L’ambasciatore Ettore Sequi, ex segretario generale della Farnesina, definisce l’incontro tra Stati Uniti e Iran a Islamabad <
Il ruolo di Israele
Un elemento di grande fragilita e il ruolo di Israele, <
Le delegazioni
La composizione delle delegazioni e significativa: la presenza del vicepresidente JD Vance indica un livello di rappresentanza molto alto e, di fatto, una legittimazione della controparte iraniana. Allo stesso tempo questa scelta riflette dinamiche politiche interne agli Stati Uniti: Vance e il referente della base Maga, fondamentale per Trump ma soggetta a tensioni interne. Rispetto al segretario di Stato Rubio, Vance e noto per non aver mai espresso pieno entusiasmo per un’azione militare contro l’Iran, situazione che influenza la lettura politica del coinvolgimento americano nel negoziato.
I nodi sul tavolo
Sul piano dei contenuti, la questione libanese resta centrale ma difficilmente risolvibile in tempi brevi: non e ancora definito nemmeno l’elenco degli argomenti da affrontare. La situazione in Libano e strettamente collegata alle tensioni nello Stretto di Hormuz. Israele non riterra concluso il confronto finche non avra inflitto un colpo significativo a Hezbollah e finche non controllera la fascia di sicurezza che si estende dal confine fino al fiume Litani; finche questo controllo non sara assicurato, il problema rimane irrisolto.
La posizione della Cina
Sull’ipotesi di un ruolo cinese nel facilitare il negoziato – proposta dal presidente Trump – Sequi osserva che la partecipazione di Pechino e plausibile e presenta un interesse diretto, soprattutto per motivi di sicurezza energetica: la Cina importa circa il 40% del suo petrolio dal Golfo e una quota significativa dall’Iran. Attraverso il Pakistan e altri canali, la Cina mira a ottenere due vantaggi: aiutare gli Stati Uniti a uscire da una situazione politica difficile e migliorare la propria immagine internazionale. In questo modo Pechino si propone come una potenza prevedibile e responsabile, contrapposta a una percezione di imprevedibilita e aggressivita americana. Dalla gestione della crisi la Cina potrebbe trarre benefici sia sul piano energetico sia su quello geopolitico e di soft power. (di Valerio Sarsini Novak)
