L’analista Milshtein: ”In Israele probabili nuove elezioni, fino ad allora difficile prendere decisioni strategiche”

Lo scenario di nuove elezioni appare il più probabile in Israele dopo le parlamentari che hanno registrato un’affluenza record, con una partecipazione storica degli elettori arabi, ma che non hanno consegnato a nessuno dei due principali blocchi — quello di Netanyahu e quello sostenuto da Gadi Eisenkot — la maggioranza assoluta di 61 seggi alla Knesset. Michael Milshtein, noto analista politico e direttore del Forum per gli studi palestinesi presso il Centro Moshe Dayan di Tel Aviv, sottolinea che, pur essendo stati scrutinati quasi tutti i voti, rimangono da contare le schede in busta doppia — quelle di soldati, diplomatici e detenuti — che arriveranno entro venerdì mattina e potrebbero definire il quadro finale. Al momento, né Netanyahu né Eisenkot sembrano avere i numeri per formare un governo stabile.

Milshtein delinea tre possibili scenari. Il primo prevede che Eisenkot riveda le sue posizioni e si accordi con i partiti arabi, in particolare con Ra’am (la Lista Araba Unita), replicando in sostanza l’esperienza di quattro anni fa.

Secondo l’analista, questo primo scenario produrrebbe però un governo molto debole e fragile, destinato presumibilmente a durare pochi mesi. Il secondo scenario ipotizza invece che Eisenkot infranga la sua promessa di non collaborare con Netanyahu e avvii trattative per un governo di unità nazionale che potrebbe includere figure come Bennett e Lapid e forse anche Smotrich, ma escluderebbe i partiti arabi e, apparentemente, gli Haredi. Questa opzione contraddirebbe impegni precedenti di Eisenkot, ma avrebbe il sostegno di leader internazionali e locali citati dall’analisi.

Il terzo scenario è il ritorno alle urne con nuove elezioni. Milshtein osserva che molti cittadini sono delusi e frustrati dall’attuale stallo; ritiene però che questa sia, allo stato attuale, l’ipotesi più probabile perché le altre sembrano meno realistiche. Il problema pratico è che, durante il periodo che precederebbe nuove votazioni — settimane o anche più — permane la necessità di affrontare questioni di sicurezza urgenti, tra cui eventuali azioni contro l’Iran e la gestione dei fronti del Libano, di Gaza e della Siria, problemi che non possono essere rimandati a lungo.

Milshtein mette in evidenza la difficoltà per un governo ad interim di prendere decisioni strategiche su queste questioni sensibili. Pur auspicando che, con il conteggio delle schede in arrivo, si avranno indicazioni più chiare già venerdì mattina, l’analista ritiene improbabile che uno degli schieramenti ottenga subito 61 seggi. È invece plausibile che la settimana seguente sarà impiegata in trattative complesse e soluzioni creative, con entrambe le parti che potrebbero valutare nuovamente l’opzione di indire nuove elezioni.