20 settembre 2026 | 13.32
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Vera Politkovskaja, figlia della giornalista Anna Politkovskaja uccisa a Mosca il 7 ottobre 2006, ha dichiarato a Pordenonelegge di non avere speranze sul futuro della Russia, definendo la situazione immutata rispetto al passato e pessimistica rispetto a possibili cambiamenti.
Politkovskaja, che ha vissuto a Mosca fino all’inizio del conflitto russo-ucraino e poi si è trasferita insieme alla famiglia in un luogo ritenuto più sicuro, era a Pordenone per ricordare la madre a vent’anni dall’assassinio e per ricevere l’onorificenza “Ambassador of Freedom”. Ha anche presentato il libro su Anna, “Una madre” (Rizzoli). All’incontro con la stampa erano presenti Michelangelo Agrusti, presidente della Fondazione Pordenonelegge, e Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo.
Ha ricordato che la madre non era largamente conosciuta durante la vita e che la sua notorietà aumentò solo dopo l’omicidio, ma senza trasformarsi in un riconoscimento diffuso nel Paese. Secondo Vera, l’attuale corso politico in Russia è la prosecuzione di una strategia di potere ventennale che mira a generare paura.
Pur esprimendo pessimismo, Politkovskaja ha affermato che la Russia potrebbe essere compatibile con la democrazia, ma che il suo affermarsi richiederebbe un lavoro lungo, forse duraturo decenni, e dipenderebbe dalle scelte dei governanti e dalle politiche sociali adottate.
Sulla guerra in Ucraina e sull’operato di Vladimir Putin, ha condannato gli attacchi contro civili, infrastrutture e scuole, sottolineando che le azioni del presidente mostrano chiaramente di cosa è capace la leadership russa. Ha inoltre evidenziato la difficoltà di distinguere tra informazione e propaganda in tempo di guerra, invitando a diffidare sia della propaganda di Putin sia di quella anti-Putin che circola nel contesto conflittuale.
Riferendosi all’eredità professionale della madre, Politkovskaja ha indicato il suo lavoro come esempio di onestà e ricerca della verità, valori che dovrebbero guidare il giornalismo. Rispondendo a una domanda sul senso di pericolo, ha avvertito della presenza dell’intelligence russa in Europa e della possibilità che conduca operazioni ovunque, osservando però che la paura in sé non è utile pur riconoscendo l’esistenza del rischio. (di Paolo Martini)