Russia lists Memorial Italia as extremist organization

Memorial Italia è stata inserita dall’autorità russa nell’elenco delle organizzazioni estremiste, insieme a oltre trenta altre realtà tra cui OVD‐Info, il gruppo indipendente che da anni documenta gli arresti di attivisti durante le proteste e continua a monitorare i procedimenti politici fornendo anche assistenza legale gratuita ai detenuti. Si tratta della prima ong italiana segnalata come “estremista” in Russia: la lista è gestita da Rosfinmonitoring e ribadita dal ministero della Giustizia.

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Fondata nel 2004, Memorial Italia fa parte del network di Memorial, l’organizzazione nata a Mosca alla fine degli anni Ottanta e in parte sciolta per provvedimento giudiziario da parte della procura generale russa. L’associazione riunisce storici dell’Europa orientale, slavisti, traduttori e appassionati delle culture russe, ucraine, dell’Asia centrale e del Caucaso, con interessi nella conservazione della memoria storica e nella tutela dei diritti umani. Recentemente ha promosso azioni in Italia contro iniziative legate a Mosca, come la mobilitazione che portò alla cancellazione del concerto del direttore d’orchestra Valery Gergiev alla Reggia di Caserta, e ha organizzato progetti durante la Biennale per dare visibilità ad artisti dei popoli indigeni e colonizzati della Federazione russa denunciando la storia di repressione interna.

In un comunicato sull’annullamento del concerto Memorial Italia aveva sottolineato che «l’arte non è mai apolitica in periodo di guerra» e che gli spazi culturali non sono neutrali: ospitare un personaggio come Gergiev mentre proseguono attacchi e deportazioni in Ucraina rischia di trasformare i teatri in strumenti di whitewashing. L’associazione aveva inoltre osservato che Gergiev non è soltanto un artista, ma figura di potere in istituzioni nelle quali chi esprime posizioni critiche rispetto alle azioni imperialiste del Cremlino può subire conseguenze professionali e personali.

Secondo la legislazione russa, la dichiarazione di “estremista” richiede un provvedimento giudiziario, e comporta conseguenze penali e amministrative per i dipendenti dell’organizzazione e per chi ne sostiene le attività—anche tramite donazioni o commenti favorevoli—con sanzioni che possono arrivare fino a dieci anni di detenzione. Al momento non risultano procedimenti di questo tipo pubblici nei confronti di Memorial Italia o di OVD‐Info.

Ad aprile, però, la Corte aveva dichiarato “estremista” il cosiddetto movimento internazionale Memorial al termine di una breve udienza a porte chiuse, basandosi su un fascicolo classificato come «segretissimo» dal ministero della Giustizia. Nel contesto di quella decisione sono finiti anche nomi che formalmente non corrispondono a organizzazioni costituite con tali denominazioni, analogamente alla voce “movimento internazionale LGBTQ” inserita nella lista dal 2023.

Nella sentenza della Corte suprema non è stata fornita una definizione chiara del termine «divisioni strutturali» né l’elenco preciso delle entità ricomprese. Di conseguenza sembra che alla lista siano state ricondotte realtà come Memorial Italia e OVD‐Info, insieme a sedi straniere di Memorial e ad alcune organizzazioni già sciolte, considerandole come presunte divisioni strutturali del movimento.

OVD‐Info è nato nel dicembre 2011 per iniziativa di due attivisti vicini a Memorial, Daniil Beilinson e Grigory Okhotin. L’organizzazione si è formata nel contesto delle grandi proteste contro presunti brogli elettorali e contro la manovra politica che vedeva lo scambio di ruoli tra Vladimir Putin e Dmitry Medvedev in vista delle presidenziali del 2012: in quel periodo i suoi fondatori iniziarono a raccogliere dati presso i commissariati sui manifestanti fermati.

Nel tempo OVD‐Info è cresciuta, aumentando il numero di volontari che raccolgono informazioni e dei legali che forniscono assistenza. Nel 2013 il Centro per i Diritti Umani Memorial ha collaborato con OVD‐Info mettendo a disposizione una piattaforma più strutturata per la raccolta di donazioni.

Tra le attività rivolte ai detenuti politici, OVD‐Info gestisce progetti come “Vestochka” (messaggino), che ha facilitato l’invio di migliaia di lettere ai prigionieri, spesso in forma anonima, dando supporto a casi poco visibili; e la piattaforma “Dyatel” (Picchio), che monitora violazioni dei diritti dei detenuti e presenta ricorsi collettivi agli organi investigativi, all’ufficio del Procuratore generale e al Servizio penitenziario federale — azioni che in casi concreti hanno ottenuto risultati, come l’autorizzazione a un intervento chirurgico per il detenuto Igor Baryshnikov. OVD‐Info raccoglie e analizza i dati sui procedimenti nei confronti dei prigionieri politici e sulle dinamiche del sistema repressivo.