15 settembre 2026 | 09.52
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La crisi tra gli Houthi yemeniti e l’Arabia Saudita è nuovamente peggiorata. I ribelli, vicini all’Iran, hanno lanciato una serie di attacchi contro obiettivi sauditi mentre Riad valuta come rispondere alla loro avanzata lungo la costa occidentale dello Yemen, sul Mar Rosso.
Secondo la coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita, gli attacchi hanno ferito 13 civili nelle città di Khamis Mushait, Abha e Taif e avrebbero provocato danni a sette abitazioni e a due veicoli. Gli Houthi hanno dichiarato di aver lanciato decine di missili e droni contro la base aerea di Khamis Mushait, affermando di aver preso di mira hangar, radar, piste e depositi di munizioni.
Il portavoce della coalizione, il generale Turki al-Maliki, ha detto che le forze adotteranno “tutte le misure operative necessarie” per fermare gli attacchi. L’Arabia Saudita considera l’escalation una minaccia diretta alla sua sovranità e alla sicurezza dei civili.
Pentagono contraddice l’amministrazione Trump: rilevata carenza di munizioni legata alla guerra
In un rapporto pubblicato ieri l’ispettorato del Pentagono ha riconosciuto una carenza di munizioni connessa al conflitto con l’Iran, una valutazione che l’amministrazione Trump aveva in vari momenti negato. Il documento stima che, tra il 28 febbraio e il 30 giugno, l’operazione chiamata “Furia Epica” abbia comportato costi per circa 33,4 miliardi di dollari, di cui circa 22,3 miliardi spesi per munizioni effettivamente impiegate.
Il rapporto indica che l’uso massiccio di munizioni ha ridotto le scorte strategiche e ha evidenziato strozzature nella capacità industriale di rifornimento, pur segnalando misure avviate dal Dipartimento della Difesa per accelerare la produzione. Nei mesi scorsi l’amministrazione aveva smentito notizie di razionamento di particolari tipologie di missili; il presidente Donald Trump aveva affermato pubblicamente che gli Stati Uniti disponevano di “enormi quantità” di munizioni. Secondo alcune ricostruzioni della stampa, però, la carenza avrebbe influenzato la decisione di non intraprendere attacchi su larga scala contro Teheran durante l’estate.
Il rapporto rileva inoltre che, nonostante l’uso di sistemi intercettori, gli attacchi iraniani hanno causato danni e distruzioni a centinaia di edifici e installazioni in basi americane in Kuwait, Bahrain, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iraq, Oman e Giordania. Nel documento, che copre il periodo da aprile a giugno 2026, sono elencati danni alla componente aerea: quattro F-15 distrutti, un F-35 danneggiato, sette aerei cisterna KC-135 danneggiati o distrutti e fino a 30 droni d’attacco MQ-9 Reaper distrutti, tra le altre perdite. Il rapporto stima inoltre che siano stati impiegati oltre 50.000 militari statunitensi nella guerra nel Golfo, iniziata il 28 febbraio in seguito ad attacchi israelo-americani contro l’Iran; ritorsioni iraniane e dei suoi alleati hanno danneggiato anche edifici diplomatici in quattro paesi (Iraq, Kuwait, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti).
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