Ucraina-Russia, negoziati per la pace in stallo: Putin pronto a intensificare gli attacchi

Fonti vicine al Cremlino, riportate da Bloomberg e riprese dai media ucraini, indicano che la Russia si prepara a una possibile escalation del conflitto in Ucraina dopo il fallimento dei tentativi diplomatici. Secondo queste fonti, Mosca sta valutando di intensificare gli attacchi con potenti missili balistici convenzionali mirando anche al centro di Kiev e a infrastrutture in altre città ucraine.

Il Cremlino ha inoltre minacciato ritorsioni contro installazioni militari britanniche in risposta a strike ucraini condotti in territorio russo con armamenti forniti dal Regno Unito. Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha dichiarato che la risposta potrebbe riguardare «qualsiasi installazione militare britannica» in Ucraina o altrove.

Putin: “Pronti al contraccolpo”

Secondo le fonti, i negoziati per porre fine alla guerra sono sostanzialmente bloccati e le posizioni di Mosca e Kiev rimangono distanti, riportando le parti alla situazione di partenza.

Le stesse fonti anonime citate da Bloomberg affermano che il presidente Vladimir Putin non sarebbe disposto a fermare le operazioni a causa delle pressioni dovute alle sanzioni occidentali o per gli attacchi ucraini contro raffinerie e reti logistiche russe.

A Mosca cresce inoltre la convinzione che gli attacchi ucraini ricevano diretto sostegno da membri della Nato, che forniscono a Kiev armamenti, intelligence e altro supporto militare.

Lo stesso Putin avrebbe lasciato intendere la possibilità di una risposta più dura in dichiarazioni rilasciate durante il fine settimana a un giornalista della televisione di Stato. Il presidente ha minimizzato l’impatto degli attacchi ucraini sull’economia russa e ha accusato Kiev di aver aperto una situazione pericolosa: «L’Ucraina ha aperto questo vaso di Pandora», ha detto, aggiungendo che Mosca sarebbe pronta a colpire i settori più sensibili dell’economia ucraina.

Trattative di pace sempre più lontane

Gli sforzi statunitensi per promuovere una soluzione negoziata non hanno finora portato a una svolta. I colloqui risultano in stallo mentre l’amministrazione del presidente Donald Trump è impegnata anche su altri fronti, incluso il confronto con l’Iran. Il Cremlino avrebbe inoltre rinunciato all’aspettativa di un possibile accordo ventilato durante il vertice di Anchorage.

Secondo l’ipotesi discussa, Washington avrebbe potuto spingere Kiev a cedere parte della regione orientale di Donetsk nell’ambito di un accordo di pace, proposta che però Kyiv ha sempre respinto, rifiutando di trasferire a Mosca il controllo di una fascia fortificata di città nel Donetsk che le forze russe non sono riuscite a conquistare completamente.

Il segretario di Stato Marco Rubio aveva già chiarito a giugno che Washington non condivideva la lettura russa degli accordi e, dopo un incontro tra il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e funzionari statunitensi a luglio, Rubio aveva parlato della necessità di elaborare «nuovi concetti» per sbloccare la situazione.

La missione della CIA a Mosca

Martedì il direttore della CIA John Ratcliffe è stato a Mosca per un incontro con esponenti russi; i dettagli dei colloqui non sono stati resi noti. Sergei Naryshkin, direttore del Servizio di intelligence estera russo (Svr), ha confermato l’incontro, definendolo regolare e parte della normale attività tra servizi segreti. Naryshkin ha detto che la conversazione ha toccato «diverse questioni di competenza delle agenzie di intelligence».

Secondo il Wall Street Journal, la visita aveva anche lo scopo di avvertire il Cremlino del rischio di un possibile attacco contro Paesi membri della Nato.

Il Wsj riferisce che valutazioni di intelligence statunitensi suggeriscono che Putin potrebbe tentare, nei prossimi anni, di mettere alla prova la determinazione della Nato con un’azione limitata contro un Paese alleato. I funzionari Usa temono che, sotto pressione sul fronte ucraino e interno, il presidente russo possa lanciare un’azione che vada da un attacco informatico a una piccola incursione terrestre, con i Paesi baltici indicati come possibili obiettivi. Nel calcolo russo potrebbero avere peso anche carenze di munizioni occidentali dovute al loro impiego in altri teatri, tra cui il conflitto in Iran, rileva ancora il Wsj.

Nel frattempo, gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner dovrebbero tornare a Mosca dopo una pausa di otto mesi e potrebbero recarsi per la prima volta anche a Kiev, ma al momento non è stata fissata una data ufficiale per queste missioni.

Le armi nucleari

Di fronte alla mancanza di progressi diplomatici, Mosca giudica «molto basse» le probabilità di una svolta e ritiene di avere poche alternative rispetto a un’ulteriore escalation per perseguire i propri obiettivi militari. Già negli ultimi mesi Russia e Ucraina hanno intensificato gli attacchi aerei sui rispettivi territori.

La recente ondata di attacchi ha riacceso a Mosca il dibattito sull’eventuale uso, come extrema ratio, di armi nucleari tattiche. Secondo le fonti, il confronto tra esponenti più intransigenti è aumentato, ma non risultano segnali che la Russia stia concretamente preparando l’impiego di armi nucleari in Ucraina. Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center, valuta il rischio «estremamente basso»: finché Mosca avrà la possibilità di intensificare gli attacchi con armi convenzionali, avrà «pochi incentivi a oltrepassare la soglia nucleare».

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