14 settembre 2026 | 08:35
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A 21 anni Becky Jones ricevette la diagnosi di un tumore cerebrale e le fu prospettata una breve aspettativa di vita; nei successivi 11 anni si sottopose a cicli di chemioterapia per un cancro che, secondo quanto riportato dalla BBC, non c’era. Oggi ha 33 anni e ha avviato un’azione legale contro la struttura sanitaria di Coventry, ritenuta responsabile dell’errata diagnosi e della somministrazione di terapie prolungate e non necessarie. «Mi dicevano che senza la chemioterapia sarei morta», racconta Jones. I suoi disturbi, secondo la paziente, erano invece riconducibili a un’infiammazione che avrebbe potuto essere trattata con steroidi. Secondo la donna, gli esami non hanno mai mostrato la presenza di un tumore; la risposta dei medici faceva riferimento a una massa «non visibile a occhio nudo». Solo nel 2025 il quadro è stato definitivamente chiarito.
«Non ho mai avuto un cancro al cervello. C’è stata una diagnosi sbagliata e mi sono sottoposta a queste terapie per gran parte della mia vita adulta senza motivo», afferma Jones, aggiungendo che l’esperienza le ha «rovinato la vita». Il caso ha acceso i riflettori sulla struttura coinvolta: risultano infatti altre denunce, tra cui quella di una paziente che sostiene di essere diventata sterile dopo la somministrazione di un farmaco e il caso di una donna che avrebbe sviluppato una leucemia dopo circa 100 cicli di terapia ritenuti non necessari. Jones racconta di aver sofferto per anni di nausea persistente, dolori allo stomaco, afte e spossatezza; in passato le era stato detto che non avrebbe potuto avere figli, ma in seguito ha avuto due bambini. L’incubo cominciò a svanire nel 2024, quando un medico la contattò dicendole di interrompere la chemioterapia senza fornire spiegazioni: «Non sapevo cosa fare, a chi rivolgermi». Nel 2025, grazie a nuovi accertamenti effettuati da neurochirurghi e radiologi, è stato stabilito che il tumore non era mai esistito.