03 settembre 2026 | 00.02
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Dallo Stretto di Hormuz agli edifici pubblici, Donald Trump ha avviato una serie di proposte e provvedimenti per associare il proprio nome o la propria immagine a luoghi e istituzioni. L’ultima istanza, pubblicata su Truth Social, è la richiesta di rinominare lo Stretto di Hormuz in “Stretto di Trump”, sostenendo che sarebbe ora “sotto il controllo degli Stati Uniti”.
Tra i primi atti del suo secondo mandato c’è stata la decisione di chiamare il Golfo del Messico “Golfo d’America” a livello federale, una denominazione non riconosciuta a livello internazionale. In un recente scontro commerciale con il Canada ha proposto di rinominare il Lago Ontario “Lake America”, mossa contestata sia dal governo canadese sia dalla governatrice di New York Kathy Hochul, che ha affermato che New York non adotterà tale nome.
Diversi enti pubblici hanno visto l’aggiunta del suo nome: lo United States Institute of Peace è stato ribattezzato Donald J. Trump United States Institute of Peace. Un tentativo simile sul John F. Kennedy Center for the Performing Arts è stato annullato da un giudice dopo l’approvazione del nuovo board; il consiglio ora propone la dicitura “Restaurato e rinnovato dal presidente Donald J. Trump”. Il nome Trump è stato usato anche per prodotti e programmi governativi come i “Trump Accounts” per i risparmi dei bambini e la piattaforma farmaceutica TrumpRx; nel 2020 il suo nome era comparso sugli assegni degli aiuti economici legati alla pandemia.
Le iniziative riguardano anche le forze armate: la Marina ha annunciato un programma per una nuova flotta di 15 corazzate della cosiddetta “classe Trump”, un progetto che il Congressional Budget Office ha stimato richiederà almeno otto anni per la prima unità e potrebbe costare circa 275 miliardi di dollari.
L’Air Force ha designato F-47 il futuro caccia di sesta generazione, numero scelto in riferimento al ruolo di Trump come 47° presidente. Tra le altre proposte emerse sui media figurano l’intitolazione del nuovo stadio dei Washington Commanders e la possibile rinomina dell’aeroporto internazionale di Washington-Dulles; l’aeroporto di Palm Beach è già stato intitolato a Trump all’inizio di luglio. È stata anche avanzata l’ipotesi di dare il suo nome alla nuova portaerei in costruzione, inizialmente destinata a onorare il marinaio Doris Miller.
Oltre ai nomi, cresce la presenza della sua immagine: ritratti affissi in edifici federali, la sua effigie sul pass annuale dei parchi nazionali e sul “Patriot Passport” per i 250 anni degli Stati Uniti. La U.S. Mint ha messo in vendita monete da un dollaro color oro con il volto di Trump, coniate come commemorative per il 2026; la scelta ha sollevato dubbi legali sulla raffigurazione di persone viventi sulla valuta, ma l’amministrazione fa riferimento a una normativa del 2020 che autorizzava emissioni speciali per l’anniversario. Le monete sono in realtà principalmente di rame; il Tesoro ha inoltre annunciato che la firma di Trump comparirà su future banconote.
Infine, tra le aspirazioni non realizzate rimane il progetto più simbolico: vedere il proprio volto scolpito sul Monte Rushmore accanto a Washington, Jefferson, Roosevelt e Lincoln, un desiderio che Trump avrebbe espresso anche in passato, come ricordato dall’allora deputata del South Dakota Kristi Noem.