15 settembre 2026 | 16.52
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Il Cremlino non esclude la possibilità che il gas russo torni sul mercato europeo, come ipotizzato dal vicepremier italiano Matteo Salvini, ma sottolinea che una decisione dipenderà da criteri economici e dalla disponibilità dei volumi necessari. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha definito la questione di natura commerciale, spiegando che occorre valutare se le forniture siano redditizie e se sia possibile garantire i quantitativi richiesti, visto che molti volumi sono stati reindirizzati altrove. Se entrambe le condizioni si verificassero, ha aggiunto Peskov, il tema sarebbe certamente discutibile.
L’ambasciatore russo in Italia, Alexey Paramonov, ha interpretato l’incontro tra Salvini e imprenditori italiani a Milano come un segnale di ritorno dell’establishment italiano al realismo e al pragmatismo. Su Facebook ha auspicato che le valutazioni emerse in quell’occasione vengano portate all’attenzione di altri leader del governo e dei ministri competenti.
Paramonov ha osservato che una larga parte dell’opinione pubblica dell’Europa occidentale, compresa quella italiana, si interroga sull’efficacia delle attuali politiche anti-russe rispetto agli interessi degli Stati e delle popolazioni. Secondo il diplomatico, numerosi ambienti imprenditoriali italiani hanno constatato un deterioramento delle proprie capacità dopo le misure adottate dall’UE: la cooperazione energetica tra Russia e Italia si è quasi arrestata e il commercio bilaterale ha subito danni rilevanti, con scambi ridotti di molto rispetto al passato. Per questi motivi, ha detto, è difficile sostituire rapidamente i volumi di energia precedentemente forniti dalla Russia o trovare nuove nicchie per le esportazioni tradizionali italiane.
Paramonov ha poi ricordato che fino a poco tempo fa, a causa delle restrizioni imposte dal governo italiano, il dibattito pubblico su questi temi era limitato e si svolgeva soprattutto in ambito industriale o sui media di opposizione. Oggi, ha rilevato, le ricadute economiche della linea anti-russa sono sempre più oggetto di confronto pubblico, coinvolgendo imprenditori e rappresentanti di diversi schieramenti politici, sia all’interno della coalizione di governo sia tra le forze d’opposizione.
In conclusione, secondo Paramonov l’Italia starebbe gradualmente riconsiderando i costi associati alla partecipazione alla politica anti-russa promossa da Bruxelles e riconoscendo che quella scelta ha comportato oneri elevati. Sta emergendo, ha detto, la consapevolezza della necessità di valutare opzioni per ripristinare e ricostruire relazioni economiche separate con la Russia.