Quale destino avranno le 80 fiale di fentanyl trafugate all’ospedale Israelitico di Roma? “E’ difficile a dirsi”, premette all’Adnkronos Salute Riccardo Gatti, medico, specialista in Psichiatria e coordinatore del Tavolo tecnico Dipendenze della Regione Lombardia. “Ma non è verosimile che da queste fiale possano essere ricavate 20mila dosi di droga con conseguenze ‘apocalittiche'”, riflette l’esperto. “Chi ruba un farmaco è perché vuole utilizzarlo di persona, oppure venderlo”. E “potrebbe anche essere che il furto sia stato commissionato da qualche organizzazione che raccoglie farmaci rubati o ottenuti in altro modo, per rivenderli altrove. Vedremo il risultato delle indagini”. Ma, tiene a puntualizzare il camice bianco che da anni studia il tema delle sostanze psicoattive, delle dipendenze e delle dinamiche che portano al consumo, “se anche domani mattina le fiale venissero tutte ritrovate, non dovremmo dimenticare una questione sottostante: il fentanyl che sta provocando disastri in Nord America, e che preoccupa anche noi, non proviene da furti del fentanyl farmaco, che rimangono un fenomeno marginale”.
Effettivamente, da quello che emerge nelle ultime ore, fra le piste battute da chi indaga sul furto avvenuto nella Capitale ci sarebbe anche l’ipotesi che le fiale di analgesico fossero destinate al circuito degli studi medici clandestini. Nella sua riflessione Gatti esplora tutte le possibilità, partendo dal nodo del dosaggio. “L’agenzia europea Euda (European Union Drugs Agency, ndr) dice che la dose di fentanyl che può creare una overdose letale è di 2 mg. Una fiala contiene o 0,1 mg o 0,05 mg. Quindi siamo molto distanti da una overdose, se una persona assume 1 fiala. Se poi da 80 fiale si vogliono ricavare 20.000 dosi, come prospettato sui media, significa che da una fiala si dovrebbero estrarre 250 dosi. Ma una dose non avrebbe effetto con un principio attivo così basso. Non avrebbe senso anche se miscelata con altre droghe”, ragiona l’esperto, che ripete: “Chi ruba un farmaco è perché vuole utilizzarlo di persona, o venderlo. Se è un tossicodipendente da fentanyl e, quindi, è già tollerante alla sostanza, è possibile che assuma anche più di una fiala al giorno. Diciamo che, per lui, le 80 fiale potrebbero essere la scorta per il consumo nel periodo estivo. Se, invece, vorrà mettere le fiale sul mercato illecito è difficile che ricavi più di tanto. Al momento, infatti, da noi la domanda e consumo di fentanyl sono relativamente marginali”. L’ipotesi di un furto su commissione viene ritenuta possibile dallo specialista. Ma saranno le indagini a chiarirlo, ribadisce.
Di un aspetto invece Gatti è più sicuro: “È difficile che, in seguito a questo furto, si possa generare anche temporaneamente una situazione simile a quella nordamericana, caratterizzata da un’epidemia di overdose. Certamente il tutto va monitorato con attenzione – rimarca – l’episodio del furto è grave, e incidenti possono accadere, soprattutto se più fiale finiscono in mano a persone inesperte che normalmente non assumono oppioidi”. Ma “il vero pericolo non è solo questo – avverte – Il troppo clamore mediatico rischia di abbassare la soglia di attenzione della popolazione rendendo i messaggi di prevenzione inefficaci, perché percepiti come ‘allarmistici’, specialmente quando non sono accompagnati da indicazioni pratiche su come evitare l’eventuale pericolo. Non solo: in alcuni segmenti di popolazione un certo tipo di comunicazione non mirata potrebbe sortire un effetto di attrazione per la potenza della sostanza”.
Lo spettro della crisi Usa e la prospettiva peggiore
Da qualche anno in Europa il livello di allerta sugli oppioidi sintetici si è alzato. Le ‘spie rosse’ accese da episodi segnalati nei report Ue sono in aumento. Lo spettro della crisi vissuta Oltreoceano dagli Usa, con un picco drammatico intorno al 2022, aleggia ancora, e non è certo finita qui. Ma alla luce di quanto si sa delle dinamiche all’origine dell’emergenza qual è lo scenario più temibile per il Vecchio Continente? “Il vero pericolo – evidenzia Gatti – è rappresentato dal fentanyl prodotto dai laboratori clandestini, che sintetizzano il principio attivo in polvere partendo da precursori chimici industriali per poi inserirlo in preparazioni da solo, in mix con altre droghe o in farmaci contraffatti. Se le organizzazioni criminali decidessero di distribuire questi preparati anche da noi, la situazione potrebbe diventare drammatica e molto difficile da gestire”.
È a questo che dobbiamo prepararci? “Una buona strategia – analizza l’esperto – è quella di ipotizzare la situazione peggiore e quella più probabile, per poi agire di conseguenza. La situazione peggiore è quella che sta vivendo il Nord America. Da qualche anno ci sono segni positivi, ma è ancora grave. È probabile che ci si muova, in futuro, verso la distribuzione da parte della criminalità organizzata di diversi prodotti mix contenenti più sostanze tra cui, eventualmente, anche oppioidi sintetici ad alta potenza (non c’è solo il fentanyl). Lo si vede già in diverse parti del mondo. Attualmente da noi, oltre alla cannabis, grandi profitti si fanno con la cocaina che arriva ogni giorno a quintali o più, e con il suo derivato, il crack, che è sempre più diffuso e devastante fisicamente e mentalmente. Ma, gradualmente, anche da noi, le droghe sintetiche sono sempre più presenti”.
I riflettori sul capitolo fentanyl si sono riaccesi dopo il furto di fiale scoperto all’Israelitico di Roma. Ma cosa è urgente fare? “Attualmente, allarmati da ciò che è accaduto, stiamo rafforzando i controlli sulla gestione e la custodia del fentanyl farmaco, ma ci interroghiamo poco su una domanda di alterazione che c’è e che forse andrebbe meglio compresa, se davvero volessimo cercare di prevenire evoluzioni peggiori”, avverte Gatti. “Pasolini negli anni ’70 parlava di una sorta di vuoto culturale che, nella nostra ‘società dei consumi interconnessi’ si va facendo ancora più profondo. È questo che, a mio parere, dobbiamo veramente temere – conclude – ed agire di conseguenza”.
(Adnkronos – Salute)
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