Donald Trump ha prorogato una tregua temporanea con l’Iran, affermando che non esiste una scadenza prefissata. I negoziati per porre fine al conflitto sono al momento bloccati, in particolare a causa dello scontro sullo Stretto di Hormuz: gli Stati Uniti mantengono un blocco navale che l’Iran definisce un atto di terrorismo. Trump ripete che non c’e una data limite e attende una proposta formale da Teheran per riprendere i colloqui, ma alcuni osservatori – tra cui il New York Times – sottolineano che esiste comunque un conto alla rovescia politico e legale da non sottovalutare.
Nelle dichiarazioni piu recenti il presidente ha ipotizzato un possibile ritorno ai negoziati gia nella giornata successiva, ipotesi giudicata improbabile da analisti e fonti giornalistiche. Secondo quanto riferito da Axios, la finestra prevista dalla Casa Bianca sarebbe al massimo di cinque giorni. La portavoce Karoline Leavitt ha spiegato che il presidente non ha fissato una scadenza precisa e che la tempistica dipendera dal comandante in capo. Ha aggiunto che la Casa Bianca considera efficace il blocco navale e che l’Iran si troverebbe in una posizione debole, mentre gli Stati Uniti stanno mettendo sotto pressione l’economia iraniana.
Il calendario della guerra
L’intervento militare contro l’Iran e iniziato il 28 febbraio, con operazioni condotte dagli Stati Uniti insieme a Israele. Trump ha avviato l’operazione denominata Epic Fury con l’obiettivo dichiarato di proteggere le basi statunitensi in Medio Oriente e tutelare <
Due mesi, poi cosa succede?
Allo scadere dei 60 giorni il presidente avra opzioni limitate: chiedere al Congresso l’autorizzazione a proseguire la campagna militare, avviare un ridimensionamento graduale dell’impegno statunitense oppure chiedere una proroga straordinaria di 30 giorni. La normativa consente una sola estensione di 30 giorni, che il presidente deve certificare come necessaria per garantire il ritiro in sicurezza delle truppe e non per proseguire offensive. In passato, nel 2011, l’amministrazione Obama prosegui un intervento oltre i 60 giorni sostenendo che la legge non si applicava alle operazioni in corso, posizione allora criticata da esponenti di entrambi gli schieramenti; Trump potrebbe richiamare un precedente simile.
La situazione muterebbe in modo significativo se il presidente richiedesse e ottenesse dal Congresso l’autorizzazione a continuare l’operazione. Finora i repubblicani si sono mostrati compatti nel contrastare i tentativi dei democratici di porre fine alle azioni militari, ma la maggioranza dovrebbe comunque votare esplicitamente per autorizzare la prosecuzione del conflitto – una decisione politicamente rilevante a sei mesi dalle elezioni di midterm. Va ricordato che il Congresso non ha approvato un’autorizzazione formale all’uso della forza dall’intervento in Iraq del 2002.
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