotte intestine e confusione. “Abbiamo tutte le carte in mano, loro nessuna. Se vogliono parlare, non devono far altro che chiamare”, ha aggiunto il presidente.
Rispondendo al giornalista di Axios Barak Ravid sulla possibilita che l’annullamento significhi la ripresa della guerra, Trump ha negato che si tratti di una decisione in tal senso: “No. Non significa questo. Non ci abbiamo ancora pensato”. Ha inoltre detto che non vede motivo di mandare delegati per un viaggio di 15-18 ore quando si puo dialogare per telefono, e che non inviera persone solo per “stare seduti a non fare nulla”.
Il nuovo documento
Prima di rientrare alla Casa Bianca, il presidente ha spiegato che la cancellazione e stata motivata anche dal fatto che gli iraniani avevano presentato un documento che giudicava insoddisfacente; dopo la decisione, ha detto, ne e arrivato uno diverso e “decisamente migliore”, ma sempre non sufficiente. Ha ribadito che non intende inviare delegazioni per colloqui con persone sconosciute e che trattera “con chiunque dovra trattare” quando e se gli avversari vorranno contattarlo.
Secondo l’agenzia ufficiale Irna, parte della delegazione iraniana che accompagna il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e rientrata a Teheran per consultazioni. Irna precisa che il gruppo tornato in Iran si riunira nuovamente con Araghchi oggi in Pakistan. Araghchi si trova attualmente in Oman, seconda tappa di un tour diplomatico che ha gia toccato Islamabad e dovrebbe proseguire con una visita a Mosca.
Guerra senza via libera del Congresso, Trump e il nodo dei 60 giorni
La legge conosciuta come War Powers Resolution, approvata dopo la guerra del Vietnam, impone limiti all’uso della forza militare da parte del presidente senza l’autorizzazione del Congresso: stabilisce un termine di 60 giorni per le operazioni avviate senza un’esplicita autorizzazione parlamentare. Nel caso del conflitto con l’Iran, avviato dall’amministrazione Trump senza approvazione del Congresso, la scadenza e collocata tra la fine di aprile e il 1 maggio, a seconda delle interpretazioni, e resta incerto cosa accadra al termine di questo periodo.
La norma prevede tre fasi principali: entro 48 ore il presidente deve notificare al Congresso l’impiego delle forze in stato di “ostilita”, illustrando obiettivi, motivazioni e durata prevista; entro 60 giorni dalla notifica il Congresso deve autorizzare l’uso della forza o il presidente e tenuto a interrompere le operazioni; e prevista inoltre una possibile estensione di 30 giorni per consentire un ritiro sicuro delle truppe. Trump ha gia dichiarato di non voler chiudere il conflitto con accordi che ritenga svantaggiosi.
A Washington c’e confusione su quando inizi il conteggio dei 60 giorni: alcuni ritengono che il termine parta dall’inizio delle ostilita, altri dalla data della notifica ufficiale al Congresso, spostando la deadline di qualche giorno. Il cessate il fuoco complica ulteriormente le interpretazioni: alcuni parlamentari ritengono che l’esistenza o meno di ostilita attive influisca sul conteggio.
La War Powers Resolution non e mai stata usata con successo per fermare azioni militari; nel corso degli anni diversi presidenti ne hanno contestato la costituzionalita. Il vicepresidente J.D. Vance ha definito la norma “una legge fittizia e incostituzionale”, sostenendo che non condizionera le scelte della Casa Bianca.
La prassi amministrativa ha mostrato come in passato si siano trovate soluzioni pratiche per superare o reinterpretare il limite dei 60 giorni: Ronald Reagan trovo un’intesa con il Congresso per prolungare la missione dei Marines in Libano nel 1983; Barack Obama sostenne nel 2011 che l’intervento in Libia non rientrasse nella definizione di “ostilita” della legge; Bill Clinton giustifico prolungamenti a partire da fondi gia approvati per la missione in Kosovo. Anche l’amministrazione attuale potrebbe invocare interpretazioni analoghe, sostenendo per esempio che un cessate il fuoco abbia interrotto le ostilita o che la legge non si applichi al caso specifico.
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