Elezioni in Francia, Ivaldi (Sciences Po): “La strategia economica social-populista Le Pen rischia di essere vincente”

Secondo Gilles Ivaldi, ricercatore di Sciences Po intervistato dall’Adnkronos, il potere d’acquisto è la preoccupazione principale dei francesi. A pochi mesi dal primo turno delle presidenziali (18 aprile e 2 maggio), i candidati moltiplicano le proposte economiche in risposta a questo tema centrale, come evidenziato anche dai recenti sondaggi per Le Monde.

Ivaldi definisce la politica economica di Marine Le Pen come “social-populismo”: da oltre un decennio il Rassemblement National cerca di attrarre classi popolari e medie puntando su misure economiche dirette. Tra le proposte più recenti di Le Pen c’è l’abbassamento dell’IVA su benzina, diesel e gas dal 20% al 5,5%, misura riproposta per rispondere alla diffusione del disagio legato ai costi del carburante. Dalla sua roccaforte nel nord ha inoltre rilanciato la priorità nazionale per gli alloggi sociali e studenteschi, un esempio di come il partito combini scelte sociali e temi identitari, secondo Ivaldi con una forte dimensione autoritaria.

Sulla sinistra, Jean‐Luc Mélenchon e La France Insoumise presentano un programma tipico della sinistra radicale: blocco dei prezzi, meccanismi di indicizzazione salariale, riforma delle pensioni con soglia a 60 anni, aumento delle imposte per i più ricchi, annullamento di parte del debito e potenziamento dei servizi pubblici. Ivaldi osserva che Mélenchon ha ora concentrato la campagna sulle proposte sociali, dopo esser stato coinvolto in battaglie culturali (su temi come l’islam o il conflitto a Gaza) che non hanno convinto ampie fasce dell’elettorato.

Per Ivaldi, la differenza strategica è netta: Le Pen unisce rivendicazioni sociali e identitarie, mentre Mélenchon punta principalmente sul sociale. Questa capacità di Le Pen di coniugare i due aspetti può rivelarsi efficace e in sintonia con le attese del suo elettorato.

I candidati centristi mantengono invece un profilo più basso. Della proposta economica di Édouard Philippe, ex primo ministro e al momento dato secondo nei sondaggi, Ivaldi segnala poca chiarezza: l’unica misura finora esplicitata è l’ipotesi di allungare la vita lavorativa con un possibile innalzamento dell’età pensionabile a 65 o 67 anni, misura percepita come molto impopolare nel contesto attuale.

Il tema delle pensioni resta sensibile dopo la riforma del 2023 voluta da Emmanuel Macron, che aveva suscitato lunghe proteste. Se Philippe fosse eletto, secondo Ivaldi si profilerebbe una continuità con la linea di Macron: politiche liberali orientate all’offerta, a favore delle imprese, con l’obiettivo di stimolare crescita e occupazione.

Articoli correlati