Legge elettorale, bocciato emendamento preferenze: franchi tiratori decisivi, chi ha votato contro?

Un singolo voto ha fatto naufragare l’emendamento sulle preferenze nella legge elettorale, aprendo un nuovo fronte di tensione politica. Alla Camera il testo sostenuto dalla maggioranza è stato bocciato con 187 voti favorevoli e 188 contrari, al termine dello scrutinio segreto: un esito inatteso che ha avviato la ricerca dei cosiddetti franchi tiratori e riacceso lo scontro tra governo e opposizioni.

A valle della bocciatura, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riconosciuto la mancanza di alcuni voti nella maggioranza e ha parlato della necessità di una riflessione politica. Sui social ha osservato che la sinistra e le opposizioni hanno votato compatte contro, ma che anche nel campo della maggioranza sono mancati voti, situazione che richiede analisi interna.

Dopo il verdetto d’aula sono iniziati i conteggi per capire chi abbia votato contro. Il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, ha stimato che i voti mancanti nella maggioranza siano circa 31 e ha escluso la presenza di franchi tiratori all’interno del suo gruppo, affermando di non avere elementi per attribuire responsabilità precise ad altri esponenti del centrodestra. Ha inoltre detto che occorre verificare se alcuni soggetti abbiano votato come dichiarato.

Dal centrosinistra, Matteo Ricci, europarlamentare del Partito Democratico, ha indicato come responsabili alcuni deputati di Fratelli d’Italia, sostenendo che per la prima volta i deputati di FdI non avrebbero seguito le indicazioni della leadership. Secondo Ricci, quei deputati temono l’introduzione delle preferenze e per questo avrebbero votato contro l’emendamento.

Critiche sono state rivolte anche al contenuto dell’emendamento: la proposta prevedeva capilista bloccati che avrebbero favorito l’elezione dei candidati indicati dai partiti, mentre le preferenze avrebbero inciso diversamente sui partiti più grandi. Per il centrosinistra l’emendamento era inadeguato rispetto alla questione delle preferenze e, pur accusando l’opposizione di aver votato contro, ha indicato i reali oppositori interni nella componente del centrodestra che teme le preferenze, valutazione che secondo alcuni commentatori mette in discussione la coesione della maggioranza.

Forza Italia ha respinto le accuse di responsabilità interne. Il presidente dei deputati azzurri, Enrico Costa, ha negato mancanze nel gruppo, affermando che i parlamentari del partito sono stati presenti e compatti al momento del voto. Costa ha sottolineato che il testo uscito dalla Commissione non presenta impedimenti strutturali a proseguire l’iter e che, nonostante le richieste di sospensione da parte delle opposizioni, il gruppo intende continuare i lavori.