Russia, diplomatico dissidente Bondarev: “Opposizione non esiste neanche all’estero, solo sulla blogosfera”

18 settembre 2026 | 13:13

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Secondo Boris Bondarev, ex diplomatico russo all’Onu fino a maggio 2022 e unico funzionario del ministero degli Esteri a dimettersi pubblicamente in segno di protesta contro la guerra in Ucraina, l’opposizione al Cremlino non esiste come soggetto organizzato neanche tra gli esuli. In un’intervista all’Adnkronos denuncia l’assenza di una struttura, di obiettivi chiari e di legittimazione popolare: oggi prevalgono figure individuali e blog, non partiti o movimenti con capacità di mobilitazione. Bondarev richiama esempi storici — dai partigiani italiani ai bolscevichi prima della rivoluzione — per sottolineare che chi ha ottenuto sostegno politico si è prima costituito come forza autonoma, mentre molte iniziative odierne si limitano a appelli online senza una strategia di lungo termine.

Qual è la situazione dell’opposizione all’estero in questo momento?

“Non esiste un’entità coerente che si possa definire opposizione. Ci sono centinaia di persone, spesso visibili sui social, ma senza coordinamento, obiettivi concreti o forma organizzativa. Non si può parlare di un movimento: mancano strutture che raccolgano e rappresentino realmente il sostegno popolare. Anche gruppi che nella storia avevano mezzi e disciplina, come i partigiani, si erano prima costituiti come forze autonome; l’aiuto esterno è arrivato dopo.”

Come si collocano esperienze come quelle di Aleksei Navalny, che aveva creato una rete di uffici regionali nel 2020, o Khodorkovsky con “Russia aperta”?

“Sì, esattamente: sono esempi di organizzazione politica concreta, con uffici e strutture sul territorio, che è ciò che serve per avere impatto.”

E la Piattaforma per il dialogo con le forze democratiche russe creata all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa?

“Quello è il punto centrale. Molti si appellano a istituzioni internazionali per ottenere peso politico senza avere prima costruito una base autonoma. La Piattaforma rappresenta un tentativo di legittimazione esterna: ma la rappresentanza reale richiede voti, elezioni o forme di sostegno popolare verificabili. Gli oppositori russi in esilio non hanno generalmente credenziali elettive e non cercano la legittimazione dalla diaspora che dicono di rappresentare, come invece hanno fatto altre comunità in esilio.”

La politica contemporanea non è in parte dominata da leader mediatici e dall’interazione sui social, dove i “like” sostituiscono l’impegno organizzativo?

“È una distinzione importante: ovunque i media e i social amplificano le voci, ma la differenza è che in altri paesi i politici con visibilità hanno anche potere reale e strutture organizzative. In Russia, molte figure di opposizione esistono principalmente nella blogosfera senza tradursi in capacità politica concreta.”

Andrà a votare?

“No. Per me è pericoloso recarmi in un’ambasciata russa, anche se ho il diritto di voto. Mantengo la cittadinanza russa, pur avendo lo status di rifugiato in Svizzera.”

Se potesse votare, quale sarebbe la sua scelta?

“Il valore del voto di protesta sta anche nella possibilità di proteggerlo dopo averlo espresso. Qui il voto di protesta serve più come gesto di autostima che come azione efficace: una vera azione politica dovrebbe produrre risultati concreti, non solo simbolici.”

È mai stato contattato in questi anni da governi che sostengono l’Ucraina?

“No, nessuno mi ha mai contattato.”