Il parcheggio bici è infrastruttura, non accessorio. Padova completi il disegno

Padova è la città italiana che pedala di più: lo certifica il Giretto d’Italia di Legambiente, che l’anno scorso le ha assegnato la maglia rosa per il terzo anno consecutivo, con 7.224 passaggi in bicicletta e micromobilità registrati in una sola mattina. Ed è la città che sta ridisegnando il proprio modo di muoversi: con il sistema tranviario SMART, le nuove linee SIR2 e SIR3 che collegheranno Rubano, Vigonza e Voltabarozzo al centro, e i chilometri di nuove piste ciclabili che stanno cucendo la Padova periurbana alla città.

Per Confesercenti del Veneto Centrale, però, al disegno manca ancora un tassello: la sosta. «Il parcheggio per le biciclette è infrastruttura, non accessorio», dichiara il presidente Flavio Convento. «Padova sta investendo per far muovere le persone in modo sostenibile e in maniera intermodale: il tram, le ciclabili che collegano i quartieri e i comuni della cintura al centro. Ma una mobilità funziona quando si può concludere il viaggio: chi pedala dalla cintura fino alla fermata del tram, o dal quartiere fino alla via dello shopping, deve poter lasciare il proprio mezzo in modo sicuro. Oggi troppo spesso quel viaggio finisce con una bici legata a un palo e denunce per furto di bicicletta lo scorso anno».

Qualcosa già esiste. Ma non basta: in stazione il BiciPark offre 830 posti custoditi ed è la dimostrazione che il servizio, dove c’è, viene usato. «Un segnale positivo anche della futura struttura che nascerà, si spera a breve, in Piazzetta Sartori, grazie a Comune e Fondazione Cassa di Risparmio. Ma anche qui i posti sono pochi, una quarantina non bastano.  –  prosegue Convento – Perché la partita che si apre ora è un’altra: quella di chi può o vuole raggiungere il tram in bicicletta. Le nuove linee porteranno il servizio fino a Rubano, Vigonza e Voltabarozzo, e per chi abita nella cintura la bici è il mezzo naturale per coprire l’ultimo tratto fino alla fermata: perché quel gesto diventi un’abitudine, ai capolinea e ai principali punti di interscambio servono rastrelliere sicure e coperte».

Il tema riguarda direttamente anche il commercio di vicinato. Chi si sposta in bicicletta o con il tram si muove a una velocità che permette di vedere le vetrine, fermarsi, entrare: è il cliente naturale dei negozi di quartiere e delle vie commerciali. Le esperienze europee e nazionali lo confermano: a Utrecht, nei Paesi Bassi, il parcheggio bici della stazione centrale offre 12.500 posti su tre piani, a Burgos città di 177mila abitanti in Spagna, il comune ha istituito dei parcheggi coperti. Così come la Città Metropolitana di Milano ha recentemente dato al via al servizio di 15 moduli BCPOD, box di parcheggio sicuro per biciclette, e-bike e monopattini.

Confesercenti del Veneto Centrale propone quindi di integrare la programmazione in corso con un piano della sosta ciclabile: parcheggi bici ai capolinea e alle fermate principali del tram, rastrelliere sicure e coperte lungo le vie commerciali, e il coinvolgimento delle attività economiche nella individuazione dei punti dove la domanda è più alta. «Non chiediamo un’opera monumentale», conclude Convento. «Chiediamo che la sosta delle biciclette entri nella pianificazione con la stessa dignità delle rotaie e dell’asfalto. Padova ha vinto la gara del pedalare: ora vinca quella del fermarsi. Ne guadagneranno la città, chi la attraversa e chi ogni mattina alza la serranda».

(Confesercenti Veneto Centrale)