Determinante la chiamata di un vicino che udiva le urla provenire dall’appartamento e il tempestivo intervento delle volanti della Questura. Riscontrato un grave quadro di violenze fisiche, minacce, umiliazioni e sopraffazioni protrattosi per anni all’interno del nucleo familiare.
Prosegue l’attività di prevenzione, vigilanza e controllo del territorio svolta dalla Polizia di Stato nell’ambito dei dispositivi predisposti dal Questore della Provincia di Padova Marco Odorisio, finalizzati non soltanto al contrasto della criminalità diffusa e dei fenomeni di degrado urbano, ma anche alla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, settore nel quale la Questura di Padova continua a garantire la massima attenzione attraverso un costante monitoraggio delle situazioni maggiormente esposte al rischio di reiterazione delle condotte violente ed un’immediata risposta operativa ad ogni richiesta di aiuto. L’attività di contrasto ai reati riconducibili al cosiddetto “Codice Rosso” rappresenta infatti una delle priorità della Polizia di Stato, nella consapevolezza che la tempestività dell’intervento e la rapida ricostruzione del contesto familiare costituiscono strumenti essenziali per interrompere situazioni di violenza che, molto spesso, si protraggono nel tempo e vengono denunciate soltanto dopo numerosi episodi.
E proprio nell’ambito di tale attività che, nella serata di mercoledì 5 agosto, gli agenti della Sezione Volanti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura di Padova hanno tratto in arresto, nella flagranza del reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi, un cittadino romeno di 52 anni, gravemente indiziato di aver aggredito fisicamente la moglie al termine dell’ennesimo episodio di violenza domestica.
L’intervento prendeva avvio intorno alle ore 20.55, quando la Sala Operativa della Questura riceveva una richiesta di intervento da parte di un vicino di casa che segnalava di udire, provenire da un appartamento del piano superiore, le grida di una donna, manifestando il timore che la stessa potesse trovarsi in una situazione di pericolo.
Ricevuta la segnalazione, la Centrale Operativa disponeva l’immediato invio sul posto di due equipaggi della Sezione Volanti che, giunti in pochi minuti all’indirizzo indicato, individuavano nel cortile condominiale la figlia 15enne della coppia, visibilmente scossa e in forte stato di agitazione. La giovane riferiva immediatamente agli operatori che il padre, rientrato a casa in evidente stato di alterazione alcolica, aveva appena aggredito la madre e che, impaurita da quanto stava accadendo, era fuggita dall’abitazione chiedendo aiuto.
Appresa la gravità della situazione, gli operatori raggiungevano l’appartamento, dove rintracciavano l’uomo e la moglie. Quest’ultima presentava evidenti segni riconducibili alla recente aggressione, con contusioni e lesioni al volto, mentre nell’abitazione erano presenti anche una coinquilina della famiglia e, poco dopo, la sorella della donna con il marito, sopraggiunti dopo essere stati contattati dalla figlia della coppia.
Mentre una pattuglia accompagnava l’uomo presso gli uffici della Questura per accertamenti, gli altri poliziotti procedevano a contestualizzare l’aggressione, ricostruendo un quadro che appariva da subito ben più ampio del singolo episodio appena verificatosi. Infatti la figlia della coppia al rientro a casa insieme alla madre, notava il padre assumere un atteggiamento aggressivo, manifestando sin da subito uno stato di forte alterazione dovuto all’assunzione di bevande alcoliche. Dopo un acceso diverbio, l’uomo colpiva la moglie con due schiaffi al volto, inducendo la ragazza, terrorizzata, a rifugiarsi dapprima in bagno per contattare telefonicamente la zia e successivamente a fuggire dall’abitazione, continuando a sentire le urla della madre anche mentre si trovava nel cortile del condominio.
I poliziotti pertanto riscontravano come l’uomo, quando assume abitualmente bevande alcoliche, diventa particolarmente violento nei confronti della moglie e che analoghi episodi si sarebbero già verificati in numerose occasioni nel corso degli ultimi anni, descrivendo un clima familiare caratterizzato da continui litigi, aggressioni e intimidazioni determinate, nella maggior parte dei casi, da motivi di gelosia, da discussioni legate alla gestione del denaro o dal rifiuto della moglie di soddisfare le sue pretese.
Anche dal contesto parentale della donna si evidenziava come, ormai da tempo, la vittima delle violenze avesse trovato il coraggio di confidare numerosi episodi di aggressioni fisiche e psicologiche, spiegando di avere più volte sopportato tali comportamenti nella speranza che il marito cambiasse atteggiamento.
Accompagnata presso il Pronto Soccorso, la vittima formalizzava querela nei confronti del marito, descrivendo un quadro di maltrattamenti che, secondo quanto riferito, andava avanti da circa 4 anni. Emergeva così un quadro di aggressioni con una frequenza di quattro o cinque volte alla settimana, soprattutto quando l’uomo faceva abuso di alcol, precisando di essere stata più volte colpita al volto e al corpo, insultata, minacciata e umiliata, e di avere più volte rinunciato a denunciare nella speranza che la situazione potesse migliorare, senza tuttavia ottenere alcun cambiamento. Al termine degli accertamenti sanitari, i medici del Pronto Soccorso le diagnosticavano contusioni al volto giudicate guaribili in 5 giorni.
Gli agenti acquisivano inoltre ulteriore documentazione fotografica relativa ad una precedente aggressione avvenuta alcune settimane prima, nel corso della quale la donna riportava ulteriori lesioni.
Alla luce degli elementi raccolti nell’immediatezza dei fatti, nonché della condotta violenta appena consumata, gli agenti della Polizia di Stato procedevano quindi all’arresto dell’uomo nella flagranza del reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi ai sensi dell’art. 572 del Codice Penale, contestandogli un quadro di reiterate condotte vessatorie e violente poste in essere nei confronti della moglie, arrestato posto a disposizione della Procura della Repubblica di Padova per il rito direttissimo, e con la donna che unitamente alla figlia trovavano ospitalità e sostegno presso l’abitazione di familiari.