10 settembre 2026 | 09.46
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Ami Ayalon, ex direttore dello Shin Bet tra il 1996 e il 2000, intervistato oggi da Repubblica, ritiene credibili le ricostruzioni di Haaretz secondo cui il primo ministro israeliano non avrebbe trasmesso ai servizi di intelligence e alle forze armate informazioni su un possibile attacco di Hamas ricevute poco prima dal presidente emiratino Mohammed bin Zayed.
Ayalon osserva che lo stato attuale di Israele non corrisponde a una democrazia liberale “perfetta” e che negli ultimi dieci-quindici anni il premier ha concentrato molte decisioni nelle proprie mani, paragonando la situazione a quella del potere assoluto. Sull’ipotesi che Netanyahu sia stato avvisato in anticipo del rischio prima del 7 ottobre, Ayalon risponde che è plausibile. Racconta inoltre che l’ufficio del primo ministro ha invitato gli Emirati ad smentire l’articolo di Haaretz; leggendo la risposta arrivata da Dubai, secondo lui la versione pubblicata dal quotidiano corrisponde ai fatti.
Secondo Ayalon, la maggioranza degli israeliani, inclusi molti elettori di Netanyahu, vorrebbe una commissione d’inchiesta ufficiale sul 7 ottobre, ma la decisione finale spetta al premier. Finora non è stata avviata un’indagine seria perché, spiega, un’inchiesta indipendente potrebbe costringere Netanyahu a dimettersi e aggravare la sua posizione giudiziaria, dato che è imputato per corruzione; per questo motivo, sostiene, farà di tutto per evitarla. Ayalon ammette di non avere fiducia nei servizi di sicurezza attuali: pur comprendendo la difficoltà di ordinare operazioni militari, dice che esistono limiti morali e legali che oggi non riconosce più nelle istituzioni.
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