Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha fissato un ultimo termine all’Iran: riaprire lo Stretto di Hormuz o accettare un accordo entro le 20 del 6 aprile (ora americana), altrimenti gli Stati Uniti inizieranno a colpire gli impianti e le infrastrutture energetiche iraniane. La minaccia e stata descritta come l’ennesimo ultimatum nell’ambito di una serie di pressioni e proroghe avviata il 21 marzo, con implicazioni immediate per il commercio petrolifero e i mercati dell’energia.
La risposta di Teheran e arrivata prontamente. Il generale Ali Abdollahi Aliabadi, dal quartier generale di Khatam al-Anbiya, ha definito la minaccia di Trump <
Cronologia: minacce, rinvii e colloqui
Il 21 marzo Trump aveva minacciato di <
Due giorni dopo, il 23 marzo, la posizione statunitense e cambiata: e stata annunciata una sospensione degli attacchi per cinque giorni e si e parlato di colloqui <
Il 27 marzo il presidente americano ha prorogato nuovamente la sospensione, portandola a dieci giorni su richiesta, secondo la Casa Bianca; la nuova scadenza e stata fissata al 6 aprile. Trump ha spiegato a Fox News di aver concesso questo tempo supplementare per favorire i negoziati e arrivare alla riapertura dello Stretto, la cui chiusura aveva gia pesato sui prezzi del petrolio e dei carburanti.
Nel frattempo la Casa Bianca ha presentato un piano in quindici punti che richiederebbe all’Iran di rinunciare al programma nucleare e di riaprire lo Stretto di Hormuz. Teheran ha risposto ponendo condizioni: vuole mantenere il suo programma missilistico e il controllo sullo Stretto, rifiutando l’obbligo di rinuncia totale posto dagli Stati Uniti.
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