«Non può essere più grande, perché senza elezioni libere e eque non possiamo avere un Paese». Con queste parole Donald Trump ha anticipato che nel discorso alla nazione, previsto per questa notte, farà «un grande annuncio» sulle presunte vulnerabilità e sulla presunta corruzione del sistema elettorale americano. Interrogato se l’annuncio riguarderà le macchine per il voto — già oggetto di aspre critiche dai suoi sostenitori dopo la sconfitta del 2020 e ora al centro di cause per diffamazione — Trump ha risposto che si tratterà anche di questo tema, insieme ad «un paio di altre cose», ma ha preferito rimandare i dettagli.
Si prevede che il presidente userà il discorso, per il quale la Casa Bianca ha chiesto spazio in prime time sui grandi network, per riaffermare le accuse di brogli e interferenze straniere nelle elezioni del 2020, risultati che lui non ha mai riconosciuto. Fonti citate dal Washington Post dicono che Trump accuserà la Cina di aver avuto accesso ai dati degli elettori statunitensi e fornirà informazioni sul ruolo del Venezuela. Dalla Casa Bianca, tuttavia, viene mantenuto riserbo e si invita a diffidare delle «fonti anonime»: «La verità è che nessuno sa veramente quello che il presidente Trump alla fine dirà, ragione per cui tutti dovrebbero ascoltarlo», ha dichiarato la portavoce Karoline Leavitt.
Trump ha annunciato il discorso sui social media, dopo un briefing riservato alla Casa Bianca sui risultati di una revisione di vecchi documenti dell’FBI avviata dall’amministrazione. Tra i materiali esaminati ci sono elementi collegati alle indagini sulle elezioni del 2020, che l’allora ministro della Giustizia William Barr aveva concordato non avessero fornito prove di brogli sistemici.
Secondo un memorandum interno citato dal Post, il direttore dell’FBI Kash Patel avrebbe inviato centinaia di agenti a rivedere circa 700 fascicoli nella sede di Atlanta, con scadenza il 17 luglio, nella contea di Fulton che è stata al centro delle contestazioni di Trump e delle sue azioni per ribaltare la vittoria di Joe Biden. Quelle manovre portarono a incriminazioni federali poi decadute dopo decisioni della Corte Suprema e il successivo successo elettorale di Trump.
Dietro la scelta di parlare alla nazione ci sarebbero anche influenze e consulenze interne: Bill Pulte, nominato da Trump come direttore ad interim dell’Intelligence Nazionale nonostante la sua esperienza prevalente nei mutui, e il giornalista conservatore John Solomon, che ha a lungo messo in dubbio le indagini contro Trump e che è stato coinvolto nella revisione dei documenti alla Casa Bianca.
Va ricordato che, nel marzo 2021, le principali agenzie d’intelligence statunitensi conclusero che non vi furono interferenze straniere capaci di alterare materialmente i voti o di manipolare le macchine elettorali nelle presidenziali del 2020. Le agenzie riconobbero tentativi di influenza da parte di attori russi e iraniani e segnalarono che anche la Cina aveva valutato campagne di influenza, poi non poste in atto dopo dissidi interni.
Tuttavia l’amministrazione Trump ha riaperto alcune indagini: l’ex direttrice dell’Intelligence Nazionale Tulsi Gabbard ha seguito personalmente parte del riesame, compreso l’esame delle macchine usate a Porto Rico per valutarne eventuali vulnerabilità informatiche. La sua partecipazione come osservatrice al raid FBI negli uffici elettorali della contea di Fulton lo scorso gennaio ha suscitato polemiche e preoccupazioni costituzionali.
Il discorso si inserisce in una strategia più ampia con cui Trump cerca di influenzare il quadro delle prossime elezioni: fra le mosse recenti lo scioglimento di una commissione bipartisan che aiutava stati e comunità locali nell’organizzazione del voto, e un ordine esecutivo mirato a limitare il voto per posta e a imporre verifiche sulla cittadinanza e l’uso di un documento d’identità con foto. Tali provvedimenti sono stati però bloccati dai giudici, che hanno ricordato che la Costituzione attribuisce al Congresso, non al presidente, l’autorità sulle regole elettorali.
Trump potrebbe usare il discorso anche per aumentare la pressione sul Congresso affinché approvi il cosiddetto Save America Act, che introdurrebbe controlli sulla cittadinanza e l’obbligo di un documento con foto per votare nei prossimi midterm. I repubblicani al Senato affermano di non avere i voti necessari per far passare la legge, mentre i democratici sono fortemente contrari. In segno di tensione politica, Trump ha anche rifiutato di firmare una legge bipartisan sull’edilizia abitativa, pur consentendone l’entrata in vigore. Gruppi per i diritti elettorali temono che un annuncio di grande impatto del presidente possa minare la fiducia nella correttezza del sistema elettorale a pochi mesi dal voto.