Gaza, Hamas ‘celebra’ 15enne ucciso in combattimento: “Ha piazzato esplosivi e sparato con lanciarazzi anticarro”

Un adolescente tra le macerie di Gaza ripreso con un lanciarazzi anticarro, l’attacco contro un mezzo corazzato e poi video che ne celebrano la figura come combattente: è la vicenda di Suhaib Labad, 15 anni, indicato da fonti vicine ad Hamas come membro delle Brigate Ezzedin al-Qassam, l’ala militare del movimento. Le immagini e i filmati sul caso sono stati rilanciati nelle ultime ore sui social e da media in lingua araba.

Secondo quanto diffuso da fonti vicine ad Hamas, Labad avrebbe preso parte agli scontri contro le forze israeliane impiegando un’arma anticarro contro un mezzo militare. Alcuni contenuti sostengono che il bersaglio fosse un carro armato Merkava; altri attribuiscono al giovane anche operazioni come il posizionamento di esplosivi o l’uso di un RPG. Al momento non è però possibile verificare in modo indipendente né l’identità del mezzo mostrato dopo l’esplosione né che sia stato effettivamente colpito da Labad, né ricostruire con certezza la dinamica completa dell’azione.

Un elemento rilevante è il modo in cui la sua morte è stata classificata e raccontata. Fonti israeliane riferiscono che, dopo essere stato ucciso durante gli scontri con le forze israeliane, Labad sarebbe stato inserito nelle statistiche del ministero della Salute di Gaza tra i «bambini uccisi da Israele». Questo crea una differenza di rappresentazione: lo stesso giovane è descritto da una parte come minore vittima del conflitto e dall’altra come combattente delle Brigate al‐Qassam morto in azione.

Secondo ricostruzioni israeliane, il caso solleva interrogativi su come vengano rappresentate e classificate le vittime del conflitto nelle statistiche palestinesi, soprattutto quando si tratta di minori associati a gruppi armati. La celebrazione postuma contribuisce a questa ambivalenza: le immagini che lo mostrano in attività militari vengono messe insieme a quelle della sua morte, costruendo una narrazione che lo presenta come un combattente caduto. Fonti legate all’ala militare di Hamas avrebbero diffuso un video «in suo onore», descrivendolo come «martire».

Il caso si inserisce in un contesto più ampio di programmi di addestramento militare e paramilitare rivolti a giovani e adolescenti nella Striscia di Gaza. Già nel gennaio 2015 il Washington Post documentò un campo organizzato dalle Brigate al‐Qassam con ragazzi in uniforme impegnati in attività di formazione militare; un mese dopo l’Afp raccontò la cerimonia conclusiva di uno di questi programmi, alla quale avrebbero partecipato migliaia di giovani.

Nel luglio dello stesso anno l’Afp riportò l’apertura di un programma estivo con circa 25mila partecipanti e un’età minima di 15 anni. All’epoca le Brigate al‐Qassam descrissero le attività come comprensive di tecniche militari, esercitazioni con munizioni vere, primo soccorso e soccorso ai feriti, presentandole come una preparazione «spirituale, intellettuale e fisica» alla «liberazione».

La pratica è proseguita negli anni successivi: nel 2019 le Brigate al‐Qassam avviarono nuovi campi militari per migliaia di giovani, ancora a partire dai 15 anni, con il tema dei «Pionieri della liberazione». Nel 2021 l’ala militare annunciò ulteriori programmi di addestramento rivolti ai giovani di Gaza, volti a trasmettere competenze di base di combattimento sotto la supervisione di istruttori delle Brigate al‐Qassam.

Anche le Nazioni Unite hanno documentato episodi di reclutamento e impiego di minori da parte di gruppi armati palestinesi. In un rapporto sul 2018 l’Onu riferì di avere verificato nella Striscia di Gaza tre casi di reclutamento e impiego di minori da parte di gruppi armati, tra cui le Brigate al‐Qassam; gli episodi riguardavano ragazzi di 17 anni e, in uno dei casi, l’impiego del minore ebbe esito mortale.