Per l’Italia la proposta negoziale, in gergo comunitario negobox, avanzata dalla presidenza cipriota per tentare di trovare un terreno comune tra gli Stati membri sull’Mff 2028-34, il bilancio pluriennale dell’Ue, presenta forti “criticità”. Lo dice in una nota il ministro degli Affari Europei Tommaso Foti, che oggi è intervenuto a Lussemburgo nel Consiglio Affari Generali.
“L’Italia – afferma – prende atto del taglio previsto per il futuro bilancio europeo di 37 miliardi, rispetto a quello proposto dalla Commissione. Per l’Italia l’impostazione della negobox presenta forti elementi di criticità. Siamo infatti il terzo contribuente netto dell’Unione e vediamo una riduzione delle nostre allocazioni, anche a prezzi correnti”.
“Si dovrà trovare un accordo – continua – ma è chiaro che le convergenze parallele possono esistere in politica, non sul bilancio. Evidenzio al riguardo che la modernizzazione della proposta di bilancio stride con il mantenimento dei rebates (sconti)”.
“Non solo – nota Foti – ai colleghi che chiedono più tagli della Rubrica 1 (in particolare su coesione e Pac) chiedo se abbiano chiare le percentuali di aumento delle altre rubriche. Come Italia abbiamo concorso in modo determinante a dare la possibilità degli Stati di impiegare fino a due terzi della flessibilità di medio periodo per la Pac”.
Così pure, prosegue, “ci siamo battuti per ottenere un aumento delle risorse sulla pesca, che tuttavia coprono soltanto metà delle perdite rispetto al ciclo di bilancio attuale. Ciò detto rimangono forti elementi di criticità che non vogliamo né possiamo sottacere. In particolare, non riteniamo sufficientemente salvaguardate le politiche tradizionali (a partire dalla coesione, ma anche la Pac)”.
Inoltre, aggiunge Foti, “nutriamo fondate ragioni di dissenso sull’esclusione dei fondi destinati alla sicurezza interna e delle frontiere dal target climatico del 43%. Quanto alla condizionalità Do No Significant Harm (Dnsh), ribadiamo che il principio non deve compromettere la capacità dell’Europa di competere. Infine, l’Italia è contraria a qualsiasi meccanismo che imponga una disparità di trattamento tra gli Stati membri”.
