Il Wall Street Journal osserva che, mentre nel 2013 Xi Jinping — che allora scelse Mosca come prima capitale da visitare in quanto leader — ammirava Vladimir Putin, oggi gestisce i rapporti con lui. Quattro anni di guerra e di isolamento economico avrebbero trasformato il presidente russo in una figura più supplicante in una relazione sempre più sbilanciata e talvolta tesa, nota il quotidiano, citando il mancato accordo sul gasdotto “Potenza della Siberia 2” durante la quattordicesima visita di Putin in Cina a maggio, contraddicendo le aspettative che il presidente russo aveva espresso poco prima.
Il nodo del gasdotto Potenza della Siberia 2
La delegazione russa giunta a Pechino prima di Putin per finalizzare l’intesa si è scontrata con un netto rifiuto: Pechino ha comunicato al ceo di Gazprom che sarebbe disposta a firmare solo a condizione che il prezzo del gas fosse scontato, equiparato a quello praticato sul mercato interno russo — una richiesta che, nei fatti, equivaleva a chiedere alla Russia di finanziare il progetto, riferiscono fonti informate sui colloqui. I cinesi avrebbero inoltre invitato i russi a non riaprire la questione finché non muteranno le condizioni.
Le relazioni bilaterali non sono comunque al collasso, e la Cina ha garantito a Mosca un sostegno cruciale per sostenere lo sforzo bellico iniziato nel 2022. Xi sembra aver tratto insegnamento dagli anni Sessanta, quando i rapporti asimmetrici con l’Unione Sovietica danneggiarono l’alleanza; per ora tratta Putin con rispetto in pubblico, ma in privato tenta di ottenere concessioni che stringano la Russia in una posizione più debole.
Nel 2013 Xi vedeva in Putin un modello per la capacità di affermarsi sulla scena internazionale, nonostante l’economia russa fosse fortemente dipendente da petrolio e gas e meno diversificata rispetto a quella cinese o statunitense. L’invasione dell’Ucraina ha accelerato uno spostamento di potere già in atto, trasformando una partnership un tempo quasi paritaria in una relazione dove la Cina prevale su molti fronti.
Questa alleanza poggia più su un’antagonismo condiviso nei confronti dell’ordine mondiale guidato dagli Stati Uniti che su una base di valori o affinità culturali, e mostra segni di tensione. Analisti parlano di una strategia che chiamano “Reverse Nixon”: un tentativo degli Stati Uniti di indebolire il legame tra Russia e Cina, sfruttando le fratture tra i due paesi, sul modello dell’apertura verso Pechino negli anni Settanta. A complicare il quadro è il crescente numero di tentativi di spionaggio attribuiti a cinesi ai danni di funzionari russi di medio livello, episodi che Mosca tende a non divulgare per evitare ulteriori attriti con Pechino.