Hungary expert Demeny: Magyar can win but the real risk comes after the vote

Mancano due giorni alle elezioni in Ungheria, che secondo i sondaggi indipendenti rappresentano la migliore opportunita per togliere dal potere Viktor Orban, al governo da sedici anni, e invertire la traiettoria illiberale del Paese. Il suo principale sfidante e Peter Magyar, ex membro di Fidesz e oggi leader del partito Tisza, emerso negli ultimi due anni come la forza oppositiva principale. Le proiezioni piu recenti indicano una possibile vittoria di Tisza, anche con ampio margine, spiega all’Adnkronos Richard Demeny, analista dell’istituto Political Capital di Budapest. Demeny sottolinea pero che il sistema elettorale ungherese favorisce il partito piu grande, percio una semplice vittoria non sarebbe automaticamente sufficiente a mettere fine al cosiddetto “regime” orbaniano.

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L’ascesa rapida di Magyar e spiegata dall’analista con tempismo, strategie mirate e intensa attivita sul territorio. Magyar lascio Fidesz dopo lo scandalo del 2023, innescato dal perdono concesso dall’allora presidente Katalin Novak a una figura vicina al partito, accusata di aver insabbiato abusi sessuali su minori in un’istituzione pubblica; il provvedimento era stato cofirmato anche dall’allora ministra della giustizia e ex moglie di Magyar, Judit Varga, che qualche mese dopo si dimise insieme alla presidente. Da allora Magyar ha fatto campagna in tutto il Paese, anche nelle roccaforti rurali di Fidesz, rivolgendosi sia agli elettori delusi di Fidesz sia ai progressisti, e ha raggiunto quasi il 30% alle elezioni europee del 2024.

Demeny evidenzia che il tour infaticabile di Magyar ha prodotto un risultato tangibile: se fino a sei mesi fa Tisza e Fidesz erano alla pari, ora Tisza ha consolidato un vantaggio stabile, un risultato notevole considerata la differenza di esperienza tra un eurodeputato e un premier di lunga data. Il sostegno a Magyar e diffuso sia sul piano geografico sia demografico; per questo l’analista nota che trascorre piu tempo nelle aree rurali che nella capitale. Diversamente da Orban, che ha incentrato la sua campagna su questioni esterne come Ucraina, Russia e Stati Uniti, Magyar ha puntato sui problemi quotidiani, mettendo in primo piano il degrado dei servizi pubblici, tema che ha raccolto consensi anche tra elettori di Fidesz.

Orban gioca la carta della guerra, Magyar il ‘populismo tecnocratico’

Nei mesi recenti i temi di politica interna sono progressivamente scomparsi dalla campagna di Orban, che ha fatto leva sul racconto di una minaccia esterna per giustificare la propria leadership. Secondo l’analista, il governo ha cercato di creare una psicosi di guerra, presentando le elezioni come una scelta esistenziale tra pace e conflitto e dipingendo il premier come unico garante della sicurezza nazionale. In questo quadro l’Ucraina e stata trasformata nel principale antagonista, mentre la rappresentazione del presidente Volodymyr Zelensky si e deteriorata agli occhi di molti ungheresi, anche a causa del controllo di Fidesz sui media statali e su parte dei media privati.

Tuttavia questa strategia sembra aver perso efficacia rispetto a settembre 2025: l’opinione pubblica non ha risposto con la forza che il governo sperava e alcuni strumenti propagandistici, come video generati con intelligenza artificiale volti a suscitare insicurezza, non hanno prodotto l’effetto desiderato. Questi contenuti cercavano di collegare Tisza, l’Ucraina e le istituzioni Ue, ritraendo Magyar come un burattino di Zelensky e di leader europei, ma non hanno convinto pienamente gli elettori. Al contrario, Magyar ha mantenuto una posizione piu neutra sulla politica estera, opponendosi sia a Zelensky sia a Putin in modo che rispecchia l’opinione pubblica verso entrambi i leader.

Demeny descrive la retorica di Magyar come una forma di populismo anti-establishment con un tono tecnocratico: si presenta come difensore del cittadino comune contro un’elite corrotta, ma si circonda di ex imprenditori e punta a farsi percepire come capace di risolvere problemi pratici. Lo slogan del partito, “un’Ungheria che funziona”, riassume questa ambizione: Magyar e riuscito a guadagnare agli occhi di molti elettori una reputazione di competenza. Tuttavia, la possibilita di realizzare la sua agenda dipendera dall’entita del margine elettorale con cui superera Orban.

La partita dei margini e lo spazio di manovra

La soglia cruciale e 133 seggi su 199, la maggioranza dei due terzi necessaria per cambiare la Costituzione. Con tale supermaggioranza, spiega Demeny, si potrebbero avviare riforme istituzionali profonde e avere reali possibilita di sostituire figure chiave legate a Fidesz, avviando un reset del sistema politico ungherese. In particolare, la supermaggioranza risulterebbe fondamentale per affrontare in modo sistemico la corruzione, dato che la procura ha mostrato finora riluttanza a perseguire esponenti di Fidesz.

Con una maggioranza consistente ma inferiore alla supermaggioranza, tra 110 e 132 seggi, Tisza avrebbe comunque margini importanti: potrebbe attuare riforme in sanita, trasporti e bilancio e alleggerire il controllo di Fidesz sui media. Anche lo sblocco dei fondi Ue congelati rientrerebbe in questo scenario, perche dipende soprattutto da miglioramenti nella trasparenza e nella lotta alla corruzione senza richiedere modifiche costituzionali. Per Magyar la priorita e ripristinare un rapporto costruttivo e credibile con Bruxelles e con la Nato, ponendo fine alla pratica di veto o di rallentamento sistematico delle decisioni europee adottata dal governo precedente.

Sul fronte energetico, centrale nella campagna di Orban, Magyar ha promesso di ridurre progressivamente la dipendenza dal gas russo entro il 2035: una tempistica meno ambiziosa rispetto ai piani europei, ma interpretata come una scelta strategica per neutralizzare le accuse di Fidesz e allo stesso tempo segnare un distacco dal Cremlino. Sul conflitto in Ucraina, Magyar ha dichiarato che non fornira aiuti militari diretti ne sostegni finanziari immediati, segnalando cosi che non intende trasformare l’Ungheria in un interlocutore rigidamente anti-Putin nel breve termine, ma che privilegera un avvicinamento graduale all’Occidente. Sulle relazioni con la Cina e improbabile un cambiamento significativo, data la sua prudenza su questi temi; ha inoltre evitato critiche dirette all’amministrazione di Donald Trump per non attirare polemiche e per mantenere uno spazio di manovra diplomatico.

Il rischio post-voto: leggi blindate e ricorsi alla Corte

I problemi piu insidiosi potrebbero emergere dopo il voto. Tra il giorno delle elezioni e il 12 maggio, termine previsto dalla legge per la formazione del nuovo governo, l’attuale Parlamento puo indire sedute straordinarie e approvare modifiche legislative. Anche se Fidesz dovesse riconoscere la sconfitta, potrebbe usare questo intervallo per complicare il lavoro dell’esecutivo entrante: spostare materie nell’ambito che richiede una supermaggioranza, rafforzare l’indipendenza della procura o irrigidire le procedure di bilancio. Demeny avverte che questo periodo di transizione non segue i ritmi di una democrazia liberale, ma riflette strumenti tipici di un regime illiberale dominato dal controllo dell’informazione.

Un ulteriore rischio e la contestazione dei risultati. Fidesz ha gia costruito una narrativa di interferenze ucraine e europee nella campagna, supportata da “prove” articificialmente diffuse e amplificate anche da reti legate al Cremlino. Anche se finora queste accuse non hanno spostato molti elettori, bastano dubbi sull’integrita del voto per scatenare ricorsi legali se il margine e ridotto: una differenza inferiore al 5% potrebbe portare a impugnazioni presso la Kuria (Corte Suprema) e la Corte Costituzionale, entrambe con giudici vicini a Fidesz, in un contenzioso che rischia di protrarsi indefinitamente e persino di evocare precedenti regionali di annullamento elettorale per presunte interferenze straniere.

L’ombra della Russia

Sullo sfondo di questa competizione resta l’interesse della Russia, che considera l’Ungheria un asset strategico nella sua strategia di influenza contro l’Occidente, nota Demeny. Nel corso della campagna sono state documentate reti di bot che diffondevano contenuti diffamatori contro Magyar, attivita attribuite anche a soggetti vicini al Cremlino, come la Social Design Agency, che avrebbe elaborato piani per rafforzare il consenso di Fidesz. Fonti giornalistiche hanno riferito perfino di proposte dei servizi russi per operazioni false volte a influenzare l’opinione pubblica, e di foto manipolate riguardanti un presunto “convoglio dell’oro ucraino”. Pur non potendo affermare con certezza un coordinamento diretto in ogni caso, l’analista sostiene che la Russia ha messo in atto sforzi significativi per sostenere Orban.

Voto nascosto e scenario Orban bis, “il regime non si ammorbidisce”

Esiste infine una riserva di consensi pro-Fidesz che i sondaggi spesso non rilevano: tra compravendita di voti, intimidazioni e mobilitazioni mirate, il partito dispone di una base silenziosa stimata tra 300.000 e 400.000 voti – circa il 4-5% dell’elettorato – proveniente dalle fasce piu povere, inclusa la comunita Rom. Non si tratta di nuovi voti, ma di elettori registrati che possono essere attivati il giorno delle elezioni. Demeny paragona questo fenomeno agli “hidden voters” osservati in altri contesti: persone riluttanti a esprimere opinioni pubbliche ma pronte a votare. Documentari e attenzione pubblica possono ridurre il rischio, ma non eliminarlo, e in una contesa equilibrata questi voti potrebbero risultare decisivi.

L’ultimo monito dell’analista riguarda il rischio di un’ulteriore vittoria di Orban, che porterebbe a un rafforzamento dell’autoritarismo. Se il sistema elettorale dovesse tradurre un vantaggio in una maggioranza ampia per Fidesz, il partito potrebbe accelerare la trasformazione del Paese in senso sempre piu illiberale, ad esempio introducendo leggi sulla “trasparenza” ispirate a modelli che limiterebbero fortemente la capacita della societa civile di ricevere fondi Ue. Demeny chiude sottolineando quel che ritiene il punto essenziale per l’osservatore internazionale: questo regime non tende ad ammorbidirsi; con ogni mandato si e progressivamente irrigidito e allontanato dai principi di una democrazia liberale.