Procaccini (FdI) chiede sospensione e revisione dell’ETS

Il meccanismo dei crediti ETS, che assegna un prezzo alle emissioni di alcune industrie per favorire la decarbonizzazione, viene definito <>. Lo ha dichiarato a “Voci dal Parlamento” dell’Adnkronos Nicola Procaccini, eurodeputato, responsabile energia e ambiente di Fratelli d’Italia e co-presidente del gruppo dei Conservatori (ECR) all’Eurocamera, a margine della plenaria. Secondo lui il sistema dovrebbe essere sospeso e rivisto in modo drastico; apprezza inoltre la proposta del governo italiano di rivedere il ruolo dei crediti ETS nella determinazione del prezzo dell’energia, o almeno di escluderli da tale determinazione come compromesso ragionevole.

Il sistema ETS obbliga i produttori di energia da combustibili fossili ad acquistare permessi per ogni tonnellata di CO2 emessa. Per questo motivo l’eurodeputato lo descrive come una forma di tassazione sull’attivita produttiva in Europa che puo mettere le imprese europee in svantaggio: esse sono costrette a comprare crediti ETS anche da concorrenti esteri con costi di produzione inferiori, che possono quindi offrire prezzi piu bassi. Inoltre, osserva Procaccini, l’effetto ambientale a livello globale e limitato, dato che l’Ue contribuisce a meno del 7% delle emissioni mondiali mentre le emissioni continuano a crescere in altre aree.

Procaccini ricorda che il sistema ETS e nato in un contesto storico diverso e da proposte ambientali radicali, ma precisa di non voler attribuire tutta la responsabilita a tali posizioni. Oggi pero il meccanismo e particolarmente gravoso: ha assorbito la riduzione del prezzo del gas registrata prima dell’attuale conflitto in Medio Oriente e incide quindi sui costi sostenuti da famiglie e imprese europee, rendendo urgente una riforma.

‘Evidente poco coordinamento con Usa’

E <> uno scarso coordinamento tra gli Stati Uniti e le capitali europee sull’evoluzione del conflitto in Iran e sui suoi effetti sui prezzi energetici, osserva Procaccini. Secondo lui gli Usa adottano una politica energetica decisa e pragmatica, mentre l’Unione europea tende a una regolamentazione molto ampia che, a suo avviso, complica la produzione interna di energia e aumenta la necessita di importarla.

Le tensioni geopolitiche possono cambiare rapidamente e questo rende difficile pianificare a lungo termine. Alcuni Paesi, come l’Italia attraverso Eni ed Enel, sono riusciti a diversificare le forniture, ma rimane una condizione di vulnerabilita: le politiche energetiche nazionali possono non adeguarsi con la necessaria rapidita ai mutamenti esterni.

‘Nodo e sovranita energetica, usare tutte fonti’

Per Procaccini la questione centrale e la sovranita energetica: la capacita degli Stati europei di produrre energia in autonomia per ridurre la dipendenza dalle importazioni. Questo, aggiunge, implica sfruttare tutte le fonti e le tecnologie disponibili, compreso il nucleare a fissione menzionato recentemente dalla presidente della Commissione europea e dal commissario all’Energia.

Le proposte formulate finora per contenere l’aumento dei prezzi energetici causato dalla guerra in Medio Oriente restano in gran parte espressioni di intenti, mancando di misure concrete. Un esempio e l’ipotesi di disaccoppiare il prezzo del gas da quello delle altre fonti, suggerita per favorire le rinnovabili: e un obiettivo condivisibile, ma va accompagnato dal riconoscimento che al momento l’Europa continua ad avere un fabbisogno significativo di energia da fonti fossili.

Pur dichiarandosi favorevole a un maggiore sviluppo delle energie rinnovabili, Procaccini segnala una contraddizione nella politica nazionale: in alcune regioni rilevanti per il settore energetico, come la Sardegna, sussistono difficolta nel rilascio dei permessi per impianti rinnovabili. Questo, secondo lui, crea un cortocircuito in cui si ostacola sia la produzione da fonti fossili sia quella da fonti rinnovabili, con il rischio di decisioni guidate piu dall’ideologia che dalla praticabilita delle soluzioni energetiche.