Trump, 4 luglio sul Monte Rushmore: “Identità Usa sotto attacco, torna minaccia comunista”

Durante le celebrazioni del 4 luglio al Monte Rushmore per il 250° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha denunciato quella che ha definito una nuova minaccia all’identità nazionale, indicando come responsabili «radicali ed estremisti» interni.

Secondo Trump, «la nostra identità americana è sotto un rinnovato attacco». Ha sostenuto che, a una generazione dalla vittoria nella Guerra Fredda contro il comunismo, negli Stati Uniti si sta verificando una rinascita di tale minaccia.

Ha inoltre affermato che questa presunta rinascita è alimentata anche da «nuovi arrivati» che, a suo parere, abbracciano idee contrarie allo stile di vita e al successo del Paese.

Il presidente ha definito il comunismo «il nemico dei popoli liberi», sostenendo che non funziona, che è avverso alla Costituzione e che rappresenta una minaccia anche rispetto ai valori del 4 luglio 1776. Secondo il sito The Hill, queste parole sono state pronunciate in risposta alle recenti vittorie in alcune primarie di candidati democratici che si identificano come socialisti o progressisti.

Riguardo alle elezioni di medio termine, Trump ha detto che si possono perdere solo «se ce lo permettiamo», accusando i suoi avversari di sciocchezza e imprudenza. Ha esortato ad abolire l’ostruzionismo e a votare il cosiddetto Save America Act, sostenendo che ciò garantirebbe la vittoria elettorale per un lungo periodo. Ha attaccato il Partito Democratico, definendolo «il Partito Comunista» e affermando che tra i suoi sostenitori ci sarebbero immigrati clandestini, criminali e chi non vuole lavorare; ha concluso definendo il comunismo «un perdente».

Nel suo discorso ha anche celebrato la storia e i successi degli Stati Uniti: a 250 anni, ha detto, l’America è la repubblica più antica e sostiene di essere «il popolo più libero», con «la Costituzione più giusta e duratura», e di essere «la nazione più forte, potente e di maggior successo» nella storia, esprimendo gratitudine a Dio per questi risultati.

Ha reso omaggio ai quattro presidenti raffigurati sul Mount Rushmore — George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln — definendoli uomini che hanno proclamato, conquistato, salvato e garantito la libertà, e descrivendoli come persone d’azione, ambiziose, coraggiose, guidate dal destino e dotate di grande intelligenza.

Ha inoltre affermato che il modello americano non è l’ordinario nel mondo ma un’eccezione rara e preziosa, e ha ricordato che nella maggior parte della storia umana la maggioranza delle persone ha vissuto in condizioni di sofferenza, povertà e violenza. Ha concluso sottolineando che l’identità di una nazione determina il suo destino e che, a suo avviso, l’America ha un destino unico perché il suo popolo è unico.

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